In Italia è stata abolita la povertà! Prima nazione nel Mondo a farlo, da oggi in avanti chiunque dirà di essere povero sarà tacciato di essere un bugiardo.

Ok, ok, non è vero; lo so io, lo sa Di Maio che è l’autore dell’ormai famosa espressione e lo sanno praticamente tutti a parte i soliti tifosi del M5S che hanno smesso di vedere la realtà intorno a loro. Personalmente ritengo comunque grave che un politico con un ruolo così importante come Di Maio arrivi a dire una cosa come questa. Per fare un paragone, nemmeno Trump ha mai detto una cosa del genere. Anche perchè in America verrebbe massacrato malamente in maniera bipartisan.

Premesso ciò, bisogna parlare dell’approvazione della nota di aggiornamento del DEF – il documento con il quale si stabilisce l’indirizzo economico triennale del Paese – e sul quale verterà la prossima manovra economica di governo (sottotitolo: la legge che dice al governo di spendere i soldi e per quali cose).

Tutte le varie misure verranno finanziate grazie a numerosi tagli alle detrazioni (punto ancora non chiaro) e soprattutto grazie ad un deficit del 2,4% sul Pil per tre anni. Fare riforme in deficit è molto pericoloso perché si spendono dei soldi che non ci sono e che bisognerà comunque trovare in futuro. In poche parole si sta ipotecando il futuro della nazione. E’ un argomento controverso, non tutti sono d’accordo sul ritenerlo un azzardo. Il rischio è alto, inutile negarlo, ma questo governo sostiene che spendendo tanto si metterà in moto l’economia e quindi tutto si ripagherà da solo. Speriamo o tra qualche anno saremo in un mare di guai.

“Trovati” i soldi, passiamo ai provvedimenti. Quello più roboante è il tanto decantato reddito di cittadinanza, ovvero una cifra mensile elargita a chi non ha un reddito minimo sufficiente (comprese le pensioni minime che verranno alzate). Sulla carta è tutto bellissimo ma nella pratica bisogna vedere come effettivamente verrà realizzato.

Innanzitutto non è un vero reddito di cittadinanza – che verrebbe versato a tutti indipendentemente dal reddito – ma più un sussidio. Mancano ancora i dettagli e quindi non sappiamo con certezza a chi sarà rivolto: si pensa i disoccupati ma bisogna capire se saranno coinvolti anche chi magari lavora ma con uno stipendio bassissimo oppure cosa succede per chi lavora in nero.

I fondi stanziati sono 10 miliardi ma non bisogna farsi ingannare: in Italia i poveri sono oltre 6 milioni e facendo un po’ di matematica di base è facile vedere come alla fine risultino circa 128€ a testa al mese. Se è vero che per alcuni si tratterà di un aumento di poche decine di euro a quello che già percepiscono, a parer mio non bastano comunque per sopravvivere. Inoltre non va dimenticato che si chiama “reddito” ma di fatto serve ad accompagnare una persona nella ricerca del lavoro passando per i famigerati Centri per l’Impiego. I CPI verranno rivoluzionati e ammodernizzati nei primi 3 mesi del 2019 e per questo il reddito partirà da Aprile.

Al netto della nomenclatura un po’ scorretta, pare un provvedimento necessario ma con poche garanzie. Solo per i CPI bisognerebbe aprirne migliaia di nuovi ed assumere decine di migliaia di operatori formati e competenti. In soli 3 mesi la vedo dura.

Si passa poi al superamento della legge Fornero sulle pensioni. Con l’introduzione di quota 100, si potrà andare in pensione a 62-63-64 anni con 38-37-36 anni di contributi. Si spera così di “liberare” circa 400mila posti di lavoro per i giovani (e meno giovani). Di nuovo, sulla carta funziona, ma non tiene conto del fatto che non tutti i lavori sono uguali. Non è assolutamente detto che per ogni persona che va in pensione ci sia un giovane pronto a prendere quel posto o che esistano le condizioni perché venga assunto nuovo personale. Insomma, possibile in ambiti semplici o per lavori di base, molto più complicato per lavori super specializzati.

Viene poi stabilito un primo (piccolo) passo verso la “flat tax” (che flat tax non è perché non c’è una sola aliquota per tutti) e per il momento prevede una aliquota al 15% per imprese e autonomi con ricavi fino a 65mila euro. A conti fatti si tratta un provvedimento che toccherà solamente 1,5 milioni di italiani.
Le ultime due decisioni riguardano la creazione di un fondo per risarcire tutti quelli che hanno perso soldi nel fallimento di una banca e la famosa “pace fiscale”: una modalità per chiudere i contenziosi con Equitalia per cifre intorno a 100.000€. In realtà è un condono a tutti gli effetti e come tale permetterà solamente delle entrate una tantum. In molti sostengono che questo condono deve raccogliere almeno 14 miliardi (e la stima più ottimista dice che al massimo ne incasserà 5) o tutta la manovra non sarà fattibile. Auguri.

La manovra, è giusto ricordarlo, non è ancora scritta, mancano i dettagli e può essere molto modificata. Va però presentata a metà ottobre alla Commissione Europea che potrebbe rigettarla e quindi tornare in Italia per venire modificata. In molti sostengono che difficilmente l’Europa lascerà passare questa manovra con così poche garanzie e così tanti potenziali pericoli. Allo stesso tempo se l’Europa si opponesse, i partiti politici avrebbero gioco facile a farne il bersaglio per le prossime elezioni europee. Insomma, comunque vada per Lega e M5S sarà un successo, per gli altri molto meno.

Non abbiamo la sfera di cristallo e il futuro non lo possiamo prevedere. Quel che è certo è che lo spread è salito e i mercati azionari sentono odore di sangue. Il governo ha già dichiarato che non temono i mercati e che si fanno beffe di loro. Io penso che sia tutto dannatamente più complicato di così. Spero solo di non avere ragione.