InGamer_Basketball_Court-1-1-1-1Ho smesso di giocare a pallacanestro a 24 anni.

Prima o poi tutti smettono di giocare, specie nell’oceano di realtà dilettantistiche di tutto il mondo. Tuttavia credo che in pochi smettano per paura. Io, infatti, smetto per via di due brutti infortuni che mi hanno in parte levato il piacere di giocare. Ad ogni contrasto mettevo le mani avanti, ad ogni tiro controllavo prima dove atterravo e solo dopo dove era finita la palla, ad ogni accenno di penetrazione in area mi rifugiavo in un arresto e tiro. Non era più, insomma, quello a cui ero abituato.

A conti fatti, la pallacanestro mi ha tolto tanto. Mi ha tolto la disinvoltura di correre su terreni un po’ dissestati, mi ha tolto tanti fine settimana passati su e giù per la regione a giocare partite, mi ha tolto anche un paio di fidanzatine che in adolescenza preferivano i calciatori. Ma a conti fatti, la pallacanestro mi ha dato tanto, tantissimo. Mi ha fatto conoscere quelli che ancora oggi chiamo “amici”. Mi ha fatto imparare quelle quattro parole marce di inglese. E sono convinto che mi abbia subito abituato all’idea che il razzismo fosse una vera stronzata. Eh si, perché se ti piace la pallacanestro, non puoi che avere una sorta di culto per chi è diverso da te, specie se afroamericano.

Tuttavia questo pezzo non è per me. Non è né il mio album dei ricordi, né il mio testamento.

Lakers at Wizards 12/3/14

È per tutti voi. Per tutti quelli che hanno la fortuna di avere un fisico più resistente del mio, o semplicemente più coraggio per provarci ancora nonostante tutto. Questo pezzo è per voi ed è una preghiera: vi prego di godervi tutto ciò.

Vi prego di godervi la voglia di morire, che viene fuori all’inizio della preparazione atletica. Ricordate che alla fine di ogni corsa, anche la più eterna, ci sarà sempre l’alibi perfetto per una birra gelata.

Vi prego di onorare il momento in cui decidete le scarpe della nuova stagione. Se siete forti non vi cambiano nulla, ma se siete scarsi sono decisive: riuscirete a sembrare forti almeno per i primi dieci secondi di riscaldamento. 10 secondi moltiplicati per tutto il girone di andata, vien fuori che siete stati dei fenomeni per due orette buone.

Vi prego di succhiare avidamente tutto ciò che potete da questo bellissimo sport. Le strette di mano e le amicizie son bravi tutti a ricordarsele. Voi avete l’obbligo di ricordarvi anche le ginocchia sbucciate sui linoleum di merda della Promozione e quel tecnico infame per una piccola e innocente bestemmia.

Vi prego di concentrarvi su tutto ciò che vi capita attorno. Quella bbona che fa il tavolo, la sorella dell’under che incredibilmente vi sta simpatico (lui eh, con lei c’è tutto eccetto simpatia), l’arbitro che Dio ma come cavolo corre??, i dirigenti un po’ annoiati che vi seguono in trasferta più per senso del dovere che per passione, i compagni che se sono anche compagni di sbronze allora tanto vale prenotarseli già tutti come testimoni di nozze.21068461018_29d6bedb20_o

Ricordatevi pure del pubblico, per chi ha la fortuna di averne, si intende. Ricordatevi soprattutto di quel tifoso onnipresente, che con il basket non ha mai combinato una sega ma che se ne sta lì, su quella tribuna un po’ storta, a storcere il naso per ogni errore che vede, con quell’aria un po’ supponente di chi “ci fossi io ste cazzate non le farei”. È probabile che una volta giocasse ma nessuno si ricorda dove e soprattutto “come” giocasse, fatto sta che è lì ad infastidirvi, quasi come se fosse il pegno che dovete pagare per la fortuna che avete di solcare ancora quel 28X15. Ascoltate me, pagate il pegno che ne vale la pena.

Ho smesso di giocare a 24 anni, si diceva.

Al basket non mancherò di certo, ma lui a me mancherà da bestia.