Era la fine degli anni ’80 e stavamo per salutare due elementi portanti della società di quel periodo: la prima Repubblica e il Commodore 64. Nel frattempo, mentre Tim Berners Lee era chiuso nel CERN per concepire il World Wide Web, nel Nord Italia un uomo stava per dare qualche scossone alla scena politica italiana. Quell’uomo si chiamava Umberto Bossi.
Per i più giovani, che non hanno potuto ammirare il Senatur prelevare l’acqua del Po urlando il grande aforisma culturale “Noi della Lega ce l’abbiamo duro” consiglio di andare a recuperare l’illustre biografia di quest’uomo. Per tutti gli altri invece, credo che non ci sia bisogno di ricordare chi è e chi è stato Umberto Bossi.
Tuttavia un brevissimo riassunto vorrei farlo. Bossi ha fondato un partito secessionista che voleva letteralmente spaccare in due l’Italia , chiedendo l’indipendentismo della Padania e urlando slogan di dolce fratellanza come “SPQR: Sono Porci Questi Romani”. Anni e anni passati a insultare pesantemente i meridionali, cercando di lanciare la carriera del figlio, il Trota, la cui vicenda relativa alla laurea in Albania e all’iscrizione all’ateneo prima di aver ottenuto la maturità ce la ricordiamo tutti.
Bossi ha visto non pochi procedimenti giudiziari a suo carico riguardo
Finanziamento illecito
Resistenza a pubblico ufficiale
vilipendio alla bandiera Italiana (ps: lo Stato Siamo Noi)
Vilipendio al Capo dello Stato (ps: lo Stato Siamo Noi parte 2)
Diffamazione dei magistrati
Attentato ai diritti politici dei cittadini (ps: Lo Stato siamo Noi parte 3)
Istigazione a delinquere
La “rivolta” dei centomila bergamaschi
Truffa allo Stato (ps: lo Stato Siamo Noi parte 4)
Appropriazione indebita dei fondi del partito.
Infine (anche se ci sarebbe molto altro da dire) Bossi è quello della legge Bossi – Fini. E su questo non è il caso di aggiungere altro.
Trent’anni dopo nella scena politica italiana arriva un ragazzo appena trentenne, nato e cresciuto nel Sud, difensore dei cittadini e protettore della giustizia. Potrebbe essere un volto nuovo, quello giusto per cambiare il Paese, spazzare via il marcio e la corruzione della politica italiana e dare vita alla Terza Repubblica, quella del cambiamento. Questo è quello che dice. Questo ragazzo si chiama Luigi Di Maio e, probabilmente, lo conosciamo tutti.
Oggi Di Maio e Umberto Bossi sono seduti insieme in Parlamento, si stringono la mano, si sorridono, sono alleati di governo e, insieme, decideranno le sorti del nostro Paese. Qualcuno obietterà che ormai Bossi non conta più nulla e che le decisioni nella Lega le prende Salvini, il neo ministro dell’interno che guardando i cadaveri dei bambini annegati dopo mesi di tortura ha detto “Ora è finita la pacchia”.
Non so quale dei due segretari federali sia meglio, contenti voi.
Ma torniamo al legame Bossi – Di Maio. Questo sodalizio politico è l’emblema di quello che è il Movimento 5 Stelle: un gruppo oligarchico che ha fatto della sua vergognosa incoerenza la sua arma più potente. Ha saputo fare leva sulla rabbia e sulla delusione (entrambe legittime) del popolo italiano per il proprio tornaconto.
Prima che qualcuno mi additi come “il piddino renziano” di turno (perché ormai il mondo si divide in due categorie, i giusti adepti di Caseleggio e i demoni che votano PD, ma fortunatamente esistono altre categorie) ci tengo a sottolineare che non ho mai votato PD e solo una volta ho disegnato la crocetta su un partito che ha preso ben il 7%. Diversamente non ho mai superato la soglia di sbarramento. Questa serie di delusioni e catastrofiche sconfitte politiche però mi ha insegnato una cosa: l’autocritica. Perché si, in quanto cittadino ho tutto il diritto, e soprattutto il dovere, di votare per un partito e poi lamentarmi per il suo operato.
Amici pentastellati smettete per un momento di fare gli ultras e comportatevi come persone normali, non siete adepti di una setta esoterica, siete elettori di un partito. Quindi, guardate la realtà in faccia, e ammettete anche voi che il vostro Movimento sta tradendo giorno dopo giorno tutto quello che ha promesso. Ha appena siglato un’alleanza (se preferite chiamatelo contratto, ma di alleanza si tratta) con un partito di pregiudicati e corrotti che ha contribuito alla rovina dell’Italia (la Lega era alleata di Berlusconi durante il suo quarto governo, quello che ci ha portati a Monti, nel caso la vostra memoria a breve termine l’avesse rimosso). Una volta questa operazione si chiamava inciucio, ora si chiama contratto, ma amici grillini, è la stessa cosa.
Molti diranno che questa alleanza è stata colpa della schifosa legge elettorale voluta da Renzi e dal Pd, anche se, se fossero passati il referendum e la legge elettorale realmente voluta dal PD a quest’ora non ci sarebbe stato bisogno di quest’alleanza.
Il Movimento, grande promotore dei diritti civili ha assecondato la nomina di Fontana al ministero della Famiglia e dopo aver condannato gli ultimi governi capitanati da professori eletti da nessuno ha nominato un Presidente del Consiglio professore eletto da nessuno (Almeno Renzi era stato votato dai suoi elettori, nessuno degli elettori cinque stelle, invece, ha votato Conte).
Non vado oltre nelle lista dell’incoerenza e delle prese in giro perché non è questo il punto. Il punto è che mi piacerebbe vedervi tornare a ragionare cari amici a cinque stelle. Il Movimento sta facendo esattamente tutto quello che in questi anni ha etichettato come mafioso e criminale. Vuol dire che il Movimento è corrotto? No, non vuol dire questo. Vuol semplicemente dire che il Movimento ha dovuto scontrarsi con un macchina con la quale, nel suo mondo utopico e irrealizzabile, non aveva fatto i conti: la democrazia. Nella nostra democrazia, nata per evitare derive autoritarie, occorre sporcarsi le mani, scendere a compromessi, attenersi all’andamento dei mercati, alle regole europee e soprattutto a quelle istituzionali. Perché governare un Paese non significa prendere il potere e fare tutto ciò che si vuole in libertà, ma comandare nel rispetto delle istituzioni. Uno degli ultimi uomini ad essere salito al potere con il consenso popolare giustificando così la sua massima e indiscussa autorità è stato un uomo che ha guidato la Germania negli anni ‘30. Spero che non vi siate dimenticati di come è andata a finire.
Questa è la politica, questa è, nel bene o nel male, la democrazia. E quindi vorrei che il Movimento 5 Stelle ammettesse di aver fatto fantapolitica per dieci anni e di non essere diverso da nessun altro partito. Tranne dal PD che, mi spiace dirlo, ma effettivamente è l’unica forza politica realmente democratica nel nostro Paese. Anche tutti i partiti che ho votato in questi anni erano molto democratici, purtroppo hanno inciso sulla scena politica quanto me nel mondo del giornalismo: nulla.
Dicono che sia finalmente nata la Terza Repubblica. Staremo a vedere, auguro il meglio a questo governo, perché il peggio avrebbe ripercussioni devastanti sul popolo italiano e di problemi ne abbiamo già avuti e ne abbiamo ancora. In bocca al lupo a chi governa e spero che tutti gli adepti-ultras tornino a essere organismi pensanti. Nel frattempo sto cercando qualche negozio vintage in cui poter comprare un Commodore 64. Non si sa mai, meglio essere sempre pronti per il futuro.