Gabriel_Garcia_MarquezSi è spento questa notte, in una clinica di Città del Messico dove era stato ricoverato per un’infezione polmonare, Gabriel Garcia Marquez, più semplicemente Gabo. Ma semplificare l’identikit di un uomo così grande da racchiudere in sé tutto lo spirito dell’America Latina che vuole rinascere (o che vuole nascere, dopo più di cinque secoli di soprusi) non è una scelta vincente. Garcia Marquez è una figura troppo complessa, che non si può inquadrare in duemila battute. Di fronte al promotore di un movimento così prepotente come il realismo magico non si può che restare ammaliati. Un genio che ha saputo coniugare la realtà aspra in cui si è costretti a vivere coi sogni impalpabili dell’essere umano, fondendoli in un’opera d’arte.

Cent’anni di solitudine e L’amore ai tempi del colera sono solo un due dei titoli enormi che ci ha regalato l’immenso genio colombiano. E direi anche gli unici due che ricordano gli sbrigativi utenti dei social, che hanno augurato buon trapasso al povero Gabo senza sapere, probabilmente, cosa abbia mai combinato questo strano essere tra i vivi. E’ stato un piacere, stamane, constatare con quanta passione gli internauti si sono finti seguaci del defunto scrittore, dimenticandosi, almeno per il tempo di un tweet, di non sapere minimamente chi fosse o cosa avesse escogitato di tanto grande Garcia Marquez da farsi universalmente compiangere.

Ad essere onesto, in quanto amante delle lettere e delle arti, ogniqualvolta viene a mancare una personalità di questo calibro, mi si stringe il cuore; è sempre un uomo in meno, un grande uomo in meno. E anche stamattina non è stato diverso; mi sono anche un poco commosso (ma non è reato) nel ripensare a quanto ho sognato forte masticando le pagine dei suoi romanzi, Cent’anni di solitudine in particolare, e vivendo le vicende pazzesche di Macondo, con le sue visioni e le sue invenzioni. Ma credo fortemente che spesse volte il rispetto passi attraverso il silenzio, senza sbraitare sui social la propria (finta) compassione verso la scomparsa di un ineffabile genio, che avrebbe preferito essere dimenticato che essere vittima di condoglianze qualunquiste e ipocrite.