“L’Amaca” di Michele Serra del 20 aprile, più che un’amaca è stata un terremoto. 

Nella famosa rubrica, è stato trattato il tema del bullismo e della violenza nelle scuole, rivolto però verso i docenti, in relazione ai recenti fatti di cronaca. L’analisi socio-economica del fenomeno, definita da alcuni “classista”, puntava il dito contro gli istituti tecnici e professionali, colpevoli di attirare studenti di minor estrazione sociale e di conseguenza provenienti da famiglie con metodi educativi diciamo discutibili.

Ovviamente, una valanga di polemiche è ricaduta sull’autore, perché apparentemente si stava erroneamente facendo di “ogni erba un fascio”.

Personalmente, dopo una prima lettura, mi sono sentito molto toccato, in quanto ex studente presso un Istituto Tecnico, ma come me molti altri hanno avuto modo di esprimere le loro perplessità in merito. Sappiamo tutti molto bene che magari in forme diverse, ma non per questo meno gravi, in tutte le scuole si verificano comportamenti scorretti, dai più ingenui ai più viscidi, che però fatti sottobanco “dal figlio di…” non destano scalpore.

Le numerose critiche ricevute da Serra lo hanno costretto ad una replica formale, per meglio esplicitare il suo pensiero e mettere a tacere le polemiche (forse). Nel suo commento, vengono da lui stesso incolpati per il clamore suscitato i 1500 caratteri riservati all’Amaca, colpevoli di averlo portato ad omettere le ovvietà, in poche parole le eccezioni virtuose dei “borgatari” e quelle ingiuriose dei liceali arroganti. Tutto il resto tenta di giustificare il contenuto originale della rubrica, portando la discussione su difficili temi di sociologia, filosofia ecc.

Mi sembra assurdo che il commento a 1500 caratteri abbia richiesto tutto questo sforzo e il tirare in causa temi così complessi; se un tema è tanto articolato da aver creato tutto questa indignazione, come si è potuto pensare di sintetizzarlo fino all’osso in un numero ben definito ( e piccolo) di caratteri?
Non ho la presunzione di dare consigli a Serra, ma forse sarebbe necessario riconoscere di aver sbagliato i toni.
Dati alla mano, le sue affermazioni sugli episodi di violenza sono avvenuti nei contesti da lui citati, però questa continua enfasi nell’associare ignorante/povero= tecnico/professionale e figlio di liceali/ricco=liceo mi sembra molto offensiva e limitante. Anche i più pacati e meno arroganti penso che si sentirebbero offesi da affermazioni del genere.

Personalmente conosco persone di estrazioni sociali molto diverse che hanno frequentato allo stesso modo scuole molto distinte, seguendo i loro interessi e non obblighi famigliari( forse sto rimarcando delle eccezioni, ma anche solo 10 persone che lo smentiscano bastano per rendere dignità a tutte le altre).

In ultima analisi, citando la storia della sinistra per provare ad aggiungere argomenti a favore della sua tesi, così come un parallelismo con la battaglia sanitaria di Michelle Obama contro i “cibi spazzatura” che a causa del loro basso costo provocano danni soprattutto ai meno facoltosi, non fa altro che portare la discussione sulle nuvole, lontano dalle accuse rivolte ai cittadini italiani nella loro complessità. Mi sembra personalmente “un attaccarsi ai vetri”, che non fa altro che aumentare il dissenso.

Su una cosa Serra ha però ragione, sull’ignoranza diffusa proveniente dalla tv e sul sempre più presente populismo culturale, che mira all’esaltazione della semplicità, disprezzando la cultura in generale.

In definitiva, forse, prima di costruire “L’amaca”, sarebbe opportuno valutare meglio la scaletta, perché può capitare che 1500 caratteri non siano sufficienti a discutere alcune tematiche. A posteriori, il suo commento era necessario ed è risultato molto gradito, tralasciandone per un attimo i toni.

Sia chiaro, non si sta difendendo il bullo che aggredisce il professore, ma le eccezioni al Serra pensiero, che hanno il diritto di non essere ritenute, a priori, di serie B.