54061_pplEnzo Ceccotti vive a Tor Bella Monaca (estrema provincia romana) e sbarca il lunario con furti e maneggi di poco conto che gli servono per garantirsi la mera sussistenza. Tuffandosi nel Tevere per nascondersi a una retata della Polizia cade per errore in un barile di materiale radioattivo e ne esce dotato di forza e resistenza sovraumane.

Intanto la capitale è sfondo di una vera lotta per il comando tra delinquenti locali e trafficanti napoletani in cui verranno coinvolti loro malgrado Enzo e la sua vicina di casa. La ragazza, mentalmente disturbata, si aggrappa a lui per sopravvivere ed è così fissata con la serie animata Jeeg Robot da pensare che esista davvero e che sia proprio Ceccotti il protagonista in carne ed ossa.

Di nuovo in sala dopo l’assegnazione di ben sette David di Donatello (regista esordiente, attore protagonista e non protagonista, attrice protagonista e non protagonista, montaggio e produttore), il film di Mainetti si conferma un oggetto non identificato per un cinema provinciale come il nostro: non un superhero movie tout court, non una storia di azione e mafia, non una storia d’amore tra attori bellocci, ma bensì tutte queste cose messe insieme. Quel che sulla carta poteva rischiare di diventare un guazzabuglio senza pari sullo schermo funziona alla perfezione: lo squallore della periferia romana è raccontato meglio che in migliaia di servizi giornalistici, gli occhi spiritati dello Zingaro Luca Marinelli (un joker sotto acido meravigliosamente disegnato da questo giovane attore straordinario) rendono alla perfezione la voglia di riscatto ad ogni costo di una generazione senza certezze e valori. Un film assolutamente da recuperare. (Maurizio Liberti)

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Regia: Gabriele Mainetti

Sceneggiatura: Ivan Cotroneo e Monica Rametta

Con: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei.

Durata: 112 minuti.