Nella notte è morto Charles Manson, famoso omicida americano. La sua “fama” la si deve soprattutto per aver organizzato il brutale omicidio di Sharon Tate – all’epoca moglie di Roman Polansky – nella notte dell’8 Agosto 1969, in pieno periodo hippy.

Ma Manson è sempre stato molto di più nonostante fosse poco meno di un musicista fallito, pazzo e violento. Dotato di un forte carisma e ascendente sulle persone più deboli, se ne è sempre servito per sopravvivere e per vendicarsi su chi pensava gli avesse fatto un torto. Nel 1967 arriva a San Francisco e durante la “Summer of Love” inizia ad adescare giovani donne e uomini con i quali crea la famosa “Family” di cui lui è il padre padrone. Non riuscendo a sfondare nel mondo della musica, deciderà di vendicarsi sul produttore Terry Melcher e manderà 3 donne e un uomo ad ucciderlo. Ma Melcher non abita più lì e i giovani uccidono Tate e i suoi amici, scrivendosui muri col loro sangue “pig” e “Helter Skelter”. Pochi giorni dopo verrà arrestato e condannato a numerosi ergastoli.

La sua storia personale e criminale è stata sviscerata da innumerevoli saggi, libri, canzoni, film e serie tv. Alcune delle foto che lo vedono ritratto negli anni della galera sono diventate famosissime e utilizzatissime.
Era un “personaggio”, un icona del male e da tale ha sempre suscitato – insieme ai tanti altri serial killer americani e non – una indiscutibile fascinazione. Ci piaciono questi pazzi criminali e non sappiamo nemmeno dire il perchè. Compiono atti orrendi, cose che molti di noi non sarebbero nemmeno in grado di pensare. Eppure le loro storie ci affascinano, ci rapiscono. Che sia Manson, Edmund Kemper, Henry Lee Lucas o Ted Bundy non importa. Qualcuno parla di catarsi: vedendo qualcuno compiere un male così grande, non lo compiamo anche noi. Per altri è solo mera spettacolarizzazione.

Oggi i grandi serial killer sono le sigarette e alcune multinazionali che con i loro scarti di produzione inquinano e fanno ammalare le persone. Materiale non troppo divertente o adattabile in 10 puntate a stagione.
Le vittime invece non le calcola mai nessuno (tranne i familiari ovviamente). A parte Sharon Tate, nessuno ricorda i nomi delle altre vittime della Family di Manson. E non sono meno importanti. Di nuovo, vale per Manson e vale per gli altri: le vittime, chi ha davvero sofferto, sono relegate a figure marginali, noiose. All’interno della ben più interessante spirale di violenza del criminale, sono sullo sfondo, sfocate, perchè alla fine una vittima vale l’altra. Purchè non siamo noi.