Telaio_del_meriggio,_Maria_Lai,_1970Davvero siamo tutti artisti?

La risposta è no.

L’arte contemporanea è un guazzabuglio di “opere” discutibili, di imitazioni del passato, di provocazioni oramai sterili, dove rimangono pochi veri artisti e  troppe imitazioni scadenti. E’ un castello che ha le fondamenta nei geniali Andy Warhol, Duchamp e Manzoni, ma che man mano ha costruito su di essi stanze vuote, piani inesistenti, architetture tenute in piedi con il patafix all’interno delle quali per forza di cose piove.

Argomentando meglio il mio secco no iniziale riporto questa frase di Leo Longanesi “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati” incipit del libro “Ars Attack. Il bluff del contemporaneo” di Angelo Crespi. Si badi bene che non mi scaglio contro il sacrosanto diritto alla creatività che ogni uomo o donna  detiene ed è un diritto che va difeso, credo solo che una volta tentata la via creativa ci si debba render conto se si è portati o meno. Questo, purtroppo, accade quasi mai.

Penso a quelle persone comuni che fanno un lavoro comune e che, in un disgraziato giorno di pioggia di qualche mese fa, stremati dallo stress e dal tran-tran del lavoro han deciso di staccare la testa prendendo un pennello in mano… è questo il pericolosissimo momento nel quale con un po’ d’imbarazzo fa capolino l’idea “Mmm, potrei essere un’artista!”.

Secondo il criterio nostrano dell’ “1 vale 1” la casalinga che dipinge mimose è fondamentalmente paragonabile e Van Gogh, giusto? E allora è ragionevole che quelle  persone oggi si definiscano senza vergogna alcuna degli “artisti”, che siano convinti di aver inventato chissà quale corrente artistica e che espongano in una delle fiere più visitate di Torino.

In questa fiera, della quale non svelerò il nome, si assiste all’oramai triste esercizio amatoriale di provocare, creare disagio nello spettatore, come se l’unico aspetto meritevole di un’opera d’arte sia quello di rompere i dogmi, o quantomeno provarci, proponendo delle “trovate” più che delle novità. Si riduce così il processo creativo a mera corsa allo “scandalo”, al creare qualcosa che venga fotografato il più possibile, imitando le imitazioni e facendolo (sigh) sempre peggio.

E il buon gusto che fine ha fatto? Personalmente ritengo che l’occhio deve avere sempre la sua parte, non si può realizzare un’opera d’arte senza soddisfare un minimo il gusto estetico come non può sempre e solo bastare il pippone concettuale di spiegazione allegato all’opera per far di essa una vera e propria opera d’arte.

Definire nel 2014 cosa è arte e cosa no, è molto difficile, i confini tra boiata e genialata sono molto labili, siamo abituati a comprendere le opere d’arte solo in base al significato che ci viene propinato dai critici e quasi senza accorgercene, siamo passati dalla “Merda d’artista” di Piero Manzoni all’arte di merda dell’uomo comune inseguendo affannosamente quei quindici minuti di notorietà.

Il mio consiglio è di non farsi abbindolare, seguite il vostro gusto, cercate il bello, fidatevi più dei vostri occhi che dei critici, così facendo forse, prima o poi, tutto questo SGUNZ svanirà nell’oblio.