Il comune in cui abito è una città di quasi 30 mila abitanti e si chiama Carmagnola. Probabilmente ne avrete sentito parlare per la famosa e molto partecipata Sagra del Peperone, evento di caratura nazionale che si svolge a inizio settembre. È un comune peculiare perché è situato sul confine della provincia sud di Torino ma vista la grandezza del territorio e numero di abitanti è tutto fuorché un paesello sperduto di provincia. Allo stesso tempo non è vicino al grande capoluogo ed è esente da un certo hipsterismo di città. Come tutti i comuni popolosi, l’aspetto comunicativo e social è sempre più importante e, a volte, controverso. Ho avuto la possibilità di discutere di questi pregi e difetti con la signora sindaco Ivana Gaveglio – che ringrazio insieme alla sua segreteria per gentilezza e cordialità – e di porre qualche domanda sul rapporto che intercorre tra l’amministrazione del comune e il variegato mondo dei social.

Salve, la ringrazio per l’intervista. Le faccio subito una domanda di carattere più generale. Lei in quanto donna e sindaco, cosa pensa dell’utilizzo dei social media per accusare, spesso ingiustamente e in modo molto fastidioso, o denigrare le altre sue colleghe, penso ad esempio all’ex sindaco di Lampedusa, oggetto di una campagna d’odio indecente? Avete mai pensato di affrontare il problema anche in sedi ufficiali  come l’ Anci?
Io mi sono iscritta ad una mailing list che comprende la consulta delle elette da cui emergono sempre spunti molto interessanti. Non ho ancora potuto partecipare fisicamente agli incontri che periodicamente vengono svolti perché sono spesso lontani geograficamente. Ritengo, però, che sia  un ottimo momento di confronto. I social hanno tutta una serie di vantaggi ed elementi che possono far superare tutta una serie di barriere comunicative coi cittadini ma hanno, allo stesso tempo, alcuni limiti per l’utilizzo a volte improprio, a volte anche inconsapevole, dell’uso della parola scritta. In quanto donna spesso vedo che questi strumenti possono rappresentare uno strumento di offesa, che va oltre lo scontro politico. Possono far emergere comportamenti non consoni al rispetto della persona e della donna perché in qualche modo proteggono chi vi scrive.

Nei prossimi mesi noi di Idealmentre organizzeremo degli incontri con insegnanti delle medie e genitori proprio su questo argomento, per un utilizzo consapevole di questi mezzi.
Nella mia vita precedente, come mi piace dire, ho insegnato in una scuola superiore qua (a Carmagnola Nda) e soprattutto nei primi due anni del ciclo, spesso si incappa in situazioni di gestione non attenta dello strumento, che sia Facebook, Twitter o Instagram da parte dello studente e nella non consapevolezza della famiglia di fin dove ci si può spingere con essi. È assolutamente utile fare un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole. È fin tardi farlo alle superiori, bisognerebbe iniziare dall’ultimo anno delle elementari e per tutto il percorso delle scuole medie.

I social possono anche essere utili ad una amministrazione, come ad esempio i canali Twitter di Torino, quello ufficiale e quello dei vigili, che segnalano problemi sulla viabilità e che sono strumento preziosissimo. Quali servizi possono offrire i social media alla macchina amministrativa?
Per quel che riguarda la comunicazione attraverso questi nuovi strumenti, ci stiamo riflettendo a fondo. È sempre una questione di risorse e di “cambio di passo”. Purtroppo il sito istituzionale è molto ingessato, a me personalmente non  piace, ma per cambiarlo devo trovare delle risorse economiche e umane. Ho dovuto affrontare prima delle altre priorità e, devo essere sincera, questo aspetto sicuramente importante, è finito un po’ “in fondo alla classifica”. Quando si amministra una città e si entra nei meandri dell’amministrazione, ci si rende conto che ci sono delle opere incompiute e che sono lì che aspettano di essere terminate. Le proprie priorità e aspettative cambiano e alcune cose saranno poi riprese in un secondo tempo.

La vostra amministrazione è molto presente su Facebook, soprattutto con due assessori che sono molto attivi nel mostrare gli interventi dell’amministrazione, in particolare quelli più pratici, e rispondere ad alcune richieste. Si può dire che si sia creato un Urp (ufficio relazioni con pubblico) digitale. E’ stata una cosa spontanea o dietro c’è una precisa strategia per meglio interagire coi cittadini?
È un’attenzione verso i cittadini nata in maniera spontanea grazie ai due assessori in questione che sono molto sensibili e attenti a questa tematica. Fa anche parte del nostro programma ma, come detto prima, non abbiamo ancora potuto renderla in maniera estesa come avremmo voluto. I due assessori, di cui uno con la delega all’Urp “tradizionale”, hanno capito che c’è questa necessità, anche attraverso i social, che i cittadini hanno voglia di comunicare e di essere partecipi, nel bene e nel male. È vero che la stragrande maggioranza delle segnalazioni fa riferimento a mancanze ma ci sono anche molte manifestazioni di apprezzamento. Tutte due devono essere prese in considerazione il più velocemente possibile. Questa soluzione ci permette di passare questo periodo transitorio, con la prospettiva di lavorare nel modo più digitale possibile.

Quali problemi a riguardo state riscontrando? Faccio un esempio: a volte il politico, anche in buonafede e in maniera propositiva, promette un intervento che però non riesce a realizzare per un qualsivoglia problema. La parola scritta, però, rimane e questo può causare qualche problema.
A questo riguardo faccio notare come ci siano già delle norme legata alla trasparenza nei comuni che, di fatto, prevedono per il cittadino la possibilità di accedere agli atti in modo molto aperto. È altresì vero che è un percorso ancora difficile per il cittadino. Essendoci già una norma, l’amministrazione non può più promettere “mari e monti” ma deve condurre un percorso di programmazione attraverso il Dup (documento unico di programmazione Nda), di esecuzione e realizzazione di quelle che sono le possibilità concrete che ha a disposizione, spesso molto imbrigliate da altri fattori. Qualche anno fa le amministrazioni potevano andare avanti a pacche sulle spalle e promesse, oggi non è più così. Di conseguenza, anche attraverso l’uso dei social, è facile poter documentare quello che effettivamente si può fare e quello che strategicamente sarebbe anche utile realizzare, ma bisogna fare i conti col piano finanziario. Il fatto che rimanga scritto è comunque una garanzia. Sui social in tanti parlano, noi italiani sappiamo benissimo fare il lavoro degli altri ma questo è anche una nostra ricchezza. Può essere utile sia come stimolo che per andare a correggere delle convinzioni che il cittadino ha, perché magari non conosce bene la norma. Quindi ben venga l’utilizzo dei social, perché se non capisco come mai non mi viene asfaltato questo pezzo di strada, posso lamentarmene sui social ma io amministratore posso spiegargli che quel pezzo di strada è di competenza della città metropolitana.

Questo è un argomento interessante. Si potrebbero utilizzare questi canali per spiegare ai cittadini, per quanto sia possibile poiché alcuni argomenti sono molto complicati, il funzionamento della macchina amministrativa, della città e anche di tante piccole cose.
È un lavoro che sto cercando di mettere a punto attraverso il percorso di alternanza scuola lavoro, con un corso che abbiamo attivato qua a Carmagnola con una scuola superiore tecnica. L’ho proposto agli insegnanti perché secondo me il percorso va proprio in quella direzione lì. Il bilancio del comune è un tomo illeggibile. Abbiamo pubblicato un bilancio spiegato ai cittadini che, secondo me, è ancora illeggibile. Allora vorrei lavorare coi ragazzi della scuola superiore per far capire il contenuto di questo bilancio e, di conseguenza, trovare una modalità di comunicazione giovane che sia efficace e trasferibile.

Anche perché linguaggio giovane non vuol dire linguaggio superficiale.
Assolutamente, è un linguaggio che va verso una comunicazione efficace e allo stesso tempo serve a far avvicinare alcuni giovani alla macchina amministrativa e li prepara perché prima o poi dovranno confrontarsi con essa.

Ultimo argomento, la percezione da social. Carmagnola ha qualcosa come 14 pagine cittadine, alcune inutilizzate altre molto attive, una di esse moderata da un consigliere comunale. I gruppi chiusi non li prendo in considerazione perché bisogna iscriversi e uno sa già cosa va a vedere. Mi sono fatto aiutare da un esperto di comunicazione sui social media che vive a Torino e Carmagnola la conosceva solamente per la sagra del Peperone. Ne ha seguiti un po’ di quelli pubblici, che si possono seguire anche senza essere iscritti, per circa 3 settimane per capire cosa percepiva un lettore occasionale, perché se una persona cerca informazioni su una città, Facebook è uno dei canali preferiti dall’utenza e quindi passa da questi gruppi. Il risultato non è stato esaltante, commenti razzisti, omofobi, ecc. L’ immagine che esce di Carmagnola è molto lontana dalla realtà. Più un post è controverso e di conseguenza commentato, più è in risalto. Non pensa che sia un rischio per l’immagine della città che è una città grande, importante e conosciuta? C’è un modo per arginare o limitare l’immagine negativa che può venir fuori? Soprattutto considerando, come già detto, l’impegno in prima persona di assessori e consiglieri e ovviamente al netto delle pagine aperte dal comune cittadino che non sono controllabili al 100%.
È un punto che condivido in pieno. Questo fenomeno l’ho studiato anch’io e se da una parte indica la ricchezza della cittadinanza di voler comunque parlare della propria città, dall’altra parte è vero che fa più notizia la critica, l’ accezione provocatoria, il contrasto. La pagina ufficiale del comune di Carmagnola è una pagina fin troppo tranquilla, praticamente morta. Questo è un errore, secondo me. Come dicevamo anche prima con l’esempio di Torino, il concetto alla base di Twitter è un concetto vincente ma non lo abbiamo ancora imparato ad usare. E’ difficile perché puoi solamente fare dei flash. Noi avevamo anche pensato di dare comunicazioni con un minuto di registrazione a settimana, il sindaco vi dà la “pillola quotidiana”. Però la “pillola quotidiana” è difficile mantenerla perché uno viene fagocitato da mille cose. Tutto rientra nel concetto di riorganizzazione  dell’aspetto comunicativo. Viene facile per quel che riguarda la Sagra del Peperone perché dedichiamo ad essa risorse importanti e la comunicazione esce in un certo modo. Dare la stessa attenzione a tutte le attività del comune per tutto il resto dell’anno è per noi ancora troppo impegnativo. Però è un argomento su cui ci stiamo ancora riflettendo, l’età media dei dipendenti del comune molto elevata non ci aiuta a portare avanti facilmente questo percorso. Questo è un punto debole di questa struttura amministrativa e quindi, nonostante siano lodevoli le iniziative di assessori e consiglieri e anche di comuni cittadini che tengono particolarmente a rendere evidenti le tante cose che si fanno, è ancora lasciato all’intraprendenza del singolo privato. Dovremo sicuramente strutturarci meglio.

Grazie per l’intervista.