14 novembre 2019. Dopo dieci anni finalmente giustizia è stata fatta sul caso Stefano Cucchi: i due carabinieri colpevoli del suo pestaggio, infatti, sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale e Stefano, forse, ora potrà riposare in pace. Se non fosse che, come sempre in situazioni simili, la macchina del fango non smette mai di lavorare.

E alla sua guida, ovviamente, c’è il nostro Capitano nazionale, Matteo Salvini, che, ancora una volta, ha perso l’occasione di fare bella figura. Di fronte alla sentenza, infatti, dopo aver attaccato più volte la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che da dieci anni si batte per cercare la verità sulla morte del fratello, non è stato in grado di scusarsi per gli attacchi rivolti, né per il suo «La sorella di Cucchi mi fa schifo, […] si dovrebbe vergognare» di tre anni fa, ma anzi, messo alle strette, ha reagito nel suo tipico modo di rispondere quando non sa cosa dire: spostando l’attenzione su dettagli che non c’entrano nulla e che distolgono dal punto focale della discussione.

Anziché tacere, piuttosto, e fare una figura migliore, ha preferito dare al popolino una risposta di pancia, una di quelle che piace tanto al suo elettorato medio: «Non posso chiedere scusa per eventuali errori altrui […] Devo chiedere scusa anche per il buco dell’ozono?. Per quel che mi riguarda, come senatore e come padre, combatterò la droga, posso dirlo? […] Fatemi aggiungere: io sono contro lo spaccio di droga sempre e comunque».

Peccato che, come giustamente fa notare la sorella della vittima, Stefano non sia morto per overdose, ma perché pestato da due carabinieri. Matteone questo lo sa, ma sarebbe troppo facile ammettere di aver sbagliato. E allora perché non gettare, come suo solito, fumo negli occhi citando totalmente a caso un problema serio come quello della droga, come se si fosse mai strenuamente battuto contro questa piaga sociale prima d’ora, tra l’altro?

Ritenta Capitano, forse la prossima volta sarai più fortunato.

[Immagine tratta da Fotografie Segnanti]