hashtag-failCosa non sopporti su Facebook. Ci sarebbe talmente tanto da dire ma decido di soffermarmi su una sola di queste: gli hastag usati dalle bimbeminkia. L’hashtag su facebook è stata la seconda piaga più grande dall’attivazione della funzione “mi piace”.

Da quando le bimbeminkia hanno capito che mettendo un cancelletto prima delle loro cagate quelle stesse cagate si sarebbero illuminate di blu non c’hanno più visto e lo usano costantemente, sempre più a sproposito. Sarò babbo io ma io credevo che l’hashtag fosse una funzione esclusiva di Twitter grazie alla quale poter raccogliere le notizie in tempo reale su un argomento, es: #CharlieHebdo , #Siria, #Magalli. Era uno strumento utile, su Twitter. Su Facebook è una piaga.

Si dividono in categorie:

Quelli che vorrebbero dare un certo spessore culturale all’ennesimo selfie di merda nel cesso tipo: #oscarwilde #ioeKant #lavitaèunbrividochevolavia;

Quelli devianti che vorrebbero nascondere l’evidenza: #vita #libertà #autunno a corredo di una foto palese di un CULO.

Quelli di corredo ad un post esistenzialista, che personalmente sono quelli che preferisco e di solito si articolano così: selfie (ovvio..) in posa crucciata, pensierosa, magari guardando fuori dalla finestra e poi loro: #iocelafarò #nonmiavretemai #comeunastellainunanottedinuvole

Quelli descrittivi ed INUTILI. Metti una foto di una cabina inglese, le uniche cose scritte saranno: #cabina #rossa #chicles #marciapiede #muro #rubrica #gettone #strada #tuu #tuu

Quelli entusiasti di gruppo a mò di #noisiamopazze su una foto di gruppo in pigiama.

E poi lui. L’hashtag che per me vale come per il papa l’insulto alla mamma: #ADORO

Se lo pensi, se lo scrivi… io ti banno, ti blocco, chiamo Zuckerberg e ti faccio mandare in Siberia #lavoriforzati .