La mia generazione, quella dei nati negli anni ’80 e inizio ’90, viene spesso e volentieri etichettata come “generazione di bamboccioni”.
Il bamboccione è quella persona che, vittima della propria pigrizia – fisica e mentale – e indolenza, vive in modo parassitario coi propri genitori e rinuncia alla propria indipendenza, sia economica che pratica. Non nego che questo termine mi faccia incazzare come pochi. Allo stesso tempo la colpa è “solo” nostra.

Semplificando molto e non tenendo conto delle innumerevoli sfumature, si può dire che donne e uomini della mia generazione sono divisibili pressochè in due categorie. Da una parte abbiamo chi ci prova e ce la mette tutta, migliaia di ragazzi che studiano e/o fanno lavori sottopagati (spesso più di uno), che vivono in uno stato di semipovertà ma riescono, nonostante tutto ad andare avanti. Persone che lottano ogni giorno per la loro indipendenza, sia essa ai limiti del buon senso o meno. Ragazzi che riescono anche a mettere su famiglia a discapito di tutto. In questo gruppo è giusto mettere anche chi nella vita “riesce” grazie al proprio impegno e passione e si può permettere una vita più o meno agiata.
Chiamare loro bamboccioni è un insulto a Dio ma ogni volta che capita, e nel dibattito pubblico capita spesso, non li vedo reagire. Sento e leggo frasi da politici ed “esperti” di una tale bassezza che ogni volta mi aspetto scoppino rivolte con torce e macchine ribaltate, assalti alle panetterie e barricate coi mobili Ikea per strada. Invece tutto tace. Certo, dopo 14-15 ore di lavoro + viaggio, passa un pò la voglia a chiunque.
Dall’altra parte abbiamo il nutrito gruppo dei “bamboccioni state of mind”, quelle persone che vivono esclusivamente grazie all’aiuto dei famigliari. Attenzione, non parlo di chi riceve un “di più” dai propri genitori, ma di tutti quelli che senza i genitori (e nello specifico i loro soldi) sarebbero a chiedere l’elemosina per strada.

E’ abbastanza facile riconoscerli perchè ostentano come propria una ricchezza che in realtà ereditano solo. Generalmente incapaci, molto spesso arroganti e presuntuosi, vivono di social – in particolare quelli dove possono mostrare la loro immagine – e pensano che tutto quello che hanno se lo siano meritato. La “prestigiosa” scuola americana dove conseguire il master in nulla (leggasi laureificio a pagamento), cene a base di sushi 5 giorni a settimana, pranzi (il cibo è vero e proprio status symbol) portati dai riders di Foodora ai quali mai lasciare la mancia, vacanze ogni 3 mesi, attico in centro, shopping compulsivo. Tutto pagato dai genitori e nonni. E non potrebbe essere diversamente perchè non hanno mai lavorato un giorno nella loro vita (avere un macbook con photoshop installato non equivale a fare il designer, così come una webcam non rende automaticamente content creator).

In un mondo giusto, quelli del primo gruppo avrebbero occupato le case dei secondi, mangiato il loro cibo e dormito nei loro letti. Invece, con un incredibile contrappasso dantesco, i secondi si sentono obbligati a mischiarsi con la plebe del primo gruppo per raccontargli le loro disgrazie che solitamente vanno dal poco parcheggio in centro al “sono povero e quest’anno mi accontento solo di 2 settimane alle Fiji, una in Svezia e 10 giorni in Giappone”. Gli stronzi però sono quelli del primo gruppo che ascoltano pazientemente invece di rispondere con una testata sul naso.
Ricordatevi: ogni volta che a quelle frasi non corrisponde uno schiaffo, state facendo un torto tanto a voi quanto a loro. Bisogna educarli o non capiranno mai il male che stanno facendo a tutti noi e a loro stessi.