I vari movimenti attorno al/alla TAV che nelle ultime settimane sono scesi in piazza per far sentire la loro voce contrapposta, sono incredibilmente rappresentativi dei problemi del nostro tempo.

Innanzitutto perché tutti, nessuno escluso, fanno ragionamenti assolutamente semplicistici intorno ad un argomento molto complesso e strutturato. Le ragioni dell’uno o dell’altro fronte tengono in considerazione sempre e solo una parte di fattori, di solito quelli più vicini alla propria idea, tralasciando più o meno coscientemente gli altri. La discussione che ne deriva è sempre parziale, superficiale e partigiana, senza via di scampo da questo processo mentale.

Chi di TAV scrive e racconta fa nella stragrande maggioranza dei casi lo stesso ragionamento. I tg e i giornali hanno da sempre affrontato l’argomento in maniera poco professionale e assolutamente sbrigativa, contribuendo ad annacquare il dibattito quando non a renderlo una farsa. Allo stesso tempo chi sulla questione snocciola solamente numeri e dati, perde di vista molti altri punti e problemi dalla natura più umana e popolare.
Altro elemento particolarmente identificativo è quanto i membri delle due “fazioni” siano facilmente manipolabili e raggirabili.

Che fossero per il “si” o per il “no” alla TAV, molta gente – io mi spingo a dire la gran parte – non sapeva bene per cosa stesse manifestando. Non solo per una scarsa se non inesistente conoscenza della questione, ma anche perché l’inerzia dei due movimenti ha portato molte persone a “farsi una passeggiata” per stare in compagnia del proprio gruppo sociale. Ne più ne meno.

Oggi, ma potremmo dire fin quasi dal principio, essere un “No TAV” o un “Si TAV” è quasi una moda, un contemporaneo schierarsi coi Guelfi o Ghibellini.
Tutto questo io non me lo sto inventando, basta vedere le centinaia di video provenienti dalle due grandi manifestazioni pro e contro questa opera. In entrambi i cortei c’erano forze politiche e sociali totalmente mischiate.

Se ad un primo sguardo si potrebbe pensare che una tale omogeneità sia un bene e che collochi la questione su un campo totalmente trasversale, basta un poco di approfondimento (si legge “basta ascoltare quello che dicono”) per capire che è più la confusione di idee quella che regna.

Al netto delle contraddizioni partitiche delle due piazze che vedevano un mischione generale, per molti le due manifestazioni sono state un essere pro o contro l’attuale governo. Solo che i partecipanti non erano tutti concordi quale delle due fosse pro e quale contro. Come anche non erano concordi su quello che si manifestava. La TAV è stata il pretesto per manifestare contro e a favore di tante cose: lavoro, scuola, futuro, presente, diritti sociali, industria, immigrazione, ecc.

Il paradosso è che su tanti argomenti si manifesta contro e a favore contemporaneamente non solo all’interno di una manifestazione, ma in entrambe. Mi verrebbe da dire una contrapposizione di Pulcinella, a favore di social e poco più, l’autocelebrazione della propria immagine di contestatore dello status quo. Perchè su alcuni topic delle manifestazioni, ad esempio il lavoro, non si può essere favorevoli, contrari e contrapposti tutto insieme. Cioè, si può ma si finisce con l’essere come minimo un po’ dei Ridolini.

Ultimo elemento è il fattore denaro. Entrambi gli schieramenti nascono per e con il fine ultimo del denaro. Quando si parla di lavoro, di futuro, ecc si parla di soldi. Si lavora per soldi e i soldi servono per arrivarci al futuro. Così come la perdita del denaro, per mancati indennizzi o appalti per lavori, è poi quello che ha fatto nascere entrambi i movimenti. So che cozza con la genesi mitica promulgata dai vari leader, o presunti tali, dei due movimenti ma tutti quelli coinvolti con un minimo di onestà intellettuale non faticheranno ad ammetterlo. Tutto il resto è partigianeria spicciola.

Vi propongo un esperimento, semplicissimo: prendete due vostri amici, possibilmente di pari capacità dialettica e attaccamento all’uno o all’altro schieramento; chiudetevi voi tre in una stanza, soli, e fatevi spiegare il perché delle loro scelte sulla TAV, cronometrando in quanti minuti finiscono con l’insultare i costumi sessuali delle loro madri o darsi a vicenda dell’ignorante, del cojone, ecc.

Sono abbastanza sicuro che rimarrete stupiti di quanto la discussione degeneri in fretta e, questo, perché alla fin fine in pochissimi hanno realmente degli argomenti validi. Si è un po’ tutti “Boh TAV”.