Quando si sceglie di parlare, scrivere e commentare su determinati fatti o temi, è fondamentale scegliere bene le parole da utilizzare. Ma soprattutto prima di accusare, puntare il dito o sparare sentenze, è necessario informarsi.

Questa settimana la sentenza del caso Cucchi ha fatto scalpore. E ovviamente al mondo d’oggi, se una cosa fa scalpore sui social network si scatena il delirio.

Ho letto tanti post, status e commenti da parte di individui che fino a ieri non sapevano nulla di Stefano Cucchi, niente di lui, della sua storia e del processo sulla sua morte.

Non ho mai sopportato chi si riempe la bocca di parole tanto per fare, chi attacca l’uomo in divisa a priori o per dimostrarsi forse un fighissimo anticonformista, uno che va contro i poteri forti.

Per fortuna, in questo mare di commenti generalizzanti, ho trovato una voce fuori dal coro. Un pensiero che condivido e che spero possa far riflettere. Ringrazio la mia amica Gemma per aver espresso in parole ciò che ho elaborato in questi giorni.

“Il poliziotto, così come il carabiniere, è un mestiere di merda. No, non nel senso che “La disoccupazione! Ti ha dato un bel mestiere!”, eccetera. Il poliziotto è un mestiere di merda perché pagati sì, ma mai abbastanza considerati gli oneri, spesso senza mezzi adeguati (no, i taser NON lo sono), senza possibilità di critica verso i colleghi o i superiori, pena il marchio dell’infamia, con responsabilità ENORMI e una costante pressione addosso, tra contraddizioni insopportabili e rinunce, spesso messi lì a difendere l’indifendibile, immersi in un’umanità al collasso.

C’è chi lo sceglie per mancanza di alternative. Non troppo convinto. E vivacchia. C’è chi lo sceglie perché si crede un cavaliere patriota, il giustiziere punitore mandato su questa terra per purgarla a bastonate. C’è chi lo sceglie perché così può dare un vestito carino alla propria arroganza.

E c’è chi lo sceglie perché pensa che portarlo avanti, senza strafare, ma con semplice onestà, sia un modo per restituire un po’ di dignità a uno Stato che spesso, a partire dalla propria classe dirigente, non fa nulla per guadagnarsela. Per fare il proprio, foss’anche poco, ma nella giusta direzione.

Quando leggo cose come l’ultima sentenza riguardo ‪#‎StefanoCucchi* (e ancor più quando leggo di quei fetenti dei sindacati che “se l’è andata a cercare-e pure un po’ meritata,dai-“), è anche a quegli “ordinariamente onesti” che penso. I quali ogni volta fanno un po’ più fatica a trascinarsi dietro una divisa che è già pesante come un sacco di sabbia.

Non sarà mai paragonabile a chi ha perso un fratello o un figlio. MAI. Ma in maniera altrettanto indelebile e ingiusta, anche loro sono vittime.

E noi, in qualità di cittadini, con loro.

*per farvi un’idea di quanti casi del genere ci siano in Italia, vedetevi la puntata di Presa Diretta qui linkata:

Presa Diretta – Morti di Stato

La speranza è che queste parole invitino i lettori a riflettere su altri aspetti e sfumature di questa pagina negativa della nostra storia. Perchè preferisco essere polemico piuttosto che superficiale.

#IdealPolemica