Parlare di un film come Avengers Endgame è incredibilmente complesso. E’ strano perché, di solito, i film Marvel sono abbastanza semplici, scritti e prodotti con un target di pubblico ben specifico (bambini, giovani e fan Marvel) e il più delle volte offrono ben poco di cui parlare. Endgame invece no. O meglio, non solo.
Endgame è il diretto sequel di Infinity Wars e vede i sopravvissuti dello “schiocco” di dita di Thanos – che aveva fatto scomparire il 50% delle creature viventi – fare i conti con la vita che continua. Il finale di Infinity Wars aveva scioccato il pubblico e, vado a memoria, non ricordo un film mainstream di supereroi finire con la totale vittoria del cattivo. Per un anno tutti si sono chiesti cosa sarebbe successo nel film dopo e, adesso, abbiamo la risposta.
Non entro troppo nel dettaglio della trama (ma dovrò farlo per parlare di alcuni aspetti) ma fondamentalmente gli Avengers rimasti, dopo 5 anni di faticosi tentativi di andare avanti con la loro vita, trovano il sistema di andare indietro nel tempo a recuperare le gemme dell’infinito per riportare indietro le persone scomparse. Questo da il via a “simpatici” siparietti all’interno dei precedenti film della Marvel, offrendo allo spettatore uno sguardo ad avvenimenti iconici ma da una prospettiva laterale. Alcuni sembrano un po’ tirati per i capelli ma fanno comunque la loro figura. La questione viaggio nel tempo non è esattamente spiegata bene, nonostante un momento che potrei definire “accademico” e, nel finale, è pure contraddittoria. Furbamente ogni volta che i personaggi parlano di viaggi temporali e paradossi, vengono inserite battutine e strizzate d’occhio a tutta la cinematografia che si è occupata dell’argomento. E’ una ruffianata (una delle tante) ma funzionale ad alleggerire un argomento ostico e spesso foriero di buchi di trama.
Recuperate le gemme si assiste allo scontro finale tra gli Avengers e un Thanos del passato (sorvolo sui dettagli strampalati perché sono buono) piombato sulla terra con tutta la sua armata di invasione. Lo scontro è epico come doveva essere anche se, in alcuni frangenti, un po’ confuso. Il finale è un po’ telefonato ma costruito apposta per emozionare lo spettatore e commuoverlo alla grande e, in effetti, ci riesce molto bene. I buoni vincono grazie al sacrifico di Tony Stark/Iron-man e i cattivi vengono spazzati via. Letteralmente.
Questa in breve la trama. Le altre cose da dire sono tante.
Innanzitutto il film, che dura tre ore, in molti momenti non sembra un film di supereroi. Tutta la prima parte è molto introspettiva, si parla tanto (per alcuni troppo) c’è molto lavoro sui personaggi (quelli rimasti ovviamente). La loro vita è andata avanti, seppure con tante difficoltà e la speranza ha lasciato il posto alla malinconia. Alcuni personaggi se la cavano meglio di altri, sia come “storia” che come utilizzo all’interno del film. A farne le spese maggiori è senz’altro Thor che, a causa della sindrome da stress post traumatico, è diventato un alcolizzato beone giocatore di videogiochi. Un omaggio/richiamo/copia del Drugo del film “Il grande Lebowsky”. Questa cosa ha fatto arrabbiare notevolmente i fan e in effetti è un po’ triste vedere un Dio del tuono super potente ridotto ad una macchietta umoristica. Ci sta, per carità, ma anche meno.
Quando iniziano i viaggi nel tempo il ritmo sale e si assiste ad una serie di momenti fatti per omaggiare tutto il ciclo dei film Marvel. La Marvel che omaggia se stessa. Alcuni momenti sono troppo sbrigativi, altri un po’ meh e un paio (Tony Stark con il padre e Thor con la madre) davvero visti e rivisti. Peccato perché l’idea era carina ma si poteva fare davvero di più. Segue poi lo scontro finale, la mega scazzottata che tutti volevano.
Qui la costruzione è migliore, in un crescendo di epicità continua. Non mancano, di nuovo, i rimandi ad altri film e altre situazioni, come anche le battutine sceme nel mezzo della battaglia. C’è ovviamente una scena corale dei personaggi femminili che menano come fabbri, un gigantesco vaffanculo a tutti gli incel che ad ogni film Marvel ne criticano le donne. Scena spudoratamente femminista, quasi da manifesto programmatico (e chissà che non sia così per il futuro della Marvel stessa) della quale capisco la necessità e, tutto sommato, non ci sta nemmeno male.
Così come il sacrificio di Iron-Man, che per tutto il film dice di non voler sacrificarsi, è la scena strappa lacrime del film che non poteva mancare, il colpo al cuore per ogni fan. Quel suo “Io sono Iron-Man” che richiama il primo film è un momento davvero potente.
Il problema principale del film, per me, è che lo storytelling sembra modellato sui contratti in scadenza dei vari attori. Contratti che gli attori stessi non hanno voluto rinnovare perché, giustamente, stanchi del ritmo produttivo della Marvel. Ne è l’esempio migliore la fine di Capitan America, il cui attore Chris Evans non voleva più interpretare. Dopo il funerale di Tony Stark si occupa di rimettere le gemme dell’infinito nei momenti storici in cui le hanno prese per non sconvolgere la linea temporale. Peccato che decida di rimanere nel passato e vivere la sua vita che gli era stata preclusa. Lo vediamo quindi ricomparire anziano e donare lo scudo a Falcon che ne prende il ruolo. Altra scena strappalacrime e gigantesco vaffanculo, ma stavolta ai vari razzisti e suprematisti: il prossimo Capitan America, simbolo globale dell’americanità sarà di colore. C’è un solo problema: a livello di trama contraddice pesantemente tutto il film per la questione non alterare la linea temporale (in realtà è il secondo momento che crea contraddizioni ma non voglio davvero svelarvi tutto). Una scelta che sembra più dettata da esigenze contrattuali che di storia, col risultato che le prime modificano le seconde in maniera molto forzata.
Tutto il film, inoltre, sembra fatto e pensato per essere reso un meme nel corso delle prossime settimane. Ci sono scene e situazioni che si prestano in maniera perfetta, così perfetta da essere quasi sospette. La Disney non è scema e sa che la pubblicità è sempre buona, i meme virali poi sono perfetti.
Purtroppo, proprio perché la Disney non è scema, credo che si stia facendo due conti in tasca e abbia capito che per il futuro gli convenga puntare su maggiore inclusività dei personaggi rispetto alla qualità delle storie: vedremo sicuramente più donne, più multiculturalità, più ragazzini supereroi. Non è necessariamente un male ma andranno tutti sfruttati a dovere. Endgame, in maniera velata ma non troppo, vuole essere un passaggio di testimone con una nuova generazione di super eroi. Nel mio piccolo, gli spettatori della sala in cui mi trovavo, avevano quasi tutti una preferenza per gli eroi più nuovi: Spiderman i bambini, Capitan Marvel le bambine. Ai genitori fregava poco ma sono comunque due biglietti venduti in più.
A proposito di pubblico, una mia piccola polemica personale: quanto hanno rotto i criticoni a prescindere di questo genere di film? Se il genere Marvel non vi piace, ed è legittimo, non andate al cinema a vederli. Non vi obbliga nessuno. A me dispiace che vi sentiate la minoranza che siete – gli incassi parlano chiaro – ma perché spendere 10€ per vedere un film che già avete deciso non vi piacerà? Solo per parlarne male e fare polemica sui social? Un consiglio: fate come quelli che non ne hanno mai visto uno e ce lo ricordano ad ogni nuova uscita. Sarete fastidiosi uguali ma almeno risparmiate i soldi. Tanto a vedere i film d’autore impegnati non ci andate lo stesso…
Concludendo, posso dire che questo è stato il primo film Marvel che mi ha annoiato. La prima parte mi è piaciuta molto, così come buona parte di quella centrale poi ho iniziato a sentirne il peso, nonostante debba ammettere che le tre ore si sentano molto poco. Lo scontro finale l’ho trovato un po’ banalotto, soprattutto i suoi momenti chiave li ho trovati davvero telefonati. Al contempo è innegabile che sia un film perfetto per chiudere un ciclo decennale e che provi, in diverse occasioni, ad aggiungere profondità ad un genere cinematografico decisamente piatto. Si poteva fare di meglio ma con un cast così vasto, una storia così complessa e con così tanti elementi in gioco, trovare una giusta via era impresa davvero difficile. Non sarà il capolavoro definitivo ma rimane un buon film, adatto a tutti e realizzato bene.
*Snap!*
E poi, finalmente potrò dire di avere anch’io il fisico di un Dio del…