Eh già. Lo scorrere del tempo è veramente una fregatura. Fa sbiadire i ricordi, modifica la visione del mondo di ognuno, fa cambiare le persone. In modo impercettibile, giorno dopo giorno, spesso senza che ce ne accorgiamo. Poi un giorno capiamo che siamo diversi, cresciuti, invecchiati e ci prende il panico. E quando si è colti dal panico si dicono e fanno cose stupide.

Nei giorni scorsi sono stato attratto, come una falena dalla luce blu delle lampade estive, dalle polemiche musicali del concerto del 1° Maggio. Ci ho già scritto e non ci voglio tornare sopra ma mi hanno fatto riflettere tanto.

Ho letto tanti miei coetanei o comunque appartenenti alla generazione ’80 – ’90, lamentarsi dei gusti dei “giovani d’oggi”. E lamentarsi in un modo, con dei termini che mi hanno ricordato le parole che sentivo o leggevo quando ero un adolescente. Parole che provenivano da quelli molto più grandi di me, genitori o nonni. Loro cristallizzati in una bolla temporale, noi giovani galletti che volevamo distruggere il mondo. 15 anni dopo noi siamo diventati quei “vecchi” che volevamo rottamare. Brutta cosa il tempo.

Parto dalla musica ma il concetto è trasversale a tanti temi. Penso al lavoro: noi provavamo a lottare contro la precarietà quando ancora dovevamo finire di studiare e oggi un lavoro precario è già quasi una cosa positiva rispetto alla disoccupazione. Ma possiamo pensare anche ad altre cose come tv, intrattenimento, moda, sport, ecc. Il passato ci sembra quasi sempre meglio del presente. Spesso il presente nemmeno ci sforziamo di conoscerlo. Non a caso l’effetto nostalgia è praticamente onnipresente, dalla tv ai videogiochi, passando per i vestiti. Il vintage è alla base dei trend di quasi qualunque settore. Ma il vintage è anche la certificazione della morte delle idee nuove, un recupero a basso costo del lavoro fatto da altri mascherato per una celebrazione. Un modo alternativo di dire “pigrizia”.

Ovviamente questi discorsi nascono con la grave pecca di generalizzare molto. Non tutti sono così. La maggior parte ma non tutti. La discriminante è la mancanza di curiosità. Probabilmente legata alla questione pigrizia di prima, abbiamo smesso di essere curiosi, di interessarci al nuovo. Il futuro ci spaventa e ci rifugiamo nel passato. La cosa paradossale è che chi invece quella curiosità, magari un pò bambinesca, l’ha mantenuta viene trattato quasi come un paria della società.

Torniamo alla musica: provate a parlare di musica trap in mezzo ad un gruppo di amanti di musica indie. Non sapranno di cosa starete parlando se non per sentito dire ma vi attaccheranno su tutto. Se siete molto bravi, riuscirete anche a farne schiumare dalla rabbia un paio.

L’altro giorno lo scrittore/sceneggiatore Roberto Recchioni ha scritto che è divertente vedere (e leggere) “i trentenni scoprire che il loro tempo di essere giovani è passato e che la roba che amano è ormai da vecchi”. In effetti lo è, quel divertimento amaro e un po’ sadico. Io pure sono un trentenne e spesso e volentieri trovo che la mia generazione si ridicolizzi a ritmo sostenuto. Un esercito dei selfie che si lamenta davanti ad un cantiere. Brutta, bruttissima bestia il tempo.