Sono una persona che pur essendo praticamente astemia, non ho nessun riguardo verso il mio fegato. Non solo per la mia fede calcistica ma anche perché ho un malato amore verso le analisi politiche italiane e internazionali.

Capita quindi che tutte le volte che riesco a ritagliarmi del tempo mi metto a leggerne. Mi piace leggere un po’ di tutto, diverse visioni anche molto lontane dalla mia. Con le ultime elezioni regionali in Umbria (ma anche prima, con la caduta del governo Lega e 5 Stelle) uno dei tanti leit-motiv delle varie analisi si può riassumere con “tutto porta voti a Salvini”.

Ad un primo sguardo, con i dati umbri e dei sondaggi sotto mano, si può anche essere convinti di ciò, l’evidenza numerica parla chiaro. Quello che però, secondo me, si sbaglia parecchio è non voler vedere (o non riuscire a vedere) che non è tanto che “tutto porta voti a Salvini” quanto piuttosto il contrario: “Salvini raccoglie tutti i voti”. E lo fa in maniera del tutto legittima e democratica.

Sul personaggio di Salvini politico (ben diverso dal Salvini privato) e sulla sua funzionalissima propaganda social e di persona, si è scritto tanto. La derivazione da quella di estrema destra americana è palese, così come il suo impegno fisico, quasi da prezzemolino, in tutte le regioni e comuni dove si vota. Bisogna necessariamente dargliene atto.

Però penso sia anche ormai evidente che non è più lui che attira tutti voti, come ha sicuramente fatto nei primi anni della sua guida leghista, ma è solamente capace di raccoglierli meglio degli altri.

Mi spiego meglio: la retorica salviniana (ma possiamo metterci dentro anche quella meloniana, altro personaggio che sta aumentando consenso recentemente) è sostanzialmente sempre uguale a se stessa, un copione ripetuto a memoria. Se ci fate caso – e so bene che è uno sforzo abbastanza pesante seguire i suoi discorsi – ormai non segue nemmeno più una logica o ricerca di una pur minima verità. Ogni suo comizio sono frasi di circostanza, elenchi di attacchi ricevuti, insulti a qualche personaggio pubblico, soluzioni semplici (inattuabili) a problemi complessissimi e montagne di contraddizioni e fake news. Pensiamo al suo accanimento nel dichiararsi “papà”, fedele uomo di chiesa, amante dei bambini e al contempo alle sue dichiarazioni inumane sui migranti morti in mare (padri anch’essi), i suoi divorzi, le sue bestemmie pubbliche, ecc.

Ma le gente lo vota. E lo vota convintamente, sempre al netto di una percentuale molto bassa che vede in lui solamente una alternativa ad uno status quo. Persino lo scandalo Russia, con le gigantesche prove che lo compongono, non sembra scalfirlo ai fini elettorali. Una cosa che in altri paesi avrebbe portato a dimissioni immediate e non solo.

Un motivo c’è: alla gente di tutte queste storie, contraddizioni, falsità, non frega nulla. Le persone hanno voglia di cambiamento, di speranza e, al momento lui è l’unico che gliela offre. Lui raccoglie la disperazione vera delle persone, quel sentimento che ti impedisce di pensare lucidamente che, ad esempio, per abbassare le tasse da una parte (magari ai solo più ricchi) bisogna tagliare servizi (magari ai più poveri).

La sua, e quella della destra estrema tutta, carta vincente è questa. Poi è anche vero che tutto il resto contribuisce, il suo essere fintamente un uomo comune, idolo delle donne che, molto cristianamente, sarebbero disposte a tradire i loro mariti ma anche idolo di molti uomini che verso di lui provano varie pulsione di variegate nature.

E’ ovvio che in questo contesto sia il PD che il M5S sono in netta difficoltà.

Il Movimento 5 Stelle è sempre stato composto da tre anime: una di destra, anche estrema, una di sinistra e uno sparuto gruppetto di persone che non sapevano bene come definirsi e dove stare avendo idee non ascrivibili ad un campo specifico. La parte di destra è andata alla Lega avendo trovato una casa molto più congeniale. La parte di sinistra ha visto, tanto per cambiare, i propri sogni finiti e ha lasciato il movimento finendo nel calderone del non voto, quel 46% degli italiani che sono il vero primo partito. Quelli rimasti sono pochi e oggi il movimento può contare solo più su di loro, gli ultimi soldatini a difendere una roccaforte che si sgretola via via che il vento leghista gli soffia contro.

Sul PD invece è come sparare sulla croce rossa. Non ha più identità, non ha leader, non ha politici veri. La dirigenza negli ultimi (tanti) anni ha preso le distanza con la base ma soprattutto con i politici che facevano da ponte tra loro e la base. Ma senza la base non hai voti, cosa che Salvini e Meloni sanno bene, anche grazie all’importante lavoro sottotraccia di formazioni come Casa Pound e Forza Nuova che hanno sostituito, nelle province povere e più difficili, quello che una volta erano i circoli del PC. Con tutta la serie di devianze razziste, omofobe e criminali che questo poi ha comportato.

L’ultima mossa del PD è quella che probabilmente segnerà la sua fine. Fare un governo con il M5S per salvare il salvabile, risparmiando alla Lega una difficile manovra di bilancio. Non scendo nei dettagli, è discorso lungo e complesso, ma non a caso immediatamente dopo Renzi ha fatto una scissione fondando un suo partito, Italia Viva. Guarda caso questa mossa ha tolto qualche ulteriore voto al PD e dato qualche ulteriore voto proprio alla Lega di Salvini.

Gli italiani avranno anche tanti difetti ma tra l’originale e la copia preferiscono l’originale. Italia Viva sarebbe, in parte, ingiusto paragonarla alla Lega ma vedrete che quello diventerà, magari con un paio (ma saranno giusto un paio) di opportune differenze, anche diametralmente opposte. Renzi ha dalla sua una maggior verve, tipicamente toscana, nei suoi discorsi politici ma soprattutto un messaggio più di speranza, quella stessa speranza che gli italiani vogliono e si fanno promettere da Salvini. Che poi all’atto pratico non cambi nulla, interessa tristemente a pochi.

E’ ancora presto per dirlo ma credo che i due messaggi, quelli di Salvini e Renzi, finiranno con l’assomigliarsi sempre di più. Le prime prove ci sono già: Italia Viva ha fatto due proposte fin’ora, obbligare le persone a dare i propri documenti per aprire un account social (proposta lunare per tantissimi motivi), e ritirare dal commercio un gioco di carte del 2012 perché non rispettoso delle prostitute (cosa non solo non vera ma anche assurda nel suo complesso, sarebbe bastato aprire il gioco e leggerne le regole). Roba diciamo non proprio di sinistra, semmai più simile alla parte moderata del partito Repubblicano Americano, quella dei boomers che hanno devastato la politica e lo stato sociale. Come direbbe Alessandro Borghese: “non è un buon inizio”.

Forse l’unica soluzione e lasciarglielo fare un governo tutto Salviniano, con Meloni-chan, Casa Pound e Forza Nuova. Vedere dove portano il paese, quali libertà toglieranno (più d’una, necessariamente) e quanto faranno indebitare lo Stato. Per risalire spesso bisogna toccare il fondo.

Sperando che non si apra poi la fase del “tutto porta voti a Renzi”.

[Immagine tratta da Hipster Democratici]