18732431065_6f85264bcc_o  Il Cile entra nella storia. Con la vittoria ai rigori contro l’Argentina “la Roja” vince la sua prima Copa América e regala una notte di delirio al suo popolo. Una vittoria attesa decenni che si concretizza con il rigore decisivo di Alexis Sánchez. Un “penal” in grado di cancellare i fantasmi del passato, quei fantasmi che aleggiavano sulla Stadio Nacional di Santiago, teatro di torture, sparizioni e morte dei ribelli politici durante la terribile dittatura di Pinochet del 1973.

È stata una Copa América perfetta quella della selezione guidata da Sampaoli: al di là di qualche aiutino arbitrale (rigore nella gara inaugurale molto dubbio e superiorità numerica contro Uruguay e Perù ai quarti e semifinale, n.d.r.) il Cile ha dimostrato di avere più fame e intenzione di arrivare ad alzare la Coppa. È stata la Copa América di un gruppo che ha saputo lottare e che ha avuto in alcuni giocatori le armi in più: in difesa, impensabile un mese fa, Gary Medel è stato un autentico muro. Non è stato il Medel visto quest’anno in Italia, ma è stato quel pitbull di cui tanto avevamo sentito parlare prima del suo approdo nel nostro campionato. Isla, mai esploso con la maglia della Juve, è tornato a macinare km sulla fascia destra come ai tempi di Udine. Poi l’attacco: Vidal, incidente stradale a parte, si è confermato su ottimi livelli unendo personalità e qualità. “El Mago” Valdivia ha dato estro e imprevedibilità, mentre Edu Vargas è sbocciato e con 4 reti ha trascinato i suoi fino alla finale.delirio cileno

Veniamo agli sconfitti: ancora una volta l’Argentina perde una finale. Dopo i recenti Mondiali brasiliani cade anche nella finalissima di Santiago. Saranno giorni di forti polemiche sulle pagine dei giornali e nelle trasmissioni tv argentine. Già posso immaginare le critiche a Messi: è vero, “la Pulga” ha nuovamente steccato sul più bello. Finale a parte, ha segnato un solo gol (su rigore) e continua a non aver vinto nulla con la “camiseta albiceleste”. In maniera del tutto personale dico che Messi ha nuovamente dimostrato di essere il giocatore più forte al mondo. In questo torneo ha fatto vedere cose che gli umani non possono nemmeno immaginare. In finale non ha brillato soprattutto perché è stato ingabbiato. Ogni volta che ha avuto il pallone tra i piedi è stato sistematicamente atterrato o trattenuto (non a caso l’intera difesa cilena ha finito la gara con la “tarjeta amarilla”, n.d.r.). Una sola volta, al 90′, è riuscito a sfuggire ai placcaggi avversari, ha saltato un paio di uomini creando l’occasione più clamorosa della partita culminata con l’errore di Higuaín che da zero metri ha concluso sull’esterno della rete.

Elogio personale: ancora una volta grazie “Jefecito” Mascherano. Dopo il Mondiale da protagonista di nuovo ti pieghi in finale. In campo, come sempre, hai lasciato tutto e meriti di vincere qualcosa di importante anche con la maglia della “selección”. Leader vero, icona e orgoglio nazionale.stadio Santiago

“Penales”: dagli undici metri può sempre succedere di tutto. Higuaín, sempre lui, calcia nei cieli di Santiago l’ennesimo rigore della sua stagione. Poco dopo Banega, poco convinto, tira debolmente e fa fare bella figura al portiere cileno Bravo. È l’apoteosi: sul dischetto si presenta Sánchez che con un mezzo scavino cambia per sempre la storia del calcio sudamericano. Il Cile cancella quello scomodo zero nella casella dei trofei vinti. Da oggi lo Stadio Nacional di Santiago fa un po’ meno paura: le grida strazianti dei prigionieri politici lasciano il posto ai cori e al boato di un popolo intero, un popolo che per decenni ha sognato quella Copa América più volte sfiorata. Un popolo che si sveglia oggi e, guardando il trofeo finalmente in bacheca, si accorge di non essere più inseguito dai fantasmi del passato.

Lessico:
 Penal: calcio di rigore
 El mago: il mago
 La pulga: la pulce
 Tarjeta amarilla: cartellino giallo
 Jefecito: piccolo capo, capetto
 Selección: nazionale argentina