L’Accademia della Crusca. La conosciamo tutti da quando un bambino ha tirato fuori la parola “petaloso” e bisognava capire perché non potesse essere inserito in un dizionario. Tornata alla ribalta negli ultimi giorni, i poveretti che ci lavorano cercano di difenderla dalle bufale che la riguardano: perché no, i verbi salire/scendere/entrare/uscire non sono stati “approvati” come transitivi.

O meglio. Salire e scendere hanno un uso transitivo (salire o scendere le scale), ma entrare e uscire no. Oddio, non lo sono secondo la grammatica dell’italiano standard, quella che studiamo tutti alle elementari. Poi sì, il loro uso transitivo è citato in ogni dizionario della lingua italiana che si rispetti, però è considerato un regionalismo, non lingua standard.

E qui si scateneranno in tanti. “Eh vabbé, ma pure i laureati lo usano”, “Sì ma la lingua la fanno i parlanti, non le grammatiche”. Come darvi torto? Molti laureati, moltissimi anzi, non sanno parlare in italiano. Non è una novità e di solito gli errori sono molto più gravi (vedi congiuntivi e condizionali, in confronto ai quali scendere il cane è un nonnulla). Ed è vero anche che la lingua è in continua evoluzione e che si piega alle necessità dei parlanti.

L’unica cosa che importa, in realtà, è capire che la lingua è uno strumento e il suo scopo principale è la comunicazione. Se esistono grammatiche e dizionari è solo per porre dei limiti a questo strumento in modo che la comunicazione sia possibile. Se potessimo fare tutti come vogliamo non si capirebbe niente.

Nelle lingue non ci sono rivoluzioni, e se ci sono vengono rigettate: basti come esempio l’uso della V durante il ventennio fascista. Ma se proprio non ce la fate ad aggiungere una parolina (scendo con il cane) perché è troppa fatica, semplicemente non lo fate. La lingua si piegherà al vostro volere, solo ci vorrà del tempo.

(Immagine: Fotografie Segnanti)