valle d'aostaIl lavoro. Già, forse non ricordate cosa sia. Beh, citando Treccani: “attività umana rivolta alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale”. Recentemente ha fatto scalpore l’annuncio di lavoro fatto dall’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) della Valle d’Aosta. Sostanzialmente si offriva un biennio di lavoro presso l’Agenzia per trovare fondi e finanziamenti da destinare all’ente stesso, i candidati dovevano essere in possesso almeno di una laurea magistrale.

Fin qui la notizia non c’è, la cosa bizzarra è l’ammontare del compenso lavorativo offerto: nulla. Zero. Avete letto bene: nulla. Per intenderci, come la differenza tra il governo Letta e il governo Renzi. A quale punto è arrivata l’Italia se un ente pubblico non ha i fondi necessari nemmeno per il rimborso spese dei propri lavoratori?

Le parole del direttore poi, sono quelle che ormai riecheggiano nell’aria in questi tempi di crisi e che sono ormai di casa nelle orecchie dei giovani: “Fa curriculum”. Ma per stampare i curriculum bisognerebbe avere un portafogli che non pianga come Re Giorgio ad ogni discorso pubblico.

Mi chiedo allora cosa serva studiare in un paese che non riesce più a valorizzare niente e nessuno, neppure se stesso. Ogni anno milioni di euro vengono spesi per dare al paese laureati competenti (magari fosse così) che poi sono costretti ad andarsene all’estero alla ricerca di uno stipendio che ricompensi almeno in parte gli anni di sacrifici fatti su quelle sudate carte.

Quindi, giovane diplomato indeciso, arrovellati pure il gulliver, ma ricorda che lo studio di una disciplina che ami è una cosa gratificante e che può aprirti tante strade, ma poche di queste strade terminano in Italia. Già, nel Bel Paese la tua laurea varrà come un ticket restaurant in un ristorante di Carlo Cracco.