Non se ne discuteva da qualche mese ma puntuale come il caldo è tornato l’argomento crocifisso si – crocifisso no.

Stavolta se ne riparla per via di una proposta di legge della Lega – presentata già a Marzo alla Camera – che prevede l’esposizione del crocifisso “nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni, negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero” . Non solo: “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende, sia punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”. Ciapa lì. E ovviamente deve essere esposto in un luogo alto e ben visibile. Sia mai che qualcuno non lo veda.

Se nei luoghi chiusi è tutto facilmente applicabile, fa sorridere la questione dei porti. Un po’ perché non si capisce bene la motivazione che spinge a mettere un crocifisso in quei luoghi – per scongiurare l’arrivo di Dracula via nave? – un po’ perché dove lo si mette? All’aperto, appeso sulle navi, nel baretto? Non è specificato.

Questa è palesemente una mossa propagandistica, volta a stuzzicare sia i cristiani più intransigenti cilicio muniti che a trollare l’intellighenzia liberal italiana (sottotitolo: la sinistra) che alla parola crocifisso obbligatorio inizia a schiumare. Certo è che la Lega sta mostrando una certa ossessione per i simboli religiosi (dal Vangelo del giuramento di piazza, al rosario del giuramento ufficiale davanti a Mattarella) ma molto meno interesse (o conoscenza) per i principi della religione stessa. Infatti ai gesti simbolici non fa corrispondere alcuna azione, anzi. Basti pensare ai comandamenti cristiani e a quanto non vengano rispettati (non rubare, ad esempio) o alle parole di Gesù sul rispetto e amore del prossimo, specialmente i più deboli e alle frasi del Ministro degli Interni ogni singolo giorno.

Insomma, la religione è usata come piccolo paravento purificatore per andare a dormire tranquilli anche se durante il giorno si fanno e dicono le peggio porcate. A casa mia si chiama ipocrisia.

Ma casa mia è anche atea e, onestamente, dei crocifissi appesi in giro non potrebbe fregarmi meno. Quello che mi interessa è fare una piccola riflessione – mutuata da alcuni discorsi molto interessanti nati nelle scorse ore sul web – sulla simbologia del crocifisso e della croce. Se noi guardiamo in modo distaccato l’oggetto crocifisso, lo vediamo come un uomo inchiodato ad una croce, in un momento di forte sofferenza. La crocifissione era una tortura e procurava gravi lesioni e dolori che portavano alla morte.

È interessante vedere come quindi ci siano contemporaneamente due simboli contrapposti: da una parte l’uomo che simboleggia appunto la sofferenza, l’umanità e la pietà; dall’altra la croce, lo strumento di dolore e tortura. L’oppresso e l’oppressore. Se con l’uomo possiamo entrare in empatia e magari rivederci pure in lui (in senso figurato) in momenti difficili della nostra vita, con la croce lo trovo veramente strano. Ma è proprio il simbolo della croce quello più usato e mostrato. Si toglie l’uomo e si lascia lo strumento di tortura.

È cosa ovvia e nota che nella simbologia cristiana assuma un altro significato (e comunque fino ad un certo punto) ma nondimeno è cosa interessante. Come, alla luce di quanto appena detto, diventa interessante vedere come nel dibattito politico e sociale si difenda la croce più che l’uomo che ci è morto sopra. Forse perché la croce è semplice e immediata mentre l’uomo ci spinge ad una riflessione in più e magari anche a vergognarci di certi pensieri. Oppure è tutto casuale, non lo so.

Il dibattito molto probabilmente si ridurrà al solito “crocifisso nelle scuole” o poco più, lasciando da parte tutta la ciccia. E anche in questo caso sarà come sempre un dibattito sterile. Quando andavo a scuola c’era il crocifisso, c’erano ragazzini di altre religioni e a nessuno importava. Non ci cambiavano i voti, non ci dava forza, non ci infastidiva.

Ecco, non vorrei che il crocifisso o la croce usati nei luoghi pubblici sia solo un pretesto per infastidire qualcun altro, una mossa “muscolare” per far sentire indesiderati le persone che non ci piacciono. La trovo una cosa sbagliata non solo perché totalmente opposta al buon senso ma anche perché, nella duplicità del simbolo, basta ricordarsi dell’uomo crocifisso e di quello che comunica. E più che simbolo di rifiuto è simbolo di accettazione. Amen.