Ultima “puntata” intorno al vasto argomento della sessualità e amore contemporanei. In questa intervista abbiamo parlato di poliamore con Nicole che si occupa da tempo di poliamore e di tanti suoi aspetti. Il poliamore è ancora oggetto di molti dubbi e di una visione molto stereotipata mentre in realtà è soprattutto legata ai sentimenti, all’aspetto amoroso e alla ricerca di relazioni e affettività con più persone in maniera aperta e nel rispetto di tutti. Lasciando spazio all’intervista, ringrazio personalmente tutti quelli che han voluto leggere e approfondire il nostro piccolo “speciale”, un piccolo ma grande passo per Idealmentre.

Cosa vuol dire avere una relazione poliamorosa?

Una relazione poliamorosa si definisce come la pratica di avere più relazioni contemporaneamente con la piena conoscenza e il consenso di tutte le persone coinvolte. Ovviamente la definizione di “relazione” è soggettiva e solo le persone coinvolte nella relazione possono definirne i confini e le modalità. Per esempio: in alcune relazioni l’aspetto sessuale è preponderante mentre altre relazioni sono asessuali, con tutte le possibili sfumature intermedie. Ma possiamo dire che il poliamore si distingue dalla coppia aperta perché la coppia aperta è maggiormente centrata sulla coppia e limita le relazioni esterne al solo contatto sessuale, mentre il poliamore lascia aperta la possibilità del coinvolgimento affettivo.

Come sono composti questi “gruppi”? Si possono chiamare così o meglio dire nuclei, famiglie poliamorose?

Si usa (scherzosamente) anche il termine “polecole”, per identificare le reti di relazione composte dalle/dai diversi partner e dalle/dai “metamori”, ovvero le/i partner delle/dei partner. I modelli di relazione poliamorosa sono molto eterogenei: si va da persone che hanno un approccio più gerarchico con una relazione primaria e altre relazioni che considerano secondarie, a persone che vivono invece in triadi o anche in gruppi più numerosi. Persone che vivono più relazioni senza ordinarle gerarchicamente, ma che vivono ogni relazione singolarmente, senza condivisione di tempi e spazi con altre/i partner. Le reti di relazioni possono avere configurazioni e “regole” molto diverse. Anche per quanto riguarda la definizione del sentimento amoroso, non c’è una regola. C’è chi distingue nettamente tra relazioni romantiche e relazioni amicali, ma ci sono anche molte persone poliamorose che cercano di decostruire l’amore romantico, e quindi la definizione di “relazione” diventa in questo caso più fluida: non si distingue tra relazione romantica/amicale/sessuale, ecc. e, soprattutto, le diverse relazioni non si ordinano gerarchicamente ma si valorizzano per le diverse caratteristiche specifiche.

Una persona comune, che magari non conosce l’argomento, potrebbe pensare che sia una cosa un po’ derivativa delle “comuni” hippy. Quanto c’è di vero?

Diciamo che una certa eredità c’è, però il poliamore non significa amare tutte e tutti, e nemmeno amare tutte le persone della mia comunità di riferimento. Il poliamore è semplicemente la possibilità di avere più relazioni intime: non c’è un numero fisso di persone che posso amare, ma nemmeno un numero infinito, perché – anche per chi crede che l’amore sia infinito –  il tempo e le risorse da dedicare alle diverse relazioni sono, invece, limitate.

Spesso le dinamiche di una coppia sono già abbastanza complicate. In un nucleo poliamoroso, quanto possono essere più complicate?

Eh, dipende. Secondo me le complicazioni derivano soprattutto dal fatto che la nostra società riconosce come modello legittimo solo la coppia monogama e quindi tutti i modelli che abbiamo disponibili nella società si riferiscono alla coppia monogama. Ritrovarsi a gestire più relazioni contemporaneamente è difficile perché spesso non si hanno modelli in cui riconoscersi. Anche per questo esistono in molte città gruppi locali di riferimento per persone che si riconoscono in questo approccio relazionale e che sentono la necessità di confrontarsi con altre persone che vivono esperienze di non-monogamia affettiva consensuale.

Immagino che in una relazione poliamorosa ci sia un certo livello di accettazione della libertà propria e dell’altrui. Come si gestisce, se c’è, una cosa come la gelosia?

È un po’ uno stereotipo pensare che se una persona decide di avere una relazione poliamorosa non sia gelosa. Ci possono essere persone poliamorose più o meno gelose, ma l’unica differenza sostanziale tra persone poliamorose e persone non-poliamorose è che le persone che decidono di vivere il poliamore decidono anche di fare i conti con la propria gelosia. Per quanto riguarda la gestione, c’è chi la gestisce insieme al/alla partner, lavorando sulla comunicazione, e altre persone che, invece, preferiscono gestirsela da sole. Anche in questo caso, i gruppi poly sul territorio possono essere d’aiuto per un confronto con altre persone che hanno vissuto o vivono la gelosia.

A livello di diritti, una famiglia poliamorosa cosa ha e cosa chiede?

È una domanda un po’ difficile, proprio per l’eterogeneità delle situazioni e delle posizioni. Attualmente non ci sono riconoscimenti giuridici per persone che vivono più relazioni contemporaneamente o, almeno, non ci sono strumenti giuridici comparabili a quelli a cui può accedere una coppia monogama. In questo momento, mi sembra che anche la comunità poliamorosa italiana non abbia elaborato richieste univoche in questo senso.

Io non sono una giurista e non ho approfondito troppo questo aspetto nei miei studi, ma troverei utile poter accedere a strumenti che permettessero di riconoscere a più persone i diritti che attualmente vengono riconosciuti solo se si vive in una coppia monogama: penso, per esempio, all’ eredità, ai diritti connessi alla salute (visita, assistenza, decisioni nel caso in cui la persona non sia più in grado d’intendere e volere) o anche per la gestione e il riconoscimento dei figli.

Se una persona volesse approfondire alcuni aspetti legati al poliamore, da dove può iniziare? Consigliaci un libro.

Per quel che riguarda i libri ci sono soprattutto dei manuali di riferimento, ad esempio “La zoccola etica” di Easton e Hardy che è considerato un po’ la bibbia del poliamore. Poi ce ne sono altri come “More than two” di Veaux e Rickert o “Opening Up” di Taormino, e molti altri. Questi manuali possono essere molto utili per tutte le persone che si approcciano al poliamore anche per un aiuto sulla gestione delle relazioni, per delle riflessioni che si possono fare insieme su cosa vuol dire consenso nelle relazioni e cosa ci si aspetta dalle relazioni.  Queste però sono tutte cose che potrebbero benissimo essere fatte in una relazione monogama e che spesso vengono date per scontate. Dall’altro lato, c’è un po’ il rischio che questi manuali possano essere presi un po’ troppo alla letterae che si crei una nuova “normatività” nella definizione di chi è “veramente” poliamoroso/a e chi no. In realtà ogni persona può elaborare il proprio modo di essere poliamorosa – o, se si vuole usare un termine più generico, non-monogama affettiva – nel rispetto e in accordo con tutte le persone coinvolte.

In Italia ci sono due siti che sono il riferimento principale della comunità poliamorosa, www.rifacciamolamore.it e www.poliamore.org oltre che i due gruppi nazionali di riferimento su Facebook: “Poliamore e altre non-monogamie etiche: discussione, confronto, supporto” (https://www.facebook.com/groups/poliamore/) e “Policome – Gruppo di confronto e supporto sul poliamore” (https://www.facebook.com/groups/policome/).

Oggi, chi ha paura del poliamore?

Sicuramente quelle persone o gruppi che hanno paura del cambiamento e si rifanno a modelli che vengono percepiti come “naturali”., Ma non c’è nulla di più “naturale” in una relazione monogama rispetto a una non-monogama. E, se vogliamo addentrarci in riflessioni filosofiche e antropologiche, si può dire che la definizione stessa di ciò che è “naturale” cambia di società in società ed è, perciò, culturalmente costruita.