11873917_977974652263429_1777662097_nIo non ce l’ho con Aurora Ramazzotti. Cioè, sì. Diciamo un po’. Ok, ce l’ho a morte con lei e con tutti quelli che la mettono in condizione di essere detestata per il solo fatto di esistere. Grazie davvero Tomaso Trussardi per averla assunta nella tua azienda. Immagino che tu le abbia proposto uno stage da 400 € al mese, vero? Ho provato a ignorare la cosa, ma la notizia era in odore di polemica da qualche giorno e alla fine sono esplosa.

Perché non è possibile essere così dannatamente raccomandati da far cadere le braccia (per non dire altro) a qualsiasi laureato nato e cresciuto in una famiglia normale, che ha studiato come un matto per cercare di raggiungere un risultato per lo meno dignitoso nella vita, facendogli desiderare di stracciare ogni titolo di studio preso finora. Non credo che alla sua età tutti volessimo diventare l’ufficio stampa di Trussardi, per carità! A 19 anni pensavamo a cosa avremmo voluto essere da grandi, e ci pensavamo in termini di sogni, aspettative, università che avremmo frequentato, esperienze che avremmo vissuto prima di raggiungere un certo grado di maturità per poter entrare più o meno competenti nel mondo del lavoro. Di sicuro più maturi e consapevoli. index

L’unica consapevolezza che ormai ho è quella della raccomandazione. E questa è davvero una tragedia, perché io non so cosa sia. Mai provata sulla mia pelle. Io sono sempre stata la bimba sfigata a cui davano la parte scema alla recita scolastica: alla maestra non fregava niente che io fossi nata a maggio, io dovevo impersonare il mese di marzo e suonare il piffero con un orribile telo rosa confetto attaccato alle spalle. Ma siccome il piffero non ce l’avevamo, dovevo fare finta di suonarlo. Immagino che i miei genitori si siano divertiti tantissimo a quella recita. Mi è sempre piaciuto studiare ed ero molto brava a scuola, ma non sono mai stata la Mila&Shiro della pallavolo, né l’idolo di qualsiasi altro sport praticato in palestra, e le ore di educazione fisica erano per me una tortura, soprattutto per un motivo: quando si facevano le squadre ero l’ultima a essere scelta. Neanche le mie amiche più strette mi volevano con loro. Mai una gioia. Avrei dovuto capirlo subito che la vita sarebbe stata faticosa e decisamente crudele. Io faccio parte di quella categoria di persone che hanno sempre lavorato tanto e bene per ottenere in cambio poco o nulla. Non mi è mai pesato troppo: per me la raccomandazione è sempre stata il male assoluto, da evitare come la peste, perché ho sempre pensato che avrei dovuto farcela da sola nella vita. 11880211_977966698930891_287310491_n

 

Poi un giorno ti accorgi che questo metodo non ti porta da nessuna parte, e leggi sul giornale notizie come quella di Aurora, che prima conduce X-Factor e poi finisce magicamente a lavorare nell’ufficio stampa del compagno della madre. Alla sua età io neanche ce l’avevo un curriculum, perché di esperienze non ne avevo ancora avute, e mi avrebbero chiuso tutte le porte in faccia, perché la buona volontà molto spesso non basta. Ora, che di anni ne ho qualcuno in più e possiedo un curriculum pieno di esperienze e di titoli di studio, le porte in faccia si chiudono lo stesso, molto spesso. La raccomandazione è sempre esistita, lo abbiamo sempre saputo tutti, e non ci siamo mai scandalizzati più di tanto, un po’ perché fa parte della nostra cultura, un po’ perché, se fatta in maniera corretta, aiuta a scegliere un candidato sulla base anche di una certa garanzia di serietà. Ovviamente in un mondo ideale e meraviglioso. xfactoruk

Io non ce l’ho con Aurora Ramazzotti, perché se fossi stata in lei avrei fatto esattamente come lei, accettando nel bene e nel male di essere da sempre sotto i riflettori, accettando le critiche feroci e ogni sorta di battutaccia come prezzo da pagare per avere una vita privilegiata, che molti sognano e pochi possiedono. Lei è solo una tra tanti figli di papà (e in questo caso soprattutto di mammà). Io ce l’ho col sistema, che è sbagliato da sempre, che ci insegna come a questo mondo vada avanti solo la categoria di quelli che contano, e che continua a raccontarci storie come questa, come se fosse tutto dannatamente normale. Quelle storie che non sono più mero gossip ma notizie che creano molta rabbia in un paese il cui tasso di disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto il 37,9%. In Germania non supera il 7%. Ma io non voglio andare in Germania. E io non faccio Ramazzotti di cognome, e mia madre non è una bellissima showgirl. Vorrei che qualcuno ogni tanto ci raccontasse qualche storia diversa, la storia di persone che hanno lavorato sodo per arrivare in alto e lo hanno fatto senza spinte. So che ce ne sono, ma quelle storie passano in secondo piano, perché ci illuderebbero che chiunque possa farcela a raggiungere i propri obiettivi con la determinazione, lo studio, la pazienza e il duro lavoro. In fondo il concetto del self-made man è nato in America, e non in Italia.