11921722_1106825299346284_5435968670086160927_oPer tanti Don Aldo Rabino è stato il cappellano del Torino, il prete che celebrava la messa a Superga e una figura di riferimento del mondo granata. Per tanti altri, me compreso, Don Aldo non è stato solo questo.

Ho conosciuto Don Aldo quattro anni fa, nel settembre del 2011 quando mi apprestavo a iniziare la stagione cestistica nelle file dell’Oasi Laura Vicuna. Con lui ho parlato poche volte. Durante la prima, il tema dominate fu lo sfottò calcistico juventini/granata. L’ultima, poco più di un anno fa, la più intesa: durante un 3 vs 3 di basket organizzato proprio all’Oasi discutemmo di calcio, basket, Toro e giovani.

All’Oasi Laura Vicuna ho giocato solo un anno, ma quella è stata un annata particolare. Ho ancora impresso il ricordo dell’accoglienza dei dirigenti, degli allenatori, ma soprattutto quella dei ragazzi delle giovanili e dei loro genitori. Giocavo a 30 km dalla mia città, ma mi sentivo a casa. Ancora oggi, a distanza di 4 anni, molti ex compagni di squadra sono miei grandi amici. Ancora oggi, a 4 anni di distanza, appena posso cerco di andare ad una partita dell’Oasi Laura Vicuna per rivedere ragazzi e genitori che ancora oggi mi riconosco e salutano con affetto. Mai come in quella stagione ho avuto la sensazione di esser parte di qualcosa che fosse più che una squadra, più di una semplice società di basket.InGamer_Basketball_Court-1-1-1-1

“Lo sport porta i ragazzi a diventare disponibili ad accettare regole, allenatori, società e compagni anche sgraditi. Li rende propensi a seguire, ad avere come punti di riferimento in un momento cruciale della loro crescita, figure adulte. Quante volte sento dire ai genitori: ‘Glielo dica lei questo perché mio figlio ascolta solo lei'”, aveva detto Don Aldo nella sua ultima intervista a La Stampa, a fine luglio.

Quello che Don Aldo è riuscito a creare è proprio questo: non un centro di incontro, una semplice società di pallacanestro.

Don Aldo è il papà di una famiglia, in cui ognuno a suo modo vive e condivide l’amore e la passione per lo sport ma soprattutto una serie di valori che sono fondamentali soprattutto per i ragazzi e che oggi sono sempre più difficili da insegnare e trasmettere.

Così ha scritto uno dei suoi ragazzi:
Io semplicemente non posso comprendere il perché. Hai riempito la tua vita per gli altri.. ora te ne vai cosi… ci lasci impreparati… o forse per te ora lo siamo abbastanza per raccogliere tutto ciò che hai costruito con il cuore e il lavoro… Aiutaci da lassù ad essere forti per andare avanti in tutti i progetti. E se sbagliamo caccia un urlaccio. Ci mancherai veramente tanto.”

Buon viaggio Don Aldo, e grazie.