andrea alongiInternet ogni giorno sfodera nuovi tormentoni. Un gatto che balla una canzone Dubstep, il calciatore Zaza che compie i suoi ormai celebri passettini di rincorsa su un tapis roulant, una lite qualunque di un politico alla televisione.

Capita poi, che nel marasma della rete, diventi virale il video di un ragazzo in tribunale, chiamato come testimone, in una causa legata allo spaccio di stupefacenti.

La noia e la curiosità mi spingono a guardare questo video.

Inizialmente non nascondo un certo divertimento, specie nel notare quanto il ragazzo risponda in modo per nulla consono al modo di comportarsi in un tribunale .

Quel video, però, l’ho guardato cinque volte. È ovvio, dunque, che dalla seconda volta il mio movente non sia più quello dell’ ilarità, ma vi sia altro.

Ma andiamo per ordine.

La causa in questione deriva da un fatto, ancora tutto da chiarire, successo nel parmigiano. Nella ricostruzione dei fatti, sembra che dei vigili abbiano fermato un ragazzo di colore, tale Bonsu, con l’accusa di averlo colto in flagrante durante l’attività di spaccio. Tutto il trambusto di cui sono qui a scrivere, deriva dal fatto che secondo l’accusa, a tale ragazzo siano state inflitte percosse fisiche e verbali sulla base di semplici supposizioni (da confermare) e, ancor più grave, sul colore della sua pelle, nera.

Ecco dunque spiegato perché il ragazzo ormai idolo del web, che di nome fa Andrea Alongi, sia stato chiamato in udienza come testimone. Il ragazzo è stato anch’esso trattenuto dalle autorità in quanto consumatore colto in fragrante.

Il video, che consiglio vivamente di visionare , dimostra un paio di cose decisamente sconcertanti e che andrò brevemente ad elencare, in ordine crescente di gravità.

1) Tale Alongi si dimostra completamente inadatto ad una discussione ufficiale, come meriterebbe un’aula di tribunale. Sfodera risposte, toni e modi di fare per nulla appropriati. E questo è l’elemento ilare del video.

2) La totale e diametrale distanza tra chi compie l’atto illegale presunto e chi lo deve giudicare. Non sarò certo io a dire che un giudice o un avvocato per poter partecipare ad una causa del genere debba conoscere i trucchi del mestiere, tuttavia si nota in maniera plateale come chi interroga il teste Alongi non abbia la benché minima idea di come funzioni il mercato dello spaccio. C’è un punto del video dove viene chiesto al testimone  se l’accusato (che poi è diventato accusante) non fosse il palo di altri spacciatori. La risposta è imbarazzante, sia per la forma (e torniamo al punto 1) sia nella sostanza; “Il palo?? Ma voi vedete troppi film americani. Lì si spaccia in bicicletta, non c’è bisogno di uno che faccia la sentinella! Se vedono la polizia scappano da soli, senza tanti allarmi” (ricostruzione verosimile della testimonianza). Il dramma è che Alongi ha pienamente ragione: l’atteggiamento degli inquirenti sembra quello di un pool intento a sgominare un’organizzazione criminale internazionale, quando invece (e spero di poterlo dire senza senza essere additato come consumatore o amico dello spaccio) si tratta semplicemente e, soprattutto in modo presunto, di una vendita al dettaglio di stupefacenti. Sostanze le quali, tra l’altro, sono categorizzare come “droghe leggere”, quindi neanche sostanze per cui si muore. O perlomeno non nell’immediato.

3) L’atteggiamento dell’avvocato difensore. Tre vigili della Polizia Municipale, infatti, sono stati denunciati di aver dichiarato il falso (come che il Bonsu abbia resistito) e di aver utilizzato metodi eccessivamente e immotivatamente duri nei confronti di una persona presumibilmente colpevole di un reato di entità modeste. L’avvocato, infatti, contesta numerose volte la ricostruzione del testimone sulla base di piccole imprecisioni, a mio modo assolutamente pretestuose. Detto da uno che non fa uso di certe sostanze (liberissimi di non crederlo), mi sembra quantomeno assurdo che si pretenda la massima precisione da un testimone giovane, inadatto ad un certo tipo di aula come quella di un tribunale, e che è stato fermato durante l’assunzione di uno stupefacente. Sarebbe come lamentarsi se l’unico sopravvissuto del Titanic non ricordasse precisamente dove appoggiò l’orologio la notte della tragedia.

4) Ultimo punto, la faccenda veramente spinosa è quella che verte sul comportamento delle autorità. Purtroppo anche a me è capitato di vedere di persona degli atteggiamenti perlomeno eccessivi. Percosse, umiliazioni e mancanze di rispetto verso la persona, pare che facciano da protagoniste dell’accusa mossa conto i pubblici ufficiali.

Questo per dire cosa? Per dire che vi sono dei punti fermi drammatici (lo spaccio, l’abuso di potere) e numerose domande su questo argomento. Sarà forse giusto legalizzare le droghe leggere onde evitare lo spaccio fuori controllo nei parchi? Sarà necessario un grosso lavoro di “educazione alla criminalità” ai soggetti che poi saranno chiamati a guidicare?

Di domande ve ne sarebbero infinite da porsi. Quello che però mi sento di dire è questo:

Se questo video è diventato così popolare, avrà di certo una forte componente di comicità, ma sono convinto del fatto che dia voce ad una lunghissima schiera di persone che si riconoscono nelle parole di Alongi. C’è chi è testimone di altri abusi su chi compie un’attività illegale. C’e anche chi pensa che lo spaccio di droghe leggere non sia nient’altro che la conseguenza di un mercato dettato da una domanda che non conosce crisi, è che altresì è strozzata da una politica buonista e irrealista, la quale crede davvero nel proibizionismo.

La mia idea è questa: sono cresciuto con il demone dell’hashish e della marijuana. Me l’hanno sempre insegnata a scuola come se fosse il veleno più puro presente al mondo, allo stesso piano di eroina o cocaina. Questo ha creato, e sta creando, un ignoranza culturale sulla materia spaventosa. Ignoranza che porta i ragazzini a provare per forza tutto indistintamente (l’alcol essendo legale non ha lo stesso appeal) e che porta i nostri adulti a guardare con terrore e pregiudizio anche quel ragazzo che ha comprato 5 euro di fumo.

Lo stesso ragazzo che poi, i tribunale, ridicolizza un’intera pletora di uomini in toga.

Sono costretto a chiudere citando testualmente una risposta del testimone: “E che due balle, dai su eran due canne”