chipIl futuro è sempre più dentro di noi, e a testimoniarlo è l’arrivo, in futuro, del contraccettivo in microchip – si parla del 2018 – rigorosamente made in Usa. Sorge spontaneo chiedersi se si tratti di realtà o finzione, ma pare sia assolutamente realtà, in quanto già nel prossimo anno ci saranno le prime sperimentazioni a livello pre-clinico, quindi per ora niente cavie.

Questo chip sarà di dimensioni logicamente ridotte, e funzionerà in modalità wireless. Chiaro. Vorrei ben sperare che non ci siano fili scoperti che girano in certe zone.

Sarà impiantato sottopelle nel luogo desiderato e designato dalla paziente che avrà un’ampia scelta tra braccia, gambe e addome. Su di esso ci saranno dei serbatoi – parliamo di 1,5 cm di grandezza, non vi allarmate – che, con un input elettrico, rilasceranno gradatamente il farmaco in essa contenuta. Poi con il suo telecomando, che sarà fantasticamente ergonomico – e se non sarà così sarò piuttosto deluso – potrà accendere o spegnere il microchip così da regolare la somministrazione di questo ormone progestinico. In più, per rendere la cosa più comoda, la durata del chip dovrebbe essere intorno ai 16 anni, così da non dover essere sostituito ogni 5 anni come accade con altri metodi. Il progetto piace: un certo Bill, infatti, ha già stanziato diversi milioni di dollari per sponsorizzarlo. E non è nemmeno solo. Tra i quasi 5 milioni di Gates e altri finanziamenti si va oltre i 25 milioni di dollari.

A prima vista pare una bella notizia per le coppie, soprattutto le più giovani, che potranno evitare le imbarazzanti scene da film in coda per comprare i preservativi. Allo stesso tempo, semina dubbi inquietanti: sarà inserita anche una bella luce verde/rossa per capire quando il tutto è acceso o spento? D’altro canto le ragazze potrebbero temere un attacco da parte degli hacker, governativi o ingaggiati dal loro lui, che potrebbero decidere di controllare le nascite o impedire paternità indesiderate. E qui si aprirà il business degli antivirus per microchip contraccettivi.

Sorge però qualche problemino: l’antivirus non protegge dai virus non virtuali. E poi: quanto verrà a costare questo marchingegno futuristico? Sarà disponibile per tutti? Sarà sicuro? E in caso di malfunzionamento, andrà chiamato un perito informatico? Perché con i vecchi condom si controlla molto facilmente se ci sono “malfunzionamenti” o “difetti di fabbricazione”: c’è chi guarda,chi tasta con mano. I più timorosi li riempiono addirittura con l’acqua. Ma con un chip che si fa?

Chiamatemi scettico, datemi dell’antico, ma io sono fatto così. Piuttosto che mettermi un microchip contraccettivo sottopelle, preferisco andare alla cassa veloce del supermercato con dei preservativi, così evito gli sguardi della signora anziana e conservatrice alla cassa, mi proteggo da malattie che comunque non sarebbero prevenute dall’elettronica ed evito di avere un corpo estraneo dentro di me, che proprio piacere non deve fare. Ma io sono un ragazzo semplice di campagna.