I fratelli Joel e Etan Coen sono due registi americani che non hanno mai avuto paura di parlare della spietatezza della vita. Con il loro ultimo film, “La ballata di Buster Scruggs”, lo fanno di nuovo e stavolta utilizzando il genere western.
Personalmente mi è difficile definirlo un film nella sua concezione più comune, la sua forma episodica infatti tradisce la natura “da cortometraggi” delle singole storie narrate. I due autori avevano delle storie da raccontare e le hanno messe insieme in un unico film da 130 minuti, utilizzando l’escamotage di un vecchio libro nel quale sono scritte tutte e sei le storie della frontiera americana. E c’è davvero tanta frontiera americana, tanto vecchio west, praticamente tutto. Paesaggi mozzafiato in super HD e dall’immagina pulitissima (forse troppo) che ci mostrano tutti gli scenari tipici del genere: deserti, praterie, valli, montagne, locande sperdute, città fangose e, ovviamente, una carrozza. Prima di ogni capitolo del libro c’è poi una pagina con un disegno che giocosamente (ma nemmeno tanto) spoilera una scena della storia che si andrà a vedere.
Non c’è un filo conduttore, a livello di trama, tra i vari episodi e quindi può risultare un formato non proprio digeribile ai non avvezzi ad un certo tipo di cinema autoriale. Anche a livello di tematiche spesso si salta “di palo in frasca” ma alcuni dei temi tipici dei fratelli Coen rimangono sempre ben in vista: l’insensatezza della morte, la durezza della vita, il black humor e, ovviamente, la frontiera americana.
Si inizia con l’episodio, che da anche il titolo al film, che racconta la vicenda di Buster Scruggs (Tim Blake Nelson), cowboy canterino tutto vestito di bianco dalla battuta pronta e la pistola ancor più pronta. Un episodio che gioca con lo spettatore, riprende un certo tipo di prodotto televisivo americano e imposta subito la strada per il proseguo del resto del film.
Si passa a due episodi molto toccanti, con rispettivamente un bandito (James Franco) e un impresario sull’orlo del fallimento (Liam Neeson). Se nella storia del bandito si gioca tra serio e faceto nella tipica messa in scena dei Coen, la storia con Neeson è di tutt’altro tipo. E’, forse, la più nera e cupa ma anche quella con un messaggio maggiormente meta-narrativo che va a colpire un certo modo di fare spettacolo, sia esso teatro o cinema. Volendo evitare spoiler non posso dire altro ma vedere Harry Melling – il Dudley Dursley di Harry Potter – interpretare quel personaggio (in quel modo) è davvero notevole.
Nella storia del cercatore d’oro interpretato da Tom Waits c’è molta solitudine ma anche molta forza nell’andare avanti nonostante tutto. E’ forse l’unico episodio veramente a lieto fine o che comunque interrompe per un attimo il lungo momento “mai nà gioia”. Ovviamente anche questo personaggio canta.
Assistiamo poi al richiamo dell’Oregon Trail (non solo in maniera “storica” ma anche legata al celebre e difficilissimo videogame) con un episodio nuovamente molto Coen ma allo stesso tempo “leggero” di contenuti. Personalmente il meno riuscito e che paga una lunghezza forse eccessiva.
Chiude il libro/film un episodio tecnicamente maestoso, da storia del cinema. Ambientato quasi tutto all’interno di una carrozza e con solo sei inquadrature, è il finale perfetto e a mio parere la punta più alta tra tutte le storie raccontate. Basterebbe solamente l’incredibile gioco di luce che si protrae per tutto il minutaggio dedicato all’episodio a renderlo memorabile, ma riesce anche ad inserire un sottotesto sul cinema e sul rapporto tra spettatore, attore e storia narrata. Rischia, nuovamente, di pagare la sua referenzialità cinematografica con gran parte del pubblico ma se amate il cinema non potete rimanerne indifferenti.
E’ un film particolare che vuoi per forma, lunghezza e temi trattati non è sempre facile. Sono sei storie ambientate nel west ma che con i western propriamente detti hanno solo alcuni elementi in comune mentre per il resto destruttura e ricostruisce il genere. E’ un film, come già detto, spietato e crudele, profondo e toccante. Non per tutti, sicuramente non per chi cerca due ore di leggerezza, ma comunque un film dei Coen in tutto e per tutto.