Habemus papam. O meglio habemus premier. Premier di razza, un professorone, un conte, un azzurro di sci! Stando al suo curriculum ha fatto ed è stato un po’ di tutto. Soprattutto quello che noi vogliamo che sia o sia stato, nella migliore tradizione populista. Un uomo che si è proclamato avvocato (sua vera professione insieme all’insegnamento) difensore degli italiani. Sarebbe bello però capire quale reato abbiamo commesso per aver bisogno di un avvocato difensore.

Onestamente non è ancora il momento di fare discussioni più o meno approfondite sulle sue capacità o visioni per il futuro. Quelle arriveranno. Quello che ho trovato molto interessante è stata l’esplosione di meme sui social che l’ahnno accompagna sin da quando il suo nome è iniziato a circolare. C’era da aspettarselo, persino noi ne avevamo già scritto di quanto i meme siano il futuro della comunicazione, anche di quella ufficiale.

Nei giorni precedenti alla nomina di Conte da parte di Lega e M5S, i giorni appunto in cui il suo nome girava non ufficialmente, i giornali sono usciti con lunghi articoli di approfondimento. Persona relativamente nuova, senza esperienza politica o quasi e con pochissimi riferimenti social. Nemmeno una pagina di wikipedia o un account Twitter. Tutto da scoprire e, paradossalmente, tutto da inventare.

Così, quando i giornalisti stranieri hanno scoperto che parti del suo CV erano “abbellite” se non inventate del tutto, è stato come dare il via alla presa per il culo più grande degli ultimi anni. Nel giro di un weekend sono nate pagine su pagine dedicate a Conte sui vari social. Troppe per riportarle tutte. Due però hanno attirato la mi attenzione come la luce con lo spirito di un credente deceduto: la pagina Facebook “Conte dimettiti” e l’account Twitter “Conte premier”.

Queste due realtà non solo hanno veicolato i numerosi meme che apparivano sulle solite pagine satiriche, hanno utilizzato forme di satira molto più fini. Si sono divertiti a scrivere brevi post, brevi frasi che potevano sembrare più o meno scherzose.
Se nel caso della pagina “Conte dimettiti” l’intento ironico era palese fin dal nome e dalle tempistiche – la pagina è stata creata come il nome di Conte ha iniziato a circolare, ben prima della sua ufficialità – l’account Twitter “Conte premier” era più sibillino. Sfruttando gli echi di una campagna elettorale ai limiti della fantascienza, con promesse mirabolanti e irrealizzabili, un account che le spara grosse è stato considerato “credibile”.

Soprattutto da quando Twitter è diventato un canale diretto dei politici, vedi Renzi, Calenda, Meloni, Trump, ecc. Soprattutto da questo “turbogiornalismo” che non ha tempo per fare delle ricerche. Capita così che un tweet dove “Conteilpremier” annunciava un suo passo indietro in seguito ai problemi sul suo curriculum, sia stato ripreso da alcune testate e ci abbiano ricamato su articoli su articoli. Testate nazionali, non solo quelle web o acchiappa click.

Se questo è solo l’inizio, ci aspettano giorni meravigliosi. Forse in Europa la vedono in maniera diversa, loro giustamente potrebbero preoccuparsi parecchio. Ma noi italiani no. Noi ridiamo dello spread (anche perché non capiamo cos’è, quindi sticazzi) e facciamo spallucce di fronte alle indicazioni della commissione europea. Noi siamo nella terza repubblica, quella fondata sui meme.