bartali militareTanti sono stati i campioni, qualcuno è stato campionissimo ma solo uno è stato riconosciuto come il Giusto. Gino Bartali.

Molti lo conoscevano come Ginettaccio, altri come Uomo di Ferro ed altri ancora come il Pio. Bartali è stato, oltre ad un grande campione del pedale, un grande uomo soprattutto quando era il momento di fare perché come diceva lui stesso “ciò che conta è fare e fare come si deve”.

La posizione di Bartali è netta sin da subito (da buon toscano): le sue vittorie non devono essere strumento di propaganda per il regime fascista. Nel 1938 è un anno di gloria per lo sport italiano (la nazionale di calcio vince i mondiali e Bartali vince il Tour) ma non per tutti il regime riserva lo stesso trattamento, il motivo è semplice: Gino Bartali dedica le sue vittorie, anziché a Mussolini, a Santa Teresa di Lisieux o alla Madonna del Carmelo oppure al Papa, unica e vera autorità riconosciuta da Gino.

Bartali non è solo devoto e praticante di facciata; così, quando nel 1943 il Cardinale di Firenze, Elia Dalla Costa, lo chiama, Gino non esita: inforca la bicicletta sale sui pedali e dice alla moglie “vado a fare un lungo”, come a dire vado ad allenarmi non ti preoccupare. La sua bici correva veloce sulle strade fra Assisi e Firenze. La sua missione: entrare nel duomo di Firenze, prendere le foto di uomini, donne e bambini ebrei dal cassetto delle elemosine ed inserirle nei tubi del telaio per portarle alla tipografia clandestina del convento delle suore clarisse di San Quirico, la quale forniva nuovi documenti falsi.andrea bartali - yad vashem

Il Fare di Gino non si ferma qui, già perché escogitò anche un efficacissimo sistema per la fuga: il tutto avveniva a Terontola (vicino alla caserma di Aviazione dove Bartali fu assegnato). Bastava un caffè al bar di Leo Pipparelli o una visita al suo amico Dino Margara e poi l’incontro con i suoi tifosi per distrarre i ferrei controlli alla stazione della milizia fascista o della polizia tedesca. Salendo anch’egli sul treno concentrava su di sé, grazie alla sua notorietà, la piccola folla mista di gente semplice e militari tutti a festeggiare ed applaudire Gino. I viaggi di Bartali furono la salvezza di ottocentocinquanta persone.

La casa di Bartali, come la casa di un buon cristiano, è la casa di tutti. In quei giorni Gino apre le porte alla famiglia, ebrea, dei Goldenberg, di origine fiorentina trasferitasi a Fiume. Bartali li nasconde per più di un anno, prima in casa poi in una cantina di proprietà. Una testimonianza diretta dei Goldemberg, quella di Giorgio, permette a Gino di ottenere il titolo di Giusto tra le nazioni, riconoscimento dello Yad Vashem (memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto) rivolto a chi ha rischiato la vita per salvare la vita anche di un solo ebreo.

Il Ginettaccio brontolone spesso esordiva: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ma sicuramente su quelle strade sterrate delle campagne toscane pensò: “l’è tutto giusto e l’è tutto da rifare”.