A poche settimane dal “caso Weinstein” è scoppiato in Italia il “caso Brizzi”. Brizzi è un famoso regista/sceneggiatore/produttore, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti. Per farvi capire meglio: dobbiamo a lui le sceneggiature della maggior parte dei cinepanettoni dal 1999 al 2016. Ha lavorato con quasi tutti i protagonisti del cinema italiano contemporaneo ed è uno di quei personaggi che possono decidere la vita e la morte della carriera di una qualsiasi figura nel mondo del cinema italiana.

La trasmissione televisiva “Le Iene” per settimane ha girato intorno al suo nome facendo parlare anonimamente e non, decine di attrici più o meno famose che avrebbero subito molestie o violenze sessuali. Negli ultimi giorni il suo nome è uscito sui giornali e la trasmissione l’ha confermato.

Non sono uno che crede ciecamente ai programmi tv. Però in questo caso le prove sono tante e sono state mostrate in maniera molto convincente: le attrici hanno raccontato le loro storie molto simili con dettagli e particolari che compaiono in tutte le vicende. Diffcilmente è una casualità. La giustizia, speriamo, farà il suo corso.

Quello che mi ha colpito in tutto questo sono state le difese che si sono alzate nel mondo di cinema e tv italiano. Nessuno dei grandi registi o produttori ha voluto fare nomi, pur ammettendo che “qualche voce gira”. Chiariamo: chiunque abbia avuto a che fare con cinema, tv o spettacolo sa che queste non sono “solo” voci. E se “in alto” succede possiamo immaginare cosa capita in ambienti minori. Lo schifo. Sia chiaro, non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio, ci sono case di produzione piccole e grandi che sono correttissime, così come chi ci lavora non è necessariamente uno stupratore.

Però la vocina flebile e strisciante che giustifica tutto con “si fa così” rimane. Come rimangono tutti quegli addetti ai lavori (attori/attrici, produttori e giornalisti) che sanno ma negano e difendono. Basta farsi un giro sui social e vedere in quanti hanno attaccato Asia Argento nelle scorse settimane e che ora difendono Brizzi. Ci sono anche i codardi che non vogliono fare nomi per non inimicarsi nessuno, magari perché non è successo a loro o a qualcuno che conoscono.

Chi ne paga le conseguenze sono quelle persone (nella maggioranza attrici ma anche qualche attore) che probabilmente denunciando non lavoreranno più o che non si riescono a riprendere dallo stress psicologico dovuto alle violenze subite. Per loro e affinché non capiti più, bisogna avere il coraggio di denunciare, subito, senza far passare troppo tempo. E soprattutto bisogna smetterla con l’omertà, con le minimizzazioni e con i “si fa così”.