Vestaglia rossa, cappello da capitano e pipa in bocca. Lo abbiamo sempre visto così ed è così che continueremo a ricordare Hugh Hefner, indiscusso rappresentate dell’icona da lui stesso creata oltre 60 anni fa.

Era il 1953 quando il primo numero di Playboy uscì in edicola. In copertina vi era una fotografia, un’immagine artistica e scandalosa che sarebbe diventata in poco tempo uno degli scatti più popolari di sempre.

Con la sua rivista Hugh Hefner fu uno dei principali esponenti della rivoluzione sessuale dello scorso secolo. Svestì tantissime attrici e modelle riuscendo ad abbattere le mura imposte da una società bigotta e puritana. In un primo momento, con la sua rivista, fu anche promotore dell’emancipazione femminile (Hefner stesso promosse diverse campagne pro-aborto), rappresentando le donne come progressiste, libere e indipendenti. Solo più tardi si capì che l’altro lato della medaglia consisteva nel creare un concetto maschilista di donna trasformando le conigliette in un puro e semplice oggetto (perfetto) a servizio dell’uomo ricco e affascinante, il playboy appunto.
E se da una parte Hefner voleva essere il sostenitore delle libertà di entrambi i generi, finì inevitabilmente con il metterne in risalto uno a discapito dell’altro.
Hefner è stato uno dei personaggi più contraddittori degli ultimi cinquant’anni. Se da una parte incarnava il sostenitore di ogni tipo di libertà, compresa quella per i diritti degli omosessuali, dall’altra era l’uomo che, a quanto scritto dalla ex playmate Holly Madison, imprigionava e schiavizzava le proprie donne.

Dopo che un personaggio così tanto influente muore, si è soliti scrivere sentenze al fine di giudicare il suo impatto sulla nostra cultura.
Oggi che Hugh Hefner se n’è andato all’età di 91 anni, quello che ci lascia in eredità è una rivoluzione dei concetti di uomo, donna e sesso. Una rivoluzione con la quale facciamo ancora i conti adesso poichè molte delle nostre ideologie derivano, anche inconsciamente, da quella rivista che negli anni ‘50 sconvolse il mondo.
Hugh Hefner non è l’eroe americano, non è stato un demone e decisamente non fu un santo. È stato un uomo che da zero ha costruito una delle industrie più influenti del ‘900 e che ha cambiato non solo la nostra società, ma anche il nostro modo di pensare. Lo ha cambiato radicalmente, nel bene e nel male.