interstellar+trailerQuando l’anno scorso uscì nelle sale Gravity lessi un articolo in cui si sosteneva che l’unico ad aver realizzato un film ambientato nello spazio senza aver partorito una tamarrata sia stato Stanley Kubrick. Verissimo. O per lo meno, lo è stato fino ad oggi. Dopo mesi di trailer e rumors la scorsa settimana è finalmente uscito nei cinema Interstellar, il nuovo attesissimo lungometraggio di Christopher Nolan e, come d’abitudine per un gran film, la critica si è divisa.

Su Wired è stato pubblicato un articolo in cui si descriveva Interstellar “un film che vorrebbe essere tutto, ma alla fine rimane poca cosa. Vorrebbe essere un probabile testamento su cosa diventerà il nostro pianeta se continuiamo a trattarlo nel modo in cui stiamo facendo. Vorrebbe essere una cura su come guarirlo e guarirci, evitando l’estinzione di massa. Vorrebbe essere una finestra aperta sul futuro dei viaggi spaziali, suggerendo come potrebbero avvenire dal punto di vista tecnologico”, ma in realtà non è nulla di tutto ciò.

Interstellar è un viaggio che porta ad esplorare il senso della famiglia, il rapporto padri e figli, le responsabilità che i primi hanno sui secondi e l’importanza del tempo trascorso insieme. Quanto può pesare la scelta sbagliata di un padre su una famiglia? La risposta è abbastanza ovvia: tantissimo, anche se questa scelta è stata fatta con la più nobile delle intenzioni. Perché non importa se il padre sia vecchio, giovane o più giovane del figlio, le decisioni dei genitori si ripercuotono sulle vite dei discendenti condannandoli alla stessa sorte, che qui è rappresentata tramite la solitudine, quella che puoi trovare quando sei immerso nello spazio più profondo e remoto. Per fare tutto ciò il regista, che ha affidato l’opera a una monumentale interpretazione di Matthew McConaughey, si è servito delle teorie apocalittiche, dei viaggi spazio-temporali e del lato più oscuro e cupo della Realtività di Einstein. Ma questi sono solo pretesti, scuse o metafore per raccontare qualcosa di più semplice e più umano; è un espediente narrativo che Nolan ha sempre usato nella sua filmografia, da Il cavaliere oscuro che non è mai stata una trilogia su Batman, a Inception che con i sogni in realtà ci aveva poco a che fare.interstellar

Per questo motivo Christopher Nolan è uno dei più grandi registi contemporanei, perché sa raccontare situazioni ordinarie in modo straordinario regalandoci opere potentissime sia sul piano visivo che su quello emotivo. Questa volta per farlo ha dovuto spulciare nel cinema di fantascienza che lo ha preceduto, appoggiandosi a diverse pietre miliari della storia. Su tutte, manco a farlo apposta, è 2001:Odissea nello spazio che gode di un elevatissimo numero di riferimenti. Ma Interstellar non è un remake o una lunga citazione del capolavoro di Kubrick. Né è l’evoluzione. Interstellar è il 2011:Odissea nello spazio del terzo millennio e Nolan è il Kubrick 2.0, meno filosofico, più scientifico, meno innovativo, più semplice, meno visionario, più realista.

Interstellar non è sicuramente la migliore opera del regista statunitense e, a differenza dei suoi film precedenti che sono stati osannati da chiunque, è una pellicola che può non piacere per tanti, legittimi, motivi. E questa è una cosa positiva per Nolan perché è quando cominci a non piacere a qualche critico che sei a tutti gli effetti un bravo regista.