Nel weekend dal 29 Settembre al 1 Ottobre 2017, si è svolto nella cittadina di Carmagnola, in provincia di Torino, il CarmaComics, fiera del fumetto, cosplay, gaming e retrogaming. Giunta alla sua terza edizione, l’evento ha portato a raccolta molte persone (nonostante la concorrenza della più blasonata Milano Games Week) appassionate di videogiochi, fumetto e cosplay. A pochi giorni dalla conclusione, ne abbiamo approfittato per scambiare qualche considerazione sulla fiera con Max e Paolo, due degli organizzatori (di cui fan parte anche Fabiana, Mario e Luca) e membri dell’associazione no-profit Fuori Gregge.

Quali sono le sfide principali nell’organizzazione di un evento così complesso e lungo ben 3 giorni da parte di un piccolo ma agguerrito gruppo di ragazzi?

Max: Una delle sfide più grandi è quella di riuscire ad ottenere le stesse cose che si potrebbero ottenere con un budget molto elevato, cosa che noi ovviamente non abbiamo. Siamo nati da poco come associazione, non siamo a scopo di lucro e non abbiamo sponsorizzazioni particolari. Per noi è difficile trovare i soldi per chiamare un artista o fare grafiche o la pubblicità in un certo modo. Insomma realizzare tutte quelle accortezze che per realizzare un evento in modo professionale ci vogliono. Anche perché sennò facciamo una festa delle medie con bibite e patatine e ci divertiamo guardando una cassetta. Noi invece cerchiamo di lavorare come le grandi fiere: io personalmente cerco di prendere spunto dalle fiere maggiori e riportare, ovviamente in piccolo, il loro meglio. A volte osservando le grandi fiere notiamo che manca qualcosa e noi cerchiamo di metterla nella nostra. Ovviamente tutto rapportato in piccolo, in base al budget e al luogo in cui siamo ma noi vogliamo rapportarci a quegli eventi, almeno come voglia di crescere. È chiaro che poi non possiamo paragonarci a loro per altri aspetti, è come paragonare un Gameboy ad una PSVita: sono entrambi portatili ma una ha una grafica più bella e l’altra meno. Non per questo però ci si diverte meno col Gameboy, anzi.

Paolo: Noi siamo una fiera piccola ma con grandi speranze, ogni anno vogliamo alzare l’asticella. Quello che vorremmo far passare al pubblico è che noi da zero e con zero facciamo quello che è il Carmacomics. Anche quello che ci ritorna è zero, anche se qualcuno pensa che ci arricchiamo.

Noi non abbiamo sponsor grossi, chi ha creduto in noi fin da subito è stata la BCC. Quest’anno grazie al lavoro di Max e di tutto il Fuori Gregge abbiamo trovato Koch Media, un publisher e distributore di videogame importante. Con loro tramite il negozio Videogames Generation siamo gli unici in Italia che possiamo prendere le prenotazioni del prossimo C64Mini.

Max: Per essere una fiera piccolina, abbiamo dei grossi primati. Stiamo lavorando come se fossimo una grande fiera. Nella nostra testa dobbiamo fare eventi, show, avere ospiti ed essere competitivi come se fossimo una fiera gigante. Non lo siamo ma speriamo di offrire dei contenuti di un livello qualitativamente elevato. Quest’anno abbiamo chiamato Mino Caprio, il doppiatore di Peter Griffin, abbiamo chiamato due giovani promesse del fumetto che pubblicano con Bao – la stessa di Zerocalcare –  come AlbHey e Cpt. Artiglio. Abbiamo avuto il grande Cesare Valeri che disegna Dylan Dog.

Una cosa a cui tengo particolarmente è valorizzare la zona in cui viviamo. Nel nostro territorio è pieno di artisti che magari sono riconosciuti ovunque tranne che qua. Io ho cercato artisti che fossero nelle vicinanze. Valeri e AlbHey ho scoperto con piacere che erano della zona e loro sono stati ben felici di rappresentarla, nonostante la fiera sia piccolina. Però hanno visto che abbiamo molta buona volontà e ci han dato anche dei consigli per i prossimi anni. È stato bello, a fine fiera, sentire gli artisti che ci dicevano che si sono sentiti a casa, in un bell’ambiente e che avevano passato 3 belle giornate.

Paolo: Una cosa simpatica è stata durante l’intervista sul palco ad AlbHey e Cpt. Artiglio che ci han detto che era la prima fiera a cui andavano in cui i microfoni funzionavano.

Fiere dei comics sono sempre più diffuse e numerose. Come si fa ad essere sempre diversi non solo da se stessi ma anche da tutti gli altri eventi?

Paolo: Bella domanda ma complessa per la risposta. Dipende secondo me da chi la organizza. Noi naturalmente non ci siamo inventati niente di nuovo, ci siamo ispirati, come diceva Max, ad una Lucca Comics, ad un Torino Comics e poi abbiamo cercato di dargli la nostra personalità. Io penso che il Carmacomics sia leggermente diverso da un’altra fiera proprio perché si vede la personalità di chi l’organizza. Essere sempre originali non è facile ma anche solo cercare l’artista del posto gli da un valore aggiunto e secondo il nostro modo di vedere le cose ci aiuta a differenziarci. Facendo una battuta: Zerocalcare o Sio li possono invitare “tutti”. AlbHey e Cpt. Artiglio nelle altre fiere io non li ho mai visti. Sono andati a Lucca e in altre maggiori ma in quelle del nostro livello non li ho mai visti.

Max: Noi prima ancora di essere organizzatori siamo fruitori di quest’arte, noi stessi andiamo a cercarci cose nuove e vogliamo anche far conoscere quello che ci piace. Io sono un fan sfegatato di AlbHey e Cpt. Artiglio, abbiamo avuto la possibilità di chiamarli e l’abbiamo fatto subito. La differenza con altre fiere è che a noi non viene difficile andare a cercare artisti nuovi anche se significa maggiore impegno. Spesso vengono chiamati le solite persone, è un’abitudine che fa sì che ogni anno fili tutto liscio ma con banalità e piattezza, non si propone mai nulla di nuovo. Ovviamente chiamare persone nuove è un rischio perché non sai come sono, come si comportano con gli altri ma in questo modo il fruitore medio delle fiere, che magari si fa tutte quelle gratuite, è più invogliato a venire alla nostra o a chiedersi “chissà chi viene quest’anno di nuovo”.

Loro erano gli ospiti ufficiali ma c’erano anche altre personalità: l’autrice Roberta Rupia, Susanna Covelli che è un’illustratrice, lo stesso Mimmo Dhemo Noriaki che ci ha fatto il logo nuovo e la locandina. Abbiamo dato spazio anche ad altri artisti che si sono fatti conoscere.

Paolo: Aggiungo questo: noi quando invitiamo qualcuno guardiamo anche molto la persona. Noi chiamiamo le persone con cui ci troviamo bene e si instaura un bel rapporto. Io posso anche chiamare uno famoso ma ormai l’ospite non ti assicura più un grande incasso o maggior numero di persone. Se poi se la tira o sta sulle sue…

Max: L’umanità prima di tutto.

Paolo: Penso a Mino Caprio, persona disponibilissima e squisita: come l’avete visto in fiera, lui è così. È stato bello parlare con lui, intervistarlo. Noi poi ci mettiamo sempre nella testa dell’autore indipendente che ha poca visibilità e cerchiamo di aiutarci a vicenda, cercando di promuoverlo e allo stesso tempo di non avere un programma ingessato con l’ospite a tal ora e per il resto del tempo musica a palla dal palco. Se no diventa tutto un po’ anonimo.

C’è più competizione o collaborazione con le altre fiere “minori” intorno al vostro territorio?

Paolo: Purtroppo c’è molta competizione. Noi siamo arrivati in estrema punta di piedi con la prima edizione. Abbiamo visto prima se in quelle date c’era già qualcosa o potevamo dar fastidio a qualcuno e poi abbiamo fatto la nostra manifestazione. All’epoca ci aiutò molto il Bra Comics, che purtroppo quest’anno non è stato fatto, furono molto disponibili. Nell’arco degli anni sono poi venute fuori alcune situazioni un po’ spiacevoli.

Quest’anno ci hanno aiutato molto Fossano Comics, Giaveno Comics e Vinadio Comics. Con loro c’è collaborazione, amicizia come con Carignano Comics. Per quanto mi riguarda sono tutti colleghi.

Max: Ecco, questo è anche un messaggio che vogliamo lanciare: non siamo qua a farci la guerra, anzi, siamo tutti appassionati e se riusciamo a collaborare tutti insieme non accavallandoci con le date, differenziandoci, alla fine si migliora tutti.

Paolo: Siamo tutti nello stesso territorio, siamo tutti in Piemonte. Aiutiamoci. Purtroppo non per tutti è così, certe persone potrebbero evitare alcuni comportamenti. C’è tanta competizione e in alcuni casi competizione non sana, sembra che ci stiamo rubando le briciole a vicenda. Noi siamo sempre aperti a nuove collaborazioni, vedi con Fossano – persone squisite e amici – o altri, ma ci sono situazioni spiacevoli dove c’è molta invidia e scelte discutibili per le date.

Noi quest’anno abbiamo avuto il grande merito di riuscire a sopravvivere bene nonostante la Milano Games Week che, ovviamente, non sta a guardare le nostre date ma ci porta via comunque dei possibili spettatori, soprattutto la domenica. Purtroppo quest’anno hanno anticipato di qualche giorno e noi avevamo già scelto e comunicato le date, non potevamo cambiare.

Ovviamente vi avvalete della collaborazione di volontari. E’ sempre facile trovarne o si fa fatica?

Max: Che si faccia fatica a trovarne è inevitabile dirlo. Per nostra fortuna abbiamo tanti amici che ci vogliono bene. Noi cerchiamo di far sentire parte della cosa tutti quanti, dandogli l’importanza che hanno perché effettivamente senza di loro è difficile fare tutto. Quest’anno ci sono venuti incontro in tanti.

Paolo: Noi non abbiamo grande budget perciò ci scoccia chiamare qualcuno che non puoi pagare, alla fine è un lavoro di 4 giorni: monta gazebo, metti tavoli, smonta tutto, ecc. Noi siamo fortunati, quest’anno abbiamo trovato tanti ragazzi e ragazze che ci hanno dato una grande mano. Lo dicevamo anche prima, noi guardiamo la persona prima di tutto e questo aiuta nell’avere un bel gruppo di persone. Fuori Gregge è un associazione senza scopo di lucro e quindi partiamo già con un senso di colpa nei confronti di chi ci aiuta. Oltretutto nei giorni scorsi c’è stata un epidemia di influenza incredibile, ho dato pastiglie per la gola e tachipirina a tutti quelli che potevo salvando il salvabile. Però è difficile perché ovviamente in tanti ci chiedono dei soldi che noi non possiamo dargli. Il direttivo, lo staff, tutti quanti lavorano per passione, non c’è differenza tra di noi. Quindi sì, a fatica ma si trovano ancora e ne approfittiamo per ringraziarli ancora di tutto l’aiuto che ci han dato.

Qual è la cosa che vorreste aggiungere alla vostra fiera? Qual è il vostro obbiettivo per il futuro?

Max: Per me una cosa importante che abbiamo cercato di ampliare e che faremo anche in futuro è la parte riguardante i fumettisti. Noi abbiamo un limite di budget se no chiameremmo più persone. Parlando con gli ospiti quest’anno mi è venuto in mente che sarebbe bello chiamare direttamente le case editrici, avere i loro stand con qualche autore. Magari la Bao, Bonelli, ecc. dando maggior risalto al fumetto e a chi li fa.

Paolo: Il mio, e non solo, sogno è quello di avere uno spazio coperto integralmente. Fin’ora siamo stati in uno spazio in parte coperto e in parte all’aperto e quest’anno ci ha dato problemi. Noi il tempo atmosferico non lo controlliamo, io sono stato in ansia per 3 giorni, però alcuni standisti ci han detto di no perché le previsioni davano brutto. Alla fine non ha piovuto. Questa cosa è capibile perché noi diamo gazebi impermeabili ma se piove è comunque un problema, la gente magari sta nella parte al coperto o non viene proprio. Che poi a noi interessa dare un servizio il più completo possibile, non è che ci siamo montati la testa e vogliamo una location esclusiva.

Noi stiamo già pensando al futuro, abbiamo delle idee precise e poco alla volta ci arriveremo. Già quest’anno abbiamo avuto un incremento di sponsor vari, tra cui anche la Reale Mutua. Noi siamo assicurati e siamo tra i pochi. Abbiamo dei progetti con le scuole medie di Carmagnola, quest’anno han fatto un doppiaggio live e altre cose legate ai videogiochi. Questo si inserisce in un contesto più ampio di educazione al videogioco, anche per i genitori. E altro arriverà presto.

Domanda polemica: nel nome delle fiere (più o meno famose) c’è la parola comics ma di fumetti ce ne sono sempre meno. Il pubblico è più attratto da youtubers e cosplayer. Come la vedete? Non sarebbe meglio fare una fiera più specialistica?

Max: Gli eventi comics spesso non hanno i fumetti. Magari qualche stand ma molti gadget, videogiochi e altre cose. Lo spazio per i fumettisti è sempre meno. Se però gli si dà maggiore spazio, come appunto mi piacerebbe fare, sarebbe un richiamo anche per maggiori standisti. Quest’anno al Carmacomics la parte che seguivo io, quella videoludica è stata molto bella, molto seguita, la parte dei fumetti  l’abbiamo ampliata con i nostri ospiti eccezionali però si può fare di più.

Paolo: Una fiera legata solo al cosplay la trovo un po’ limitante. La puoi fare solo di un giorno o mezza giornata. L’ambiente del cosplay è caratterizzato anche da molta competizione, invidie, ecc. Se fai solo cosplay rischi di non prendere anche il pubblico esterno, si rischia che venga vista come una fiera “di carnevale”. Anche gli standisti probabilmente direbbero di no o che puntiamo troppo sul cosplay.

Max: Tutti gli eventi devono avere comunque qualcosa di collaterale. Se pensi agli eventi sullo street food non hanno solo cibo ma anche un po’ di musica, stand vari, se no il pubblico si annoia e devi cercare un po’ di animare la situazione.

Paolo: Il discorso youtubers è un discorso particolare. Io personalmente non ne sono un grande fruitore, quello che di solito propongono non mi interessa. Eccetto casi particolari come Claudio “Dr. Game” che è molto competente ed è un amico. Torniamo al discorso di prima: noi possiamo chiamarlo il Favij di turno che ci riempe il posto di persone ma alla fine, cosa ci guadagniamo? Sì, ci porta gente…

Max: Ma a livello di qualità cosa hai dato?

Paolo: Come immagine della fiera, magari qualcuno dirà “hanno avuto Favij” – e dico lui per dirne uno molto famoso – però qual’è il valore aggiunto? Non ci interessa  chiamare il super-mega nome, preferiamo la qualità e la competenza. Con Dr. Game abbiamo fatto una puntata live sulle vecchie consolle e il Super Nintendo, durante la fiera, io gli ho fatto da spalla perché conoscevo l’argomento ed è venuto una cosa bella. Questa è la collaborazione che cerchiamo.

Sulla mancanza di fumetti e fumettisti, posso dirti che noi negli anni passati abbiamo avuto pochi ospiti ma perché non avevamo ancora le conoscenze, eravamo agli inizi. Soprattutto il primo anno, la mancanza di fumetti e stand appositi è stata una critica forte che ci han fatto. Però bisogna capire che io non posso obbligare gli espositori a venire da noi. Noi facciamo un regolamento, decidiamo i costi, ecc. però se poi non vengono o non li portano non puoi prendertela con me. Ed è un discorso complicato perché il cliente vorrebbe trovare il fumetto che dice lui, al prezzo che vuole lui e poi magari non lo compra. Un appassionato durante l’anno i fumetti, quelli principali, se li compra. In fiera vogliono trovare collezioni complete e a poco. Chi li vende invece ha bisogno di fare numeri alti che il Carmacomics non gli può ancora offrire. Pensiamo poi che molte case editrici grosse non vanno nemmeno alle fiere più importanti.