Ho un rapporto ambiguo con le bisbocce social. Non mi piace parlarne molto perché la trovo un po’ una perdita di tempo ma ammetto, non senza vergogna, che mi piace seguirle. Dalle “blastate” di Mentana a chi gli scrive – e molti ormai lo fanno con quello scopo – ai “dissing” tra youtubers. Ognuno ha i suoi vizi e le sue perversioni, abbiate pazienza.

Settimana scorsa è stato scritto un nuovo capitolo nel gigantesco libro delle social fight con il terzo (quarto?) round tra la giornalista, blogger e personaggio televisivo Selvaggia Lucarelli e il gruppo Facebook di Sesso, droga & pastorizia. È una sfida che va avanti da molti mesi la loro, quasi da diventare noiosa nonostante sia sempre molto seguita. Per chi non conoscesse il gruppo in questione o le varie tappe della faida, faccio un micro riassunto (sicuramente non esaustivo). Sesso, droga & pastorizia è una di quelle pagine di Facebook che celebra l’ignoranza e la grezzezza come un valore. Si inserisce in quel complesso e relativamente nuovo fenomeno social chiamato “bomberismo” di cui si inizia a parlare anche nei media mainstream, per cui non mi dilungo oltre. Questo, insieme all’etichetta di “satira di costume” o “black humor”, il più delle volte è solo una scusante per poter scrivere cose volgari, sessiste e becere in un costante sfottò senza regole ne morale, quasi una gara a chi scende più in basso. Aggiungiamo che tra le persone all’interno dei gruppi/pagine è implicito che sia tutto uno scherzo, per quanto grave.

Non sono pagine per tutti ma ovviamente sono molto seguite da persone di ogni tipo ed estrazione, spesso anche da minorenni. La Lucarelli, nell’ambito della sua battaglia contro pagine Facebook che promuovono, a suo dire, l’odio, ha più volte denunciato pubblicamente sul suo profilo questa e altre pagine. Spesso ha fatto i nomi e i cognomi, ricevendo centinaia di insulti vomitevoli, sessisti e minacce di morte per lei e i suoi cari, ma promuovendo, magari indirettamente, della campagne social, portate avanti dalle persone che la seguono e ne condividono il “Salvaggiapensiero” contro le persone in questione con lo scopo di far chiudere queste pagine o bannare i vari profili. Fondamentalmente usare il cyberbullismo contro i cyberbulli. Un sistema che a me, personalmente, non piace perché poco efficace e che potenzialmente è molto pericoloso per i danni collaterali che può provocare.

Bisogna, infatti, tenere in considerazione, sempre a mio avviso, diverse questioni. Innanzitutto stiamo parlando di una piattaforma privata che ospita il contenuto che noi produciamo e che, essendo privata, non è democratica. Non solo, tutto quello che pubblichiamo può essere usato liberamente da Facebook che quindi ha diritto di decidere cosa va bene e cosa no. Poichè i contenuti sono milioni al giorno, Facebook da la possibilità di segnalare cosa riteniamo inappropriato e se riceve tante segnalazioni il contenuto viene rimosso. Molti fanno la banalissima semplificazione Facebook = internet ma non è così. Ci sono dei paletti che questo social, come tanti altri, ti mette fin da quando ti iscrivi.

Tutto quello che è al di fuori di questi paletti può venire rimosso, non esiste la totale libertà. Però la sua natura privata e che deve produrre utili fa si che molti contenuti rimossi oggi riappaiano domani, specialmente se generano visualizzazioni. Oltre al controllo di Facebook su se stesso – controllo che ha sicuramente bisogno di regole nuove e più funzionali – c’è poi, almeno per l’Italia, tutto il materiale prodotto dal Garante della Privacy che ha descritto una serie di diritti e doveri anche per questo ambito. Non solo! Facebook per la legislazione italiana è equiparato alla carta stampata ed ed è previsto il reato di diffamazione aggravata per via dell’uso del “mezzo di pubblicità”. Facendo un esempio, se qualcuno scrive frasi diffamatorie o insulti riferiti ad un’altra persona, anche indirettamente e senza nominarlo, può essere denunciato e rischia da 6 mesi a 3 anni di carcere oltre ad una multa.

La Lucarelli sostiene che in quelle pagine si facciano attacchi personali oltre che a lei, anche a altre persone, mettendo magari al centro dell’attenzione caratteristiche fisiche o comportamentali. Visti tutti i mezzi che ci sono per poterli denunciare seriamente, trovo abbastanza fallace cercare di ripagarli con la stessa moneta e scendere al loro livello. Peggio ancora, sparare nel mucchio o fare generalizzazioni. Per prima cosa quando si accusa qualcuno di essere l’artefice di un post incriminato o il moderatore (e quindi il responsabile) della pagina bisogna essere certi che si sta accusando la persona giusta. Fare i piccoli detective e cercare di “sputtanare” qualcuno, che poi magari è innocente, è sbagliato ma è capitato. Non mi pare si sia ritrattato finendo così col fare quello che si combatte. Dire poi che tutti quelli che hanno messo il “mi piace” alle pagine in questione siano omofobi, razzisti, sessisti, ecc è poi di una faciloneria incredibile. A parte che una persona può benissimo non essere d’accordo con tutto quello che viene postato, io invito a controllare cosa pubblicano e dicono i propri “seguaci”. Perchè non si può fare una giusta battaglia contro l’omofobia o gli insulti personali ma avere tra i propri “amici” persone che magari scrivono le stesse cose ai politici, magari donne. O la regola vale per tutti o non vale per nessuno.

Anche aizzare gli stessi contro qualcosa è, secondo me, sbagliato. Una volta che la pagina è stata chiusa, seppur temporaneamente, quanti commenti sono spuntati che si chiedevano “e ora cosa facciamo chiudere ?”. Perchè il “giustizialismo social” ha un inizio ma mai una fine e la posta in gioco è sempre più alta. Chi decide cosa si può o non si può pubblicare o vedere su Facebook, Twitter e co.? In base ai criteri di chi? Bisogna stare attenti perché poi si rischia di finire con l’inventarsi delle scuse per iniziare una crociata per far chiudere una pagina e magari i motivi sono non di contenuto ma meramente economici. Ecco, tocca aprire un’altra parentesi. Io alla Lucarelli non contesto nemmeno tanto che lei voglia far chiudere quei gruppi – e con gli insulti che ricevuto ha tutte le ragioni per farlo – ma che lei, essendo un personaggio che ha molta influenza su Facebook, lo utilizzi come mezzo della sua denuncia. Perchè si lascia spazio alle ipotesi di opportunismo mediatico, di usare Facebook contro Facebook per avere pubblicità su Facebook.

E quando sei, volente o nolente, un/una influencer e magari ti pagano pure per farlo, questi dubbi te li devi porre, non fosse altro per non sminuire l’importanza dell’obbiettivo dal quale parte tutto. Se mi fai una campagna di questo tipo, con così tanta partecipazione dei tuoi utenti e nel mezzo ci metti un post in cui parli di una rivista o di un programma tv, bè a me qualche dubbio viene. Senza contare che se fai un articolo sul Fatto Quotidiano il venerdì e il lunedì lo stesso giornale esce con un articolo in cui accusa Facebook di censura… Io capisco che voglia essere un quotidiano molto indipendente e dalle voci diverse ma è un po’ comico. Come comico è che nei giorni in cui infuriava la lotta a forza di commenti e video-risposte, la7 mandava in onda un promo di un suo programma in cui la Lucarelli dice ad un concorrente “Sei un cane senza speranza!”. O lotti contro un certo tipo di commenti o ti crei un personaggio televisivo che alcuni di quei commenti li dice. Insieme cozzano.

Io spero che Facebook intervenga maggiormente in prima persona in problemi come questo. Perchè se Sesso, droga & pastorizia si è spinto oltre, ci sono centinaia di pagine di gran lunga peggiori ma che fanno meno visualizzazioni e che quindi passano inosservate o non sono “degne” di essere presi di mira. Però esistono e contravvengono alle linee guida della piattaforma. Lasciare che siano gli utenti a farsi giustizia da sé non funziona e contribuisce ad alzare i toni a discapito del dibattito che dovrebbe esserci. Chi controlla i controllori?