6719816855_fa37afbd9e_bOggi, 20 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare i rifugiati, particolare categoria di migranti spesso confusa. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 il rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra.

 Non sempre mi piace parlare in termini di numeri, perchè spesso possono rivelarsi riduttivi, quando si parla di persone. Ma in questo caso è bene farne accenno, perchè quest’anno, per la prima volta dopo il secondo dopoguerra, i rifugiati, i richiedenti asilo e gli sfollati interni (Internally Displaced Persons) hanno raggiunto i 50 milioni nel mondo. 50 milioni. Come se più di otto decimi della popolazione italiana fosse in giro per il mondo in condizioni disagiate, con alle spalle esperienze terribili. Uno stato intero, alla deriva. Di questi 50 milioni di persone, dal 2012 ad oggi si è verificato un trend in aumento dei rifugiati provenienti dalla Siria, dalla Repubblica Centrale Africana e dal Sud Sudan. In particolare in Italia, secondo le stime ufficiali di Save The Children, dal primo gennaio al 17 giugno 2014 sono arrivati via mare più di 58.000 migranti, di cui più di 5.300 donne, più di 9.000 minori, di cui più di 3.160 accompagnati. Di questi 9 mila minori, più di 1500 sono i bambini siriani, molti dei quali con meno di 5 anni. 5 anni e un viaggio per deserti e mare alle spalle.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe cifre sono agghiaccianti, spesso vengono lette e non comprese, perchè è talmente difficile immaginarsi un numero così grande di vite umane che a causa di guerre, persecuzioni e conflitti vari, è costretto ad abbandonare la propria casa e spesso la propria patria, con tutto quello che sul piano fisico e psicologico ne può conseguire.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato è stata organizzata un’iniziativa denominata The European Dream – Road To Bruxelles, promossa dall’Alto Commissariato per i Rifugiati e dal Festival internazionale di Fotografia Cortona On The Move, e diretta dal fotografo Alessandro Penso. L’idea è quella di una mostra fotografica itinerante a bordo di un tir, da Bari a Bruxelles. Nell’arco di un mese verranno ripercorse le principali tappe che ogni anno migliaia di rifugiati raggiungono per inseguire il sogno europeo, spesso tra l’altro proprio a bordo di un camion, clandestinamente.

La direzione che prenderanno l’Europa e l’Italia su questa tematica è ancora da scoprire, certo è che l’esigenza di discuterne e trovare soluzioni a breve e lungo termine, visto il continuo e numeroso flusso di queste settimane, è più forte che mai. Anche Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, in una recente intervista rilasciata a La Stampa, afferma la necessità di proposte concrete e ricorda che l’Italia ha da giocarsi un ruolo importante nell’imminente semestre italiano alla presidenza europea. Il “sogno europeo” rimarrà tale? Qual è l’impegno che vogliamo mettere?