FS_TAF_64È successo anche a me. Anche io ieri sono stato vittima degli scioperi nel trasporto ferroviario.

Questo non sarebbe dovuto essere uno sfogo; gli scioperi se vengono indetti sarà sicuramente per un valido motivo e lungi da me nello sperare che un giorno vengano aboliti. Tuttavia, il mio sarà sì uno sfogo, per una serie di ragioni.

Innanzitutto il treno che ho preso io era delle 20:52, quando lo sciopero era già terminato (alle 18:00). È una prassi ormai comune che le vere “vittime” degli scioperi ferroviari non siano i pendolari delle ore in cui il servizio è sospeso; loro infatti hanno la “fortuna” di sapere per certo che rimarranno a piedi e cercano un’alternativa al solito mezzo di trasporto. Quelli che veramente sono colpiti, infatti, sono tutti coloro che decidono di viaggiare subito dopo gli scioperi.

Non so quale possa essere il motivo di tali ritardi a catena. Guasti delle macchine? Intasamento delle linee? Non si sa, ed è proprio questa la cosa che più mi fa imbestialire.

Uno sciopero è una protesta, e una protesta è vincente se serve a sensibilizzare. E INVECE NO. Gli scioperi arditi dai metalmeccanici coincidono con cortei, volantini, slogan e campagne informative. Al contrario quelli ferroviari non sono nient’altro che disagi inenarrabili per i pendolari (come se fossero loro i colpevoli del disagio dei dipendenti Trenitalia) che non hanno nemmeno il diritto di sapere per cosa stanno “combattendo”, seppur indirettamente.Work_by_Chris_Brown_(7211166)

Ma veniamo al fatto accadutomi. Prendo il treno delle 20:52 in transito a Savigliano e diretto a Torino Porta Nuova, con l’arrivo previsto per le 21:35. Il viaggio sembra trascorrere senza complicazioni, non fosse che in una zona indefinita tra Carmagnola e Torino Lingotto il treno rallenta e poi si ferma. Stazionando lì, in the middle of nowhere, per circa mezz’ora. Nel silenzio degli addetti ai lavori la carrozza riparte ad una lentezza da film polacco e giunge a destinazione con più di 40 minuti di ritardo.

Una volta sceso dal treno, mi affianco ad un ufficiale in divisa Trenitalia chiedendogli se era anche lui sul mio treno. L’intento sarebbe stato di chiedere il motivo del ritardo. Lui, senza neanche guardarmi in volto, mi mostra il palmo della mano come per allontanarmi e mi fa “No no io non so niente. C’è scritto tutto sui cartelli là in fondo”. Dopodichè gira dietro ad una carrozza e scompare.

Quel “là in fondo” indicatomi era del tutto indefinito, l’indisponenza dell’uomo invece era ben definibile.

Sono tutt’ora amareggiato da questo avvenimento e vi prego di aver pazienza e seguirmi nel ragionamento.

Suppongo che il ritardo accumulato sia dovuto al fatto che gli scioperi abbiano posticipato numerose partenze di treni, ingolfando un po’ tutta la rete; se i fatti fossero davvero questi, è ovvio che il macchinista non abbia colpe. Tuttavia ci si deve sempre ricordare che la gente PAGA un biglietto per AVERE UN SERVIZIO, dove per “servizio” si intende arrivare ad una certa ora in un certo luogo. Se una delle due caratteristiche non viene rispettata (magari anche solo di pochi minuti o di pochi chilometri) si potrebbe denunciare un servizio non più utile, difforme a ciò che si era pattuito, e quindi valevole di rimborso. Trenitalia prevede dei rimborsi in questa misura: ¼ del biglietto per ritardi che vanno dai 60 ai 120 minuti, ½ se il ritardo supera i 120 minuti. images

Tralasciando la giustizia o non giustizia del rimborso previsto (non avrei mai chiesto il rimborso di un biglietto da 5,25€), mi lascia senza fiato, e lo dico nel modo più sincero possibile, l’atteggiamento del personale Trenitalia, ovvero una categoria che quando sciopera tira dentro alla sua protesta un mare di gente senza neanche avere l’accortezza di spiegare il perché, e le conseguenze che avrà nell’arco della giornata. ®3å·Ä¤aùå?2~_êvš5òÅ$^¹²¼DÚBG;þÒ0¥?ÕþlŒeaH݈Ø_Ü6³iu5ܑH³FZè;+Æ9²²ËǯĦßd[I曍šöñˆ+͜©Øþò¼²4ñ’k:ͼ>®¡ªÝ™=%.ÒJÕ Ó³„]ËäÍR÷ëڝÝïZšI¸øzŽZŸŽI­ç<ÕåýòÎÎ9,ßëf{“stœIbe<Fô4	Ç y²ËóΞP×2šýÎSi²é­©Ý‘zZ³ü?îÌJ$®ß³‡€#Œ¼ïQòÌð^‹é§¸[¢âV{ÈÞ6æy70„šäøzw¹J|å«_êºÓß^Ü­Ôó"t~kð R§O³€B¶dei$‚‡†Y>æ!^ÇP¸³“”NBF•§!ý# –{qz’¤ihCK4~ªÝ@ê*;×-¨Yù¾Ü²=։bèà†!5µZ¼hŠšÿ’Øðù¢ßÿÑFß^óð$ovÐÇ@[ªÂ>õ£Ãd8†G!(­>+[›¤Žâî8‹ïîŠý,9dÎÌïHÐüƒ¡ÏÍ%úގ¥mˆTûÁfʌË`ƒ/±Ð´‹$	oi…Š†b=ËTäl² §uå?-ݒÒØÆ®z¼CÓ?ð´Â$Pb{ÏË]9êm.¥‹Á$×ï[%Æǁ+—ÈÚ͵}ŽTÿŠÚŒ~†¦$p”ú~¥l)5¬±ÿ”Êh>‘Q’C½æÚ× TäÄ„Pq5Üä¢7a#³Ì´™~bYÉd‚ÑÒ´±0IøUý³Œ÷XlÃ|Ϥ‹/4ê–*‚IŒq˜Ç¨êJ`ØO{ŠÙê_º¥·œ¿.tûãb˪èÁ$[”eeh]BN 0ÉþÃ*¢ß)^ïœrh}ÙùçX|Õùc¥=Ìêڍ‚>ñYÃ9k…ƒ¿ï"àùIÝÏvGæ#ùw[… Ôôøná}Ù%E ÐÔvñÈ­—kó‹ÞD¾Ôä+=”%x›8V‚~1Ugåþώ"Ž™ØþXySÈÞ_KoÓ7“;Ám IdbÆ´UP”_ò›$±1¦?w20nùö§ù¸Ì¤$ P÷úU‡‘¹zæw•/b¸g´·y4]D!{¥RcIʀPµ(9R«¾^Ic:^©s§Ù»[q%ˆiÕ·A⿎VG©²ý)žæ[gÕ¬î.”@ö³$ñ7*±Vƒ©¡÷Èø#ŠÛ¤ˆpŽÎÿuÑÚOç›'[Õ¶xéöž;mN¿«,0eŽjRÝO$÷™'•‹»·V'®ø@bM¡V8‹i·j“…Y_µO.iÃßêEђ2–Å#.>ÌƝ(¢™SC>~ò,àúš„J;‰Ñ—þ$¹Ylâ+ó{Cò?›|‰¨®›q§¶«g¼±x^ÉåÀŸ‡ûÅäŸ"ÁMøë/i_O,«³T§Ö÷±iušš?ôæB¬†ŠYéÔ åDÅ5ce’ÝYÝÙÙ«Añ·"8Óß©ÿҏYLҀ]ÏÒp±M Œ’ýE&¶k4.$IÚìчïÀJ@¦W¦ùÏ^´P¦äÜ ý™Ç#Oõ¶oÇ bË!³üÆ·4Ö¬ž/q¡Èð2ã‹Nó^zÅvˆç¢KXÛþ˜Ñv›¨)䧸5¯¦Ç¦‚À1gФ„%¤pI¨úŠ²M©dJՁp;ÿ.[ˆiË@>yò1Ïç½^V¥ gUöø©ü1—4C’]ù«¤}_ÌpêCPP·a,B„Wœö9.aSï$	5/ÜÙ=¤—‹jÉé@Ã-z¯üÈHÓ`Ýàúޑ&›­éòˆE#*S¿	 €~϶6õ?ÊKûKêÞL³–yHƒá¥{Шü^jó¸åe¨ÃÜ*ÈJÿÀ·!‰ˆH™NtÿÌ¿=F”¸¹ŠHÈ 2ąþu^úr˜™@Kwuw3ÜÊÓO)«ÈƤÿŸ†(%+׼ɦhVîü¸Š¼GZ¬zt¯×57ó†³4ÂK=>8öŠK‡ô¹­h>"|r<&ûٙX§ª~aþeùM',<“ÖúŽ©è[G'ÔX›h$1pÏ-×áOøúÊ%’êÞh•…T´lÞEµ;!ÅÙ#à	é4‹V†­FaSáßG@=«íŠS+MFòу[I	³}=°RA(›ÿ5j÷Q®.Ü@ ¥GùA-‘"™]¼Ûϟ™ú—íE¾vš†£Ê²Zªº2ÕV-FõÂS“N*ø¢óßÊýfçRó6¡/îÖú÷âŽ.J«RwêݾJScô/:þ[þ`j––°CN‚%XbŠR¾¨¨åê;Ðñé”Fr?Slâ%T8i2ü¶üºó—¥¸—Q»ŽàF©éBŒœ(I'‘f­ÕÈÊFIŒi”ê?”ÞL×.¾¹ªiÂîéT/©!$Ó¨ŽÛâ,rR-4Ò(<…m‘ÛèÑ۔°–›ý’šš•–	!©?&ô#5¥äðW쬁eQÿoÇ'ÆXð%Wÿ”zìf–·P]å5Œþ!‡ü6<kÂRÙ|‰æ«HÏ©§JÊ7å$ªIü0ÚÞ¿b¢Ý ¿¶!©P“¡}Èq×<§Rò½´÷L4XëRTMOA’B_æO,XX˜ÄVßÂiZm¶!Zò擭ÙN·VSيÔzr2~ï€Äi/bÑ<íç;hR6Õ^gTLˆÿEJŒeÆYMŸæ~½ækp­?qaø`ðÓƛZ~kZîôÇÛ³E"°ûœ.õª¯Ö=^òõèzŸOÕþ­™Ma§#özöÂÅmJ~΅sÓúu®Ž˜…WŠµïôSB]ÿyýåèÞß±Ó¾‡ù¯ôw×ÖÁÝcþëëßXú~­ÿ’oý¬!*Jzâ¾;}N¾·ûwĦŽ!iõùY¶—é[×9ú¤º7÷^¯îyÆLŒþ–g›5üÞý

Ripeto, a scanso di equivoci, che credo vivamente nella libertà di scioperare e mai auspicherei la privazione di tale diritto. Dirò di più: conoscessi davvero le motivazioni potrebbe anche essere che aspetterei con meno fastidio mezz’ora nel buio di una rotaia dimenticata da Dio. Ma invece no, pare che sia una protesta della loro categoria, e che quindi solo la loro categoria debba essere al corrente di ciò che accadrà e delle motivazioni.

Auguro vivamente a tutti gli altri pendolari di ieri e oggi, che vi siano successe situazioni, non più agevoli (perché il disagio è ciò che uno sciopero deve generare), ma sicuramente più ragionevoli e più umani. Dove il domandare è ancora lecito e il rispondere è rimasta una cortesia.