Cara Gazzetta,

l’impresa della Juventus contro l’Atletico è una pagina storica del calcio che resterà negli annali. Come tale, doveva essere celebrata dal più importante quotidiano sportivo d’Italia. E così hai fatto, con le cronache e gli approfondimenti dei tuoi bravi giornalisti. Confessiamo, però, di essere rimasti colpiti dall’immagine scelta per la tua prima pagina che, si sa, è importantissima: la ‘prima’ è il biglietto da visita del quotidiano, quello che il lettore nota subito, che fa il giro del mondo tra social e tv.

Perché, senza togliere nulla alla prestazione mostruosa di Cristiano Ronaldo, il gesto non proprio da salotto del the a Buckingham Palace da lui esibito a fine gara – in risposta a quello, identico, fatto da Simeone al Wanda Metropolitano e giustamente criticato – è stata la classifica macchiolina in una serata dove il marziano bianconero stato semplicemente perfetto, in tutto e per tutto. Come la squadra, del resto. Pertanto riteniamo fosse l’unica, delle migliaia di bellissime istantanee che raccontano la serata, non adatta per la prima pagina. E dire che, come confermato scorrendo le varie gallery sui siti, quanto a fotografie-simbolo c’era solo l’imbarazzo della scelta.

Anche dribblando l’inevitabile ‘E allora Simeone?!?’ scandito dai tifosi in tono grillino, ci attendono comunque al varco. Perché sì, ora si dirà: eccoli qua, i soliti rosiconi che pur di intaccare il capolavoro juventino si aggrappano ad un innocente sberleffo. Tutt’altro. A nostro giudizio, sbattere il ‘suca’ ronaldiano nella prima pagina di una copertina che, come spesso accade con le imprese sportive nazionali, verrà ricordata negli anni e conservata da tifosi e collezionisti, non rende affatto giustizia a quanto fatto dalla Juve che, ripetiamo, è stata straordinaria. Insomma, certe scelte le aspettiamo da altri quotidiani, non dalla Gazzetta: ve la immaginate la prima pagina della rosea dopo la finale del Mondiale 2006 con Cannavaro che fa il gesto dell’ombrello a Zidane e Grosso che si scaccola davanti alla panchina di Domenech dopo il rigore decisivo?

Senza contare che così facendo si sdogana un gestaccio – certo, non il peggiore che vediamo solitamente nei campi di calcio – che in altri tempi sarebbe stato relegato nelle pagine interne per non dargli troppa visibilità (del resto, visto che multerà il portoghese, pure la Uefa non lo considera tanto divertente). L’immagine, non lo neghiamo, è straordinariamente impattante. Ma sempre di giocatore che si smanaccia in mondovisione là dove non batte il sole si tratta. Dubitiamo che la buonanima di Candido Cannavò avrebbe dato il via libera per quella foto.

Ci concederete il momento ‘Ma nessuno pensa ai bambini’ in stile moglie del reverendo Lovejoy nel ricordare che Ronaldo è idolo, esempio, punto di riferimento per milioni di bambini e ragazzi, in Italia e nel mondo. E che, dai campetti di periferia a quelli delle categorie di dilettanti, non si contano le riposizioni delle sue movenze, delle sue esultanze, del ‘siuu’ ormai suo marchio di fabbrica. CR7, soprattutto agli occhi dei più piccoli, è un supereroe della Marvel. E, dal momento che noi pseudoeducatori riempiamo social, televisioni e giornali di analisi su come affrontare i tanti mali del calcio, alla ricerca dei modi per diffondere civiltà, educazione e fair play, forse sbattere davanti agli occhi di tanti ragazzini il momento trivialità del loro idolo equivale ad un invito a ripeterlo. Dopotutto, se l’ha fatto lui…

Cara Gazza, stavolta è andata così e ti perdoniamo, ci mancherebbe. Siamo convinti che quella prima pagina – quella foto che sarà riproposta e reinterpretata in milioni di versioni – è stata un’eccezione figlia di una notte di euforia. Una resa alla straripante e inarrestabile dittatura dei meme. Già il calcio è ammalato di migliaia di difetti: ecco, quando ci sono così tanti bei gesti atletici e tecnici in campo, non lasciamo che venga contagiato dalle cadute di stile e alle volgarità che imperversano nei nostri tempi tristi.

Più foto di dribbling e colpi di testa, meno esultanze da bar, insomma. Nella speranza che, considerato come si evolve in fretta la bassezza nello stile comunicativo di certi elegantoni ai vertici delle nostre istituzioni, non finiremo per rimpiangerlo, il ‘suca’ fatto agli avversari.