imagesCari mamma e papà, cari nonni, zii, amici…

Nel periodo delle dichiarazioni scottanti, dei coming-out dei più e meno famosi, anche io ho la mia comunicazione da farvi, spero non me ne vogliate: sono choosy. Sì, schizzinosa, insomma.

Sono una di quei tanti giovani, freschi di studi, che non accettano tutto quello che capita loro sotto il naso quando si parla di lavoro. E vi chiedo scusa.

Scusa, perché non accetto di lavorare senza contributi pagati, né per 500€ al mese per più di otto ore al giorno, sei giorni su sette. Scusa, se ho deciso che il volontariato dovesse essere un’attività extra, che mi arricchisse personalmente, e non il mio unico impiego, perché, per quanto gratificanti, i “grazie”, si sa, sfamano poco.
Sono choosy, ma non mi dispiace. Non ci trovo nulla di sbagliato, ecco tutto. Ho la fortuna di lavorare, di fare ciò che amo e per il quale ho investito soldi, tempo e grandi energie, ma comincio ad essere stanca di sentir additare la mia generazione come “scansafatiche” e “bambocciona”. scritt

Lavoro di giorno, di notte, nei fine settimana e durante le festività senza nessun problema, fa parte del gioco. Lavoro otto ore, qualcosa in più, qualcosa in meno, a seconda delle richieste del mio datore di lavoro e del servizio che mi ha assunta. Va bene anche questo. Non guadagno tanto da potermi permettere grandi lussi, ma abbastanza da poter iniziare a progettare piccoli e grandi sogni. Faccio quello che mi piace, e questo aiuta molto, e so di essere una persona fortunata e di potermi permettere certi discorsi, ma ho vent’anni anche io, come molti miei coetanei che non possono ancora vantare un lavoro stabile, un guadagno sicuro o un impiego che li appaghi.

Sono tanti, tantissimi, anche loro. E non tutti trascorrono le loro giornate sdraiati sul divano, aspettando che il lavoro bussi alla porta. Consegnano pizze, distribuiscono odiosi volantini pubblicitari per ditte sconosciute sotto i portici delle città, aiutano i più piccoli nei compiti scolastici, servono ai tavoli di bar e ristoranti, raccolgono frutta nei campi d’estate. Quando? Quando c’è bisogno. Per quanto tempo? Quanto sancisce il contratto: una settimana, un mese, tre mesi, alle volte addirittura un anno o qualcosa in più, se si è fortunati. Per quanti soldi? Quello che offre il mercato. Perché si sa: Un lavoro è pur sempre un lavoro!, L’esperienza nel curriculum è importante!, Anche se non sei pagato, inizi comunque a farti le ossa…!2014+36_Friends_Cast_Poker(1)

Sono anche questi i ragazzi che, come me, si sono sentiti dire che il lavoro non lo vogliono, ché preferiscono stare a casa a crogiolarsi sulle spalle della famiglia, facendo gli schizzinosi.

Ecco, chiunque queste cose le pensi, le abbia pensate e forse continuerà a pensarle, mi piacerebbe toccasse con mano le possibilità di impiego proposte ai fannulloni del ventesimo secolo. Nessuno di noi (la stragrande maggioranza, per lo meno) ambisce a retribuzioni da capogiro, ci si accontenta di una cifra adeguata all’attività richiesta, di un contratto che offra sicurezze, anche minime. Perché, parliamoci chiaro: se io mi impegno al cento per cento, sono puntuale e do il massimo, mettendo in gioco tutte le mie conoscenze e la mia professionalità, perché tu, datore di lavoro, puoi permetterti di non esserlo nei miei confronti? una-scena-del-film-lezione-21-esordio-alla-regia-dello-scrittore-alessandro-baricco-80621

La risposta: perché purtroppo per noi, e per fortuna per voi, i giovani che si possono definire “non choosy”, quelli disposti a lavorare per 4 o 5 euro all’ora, o addirittura senza pretendere una retribuzione, dei contributi o delle garanzie, ci sono, eccome se ci sono! E fintanto che ci saranno, fintanto che chi gestisce il mondo del lavoro avrà anche solo una persona che accetta queste assurde condizioni, le proposte che perverranno saranno sempre queste.

E se per vedere rispettati i miei diritti, se per poter mettere le basi per un futuro personale che mi stimoli a dare sempre il massimo, se per aver preteso di vivere in un Paese in cui si immagina un domani sulle spalle di noi giovani, devo essere additata come “choosy”, per dirla alla Fornero, ben venga.

Insegnateci a lottare per qualcosa di meglio, non ad accontentarci di qualcosa perché potrebbe esserci di peggio.