Oggi è morto Toto Riina, stragista mafioso tra il 1970 e il 1990 circa.
Ventanni di regime del terrore nella sua terra natia, la Sicilia. Uno dei responsabili delle colpe che lasciano una terra da mozzar il fiato indietro.

Muore, è come tutti i grandi fatti questa fine è accolta sui social come nuova occasione per celebrare l’anticonformismo personale, l’ego personale e la divisione tra diverse prese di posizioni. Sul web in queste ore si è letto di tutto: Dai sostenitori che lo ringraziano e insultano lo Stato, a chi se ne compiace fino a giungere a chi chiede che non se ne parli per lasciare un velo di ignoranza.

In tutto questo nessuno si è soffermato su una lezione data su questo fatto: L’humana pietas.
Quell’umanità che intercorre tra l’arresto, l’erogazione di un giusto ed equo processo eseguito senza la richiesta di un singolo individuo e senza aver imbracciato un semi-automatico. Senza violenza, ma con un condanna dopo un’accurata analisi dei fatti. Una condanna non a morte, perché dopo averla vissuta si abolì, ma all’ergastolo, affinché si potessero espiare in vita le proprie colpe.
Una pietà che, sul punto di morte, ha permesso ai famigliari di riunirsi a lui nelle sue ultime ore.
Una pietà che nel corso degli anni, anche grazie al lavoro di associazioni specifiche, ha permesso di non dimenticare il male fatto negli anni, e di provare a tenere vivo il ricordo delle stragi e della ricerca di giustizia, senza vendetta e senza violenza verso terzi.

In tutto questo forse, davvero, la migliore lezione ci arriva dallo Stato che, per una volta, si comporta senza rappresentare e inseguire al meglio, o al peggio, il popolo: Uno stato che mostra pietà nei confronti di un carnefice. Un’occasione per mostrare come la migliore risposta alla violenza mafiosa non sia una somma di violenza e di ignoranza o dimenticanze, ma una somma di cordoglio, sensibilità sul tema e ricordo annuale di quello che fu, senza mostrare vendetta.

L’ultima volta, con un gerarca nazista lo stesso Stato si mostrò vendicativo, negandoli la sepoltura di fianco alla moglie. Un atteggiamento che si mostrò in sintonia con l’aberrante odio e violenza di quel gerarca nazista.

Questa volta, lo stesso Stato, sembra si sia mostrato superiore moralmente, dando una parziale prova di poter essere giuda e non guidato nei confronti del popolo. Ovviamente, giudicando le reazioni del web, pare non sia stata compresa la lezione.
La pietà, a differenza della violenza, è difficile da comprendere, specie nelle masse.