The Alienist è una serie tv americana andata in onda su TNT ad inizio anno e poi sbarcata su Netflix il mese scorso. Tratta dal primo romanzo omonimo di Caleb Carr e ambientata nel 1896 a New York, parla di uno psicologo, Laszlo Kreizler, che insieme all’amico John Moore – illustratore per il New York Times – indagano parallelamente alla polizia per trovare un misterioso e sfuggente serial killer di ragazzini che vivono ai margini della società.

La serie è tutta incentrata sull’idea di “fine secolo”, un periodo che viene visto come buio e arretrato che però sta finendo e di conseguenze uno nuovo se ne aprirà. Il protagonista Dr. Kreizler è uno psicologo che sta abbandonando i vecchi dettami della materia per arrivare a qualcosa di nuovo nel suo campo; nello specifico la serie mostra gli inizi di quella che verrà poi considerata molti decenni dopo, la profilazione delle menti criminali (quella che viene trattata in un’altra serie Netflix Mindhunter). Non è ovviamente l’unica cosa. L’amico illustratore Moore farà i conti col suo passato fatto di alcool e delusioni d’amore per uscirne rafforzato passando attraverso un cammino molto difficile. Allo stesso tempo un altro personaggio importante, Sara Howard, prima donna a lavorare per la polizia con tutto quello che ne consegue, è colei che più di tutti vuole portare le donne avanti nel nuovo secolo, sperando possa diventare il secolo della parità di diritti e possibilità.

Il trio lavora, come già detto, più o meno parallelamente alle indagini della polizia, cui ne viene fatto un ritratto non esaltante ma molto realistico per quello che riguarda il periodo storico in cui la storia è ambientata. Corruzione, razzismo e pressapochismo sono all’ordine del giorno. Alcuni poteri non si possono toccare, pena perdere il fragile equilibrio che governa una città sempre al limite tra ragione e follia, tra ordine e caos. Sarà proprio il neo commissario Roosevelt (il futuro presidente) a doversi confrontare con la corruzione e i blocchi di potere della città.

La New York di fine ‘800 è essa stessa uno dei protagonisti, con i suoi vicoli malfamati, palazzi e ponti in costruzione, zone povere e piene di immigrati che contrastano con le zone ricche e facoltose. Ricchezza e miseria che si intrecciano non solo nei luoghi ma anche nelle persone che li vivono.

Caleb Carr è un autore che fa delle accurate ricostruzioni storiche un punto di forza e questo traspare anche nella serie tv. Gli ambienti e le realtà sono ricostruite minuziosamente. Non solo nei vestiti o negli arredi ma anche nei rapporti tra le persone. Non stupisce quindi la parte più “forte” della serie sia non tanto la violenza degli omicidi – ricordano molto quelli di Jack lo Squartatore – ma quella della società e di chi vive ai margini di essa. Vengono infatti rappresentati molti ragazzini che vivono nello squallore e costretti a prostituirsi, spesso con ricchi uomini che nella vita di tutti i giorni disprezzano apertamente l’omosessualità, senza nessuno e abbandonati ad una vita di miseria. Così come quella degli immigrati che popolano le zone popolari e che cercano il riscatto nella terra delle opportunità. In questo caso va fatto un plauso alla scelta di usare la lingua d’origine degli immigrati e mantenere il loro forte accento quando si cimentano con l’inglese.

Il lato prettamente tecnico della produzione è assolutamente in linea con produzioni di eguale livello e budget. Gli attori sono sempre azzeccati, specialmente per i mille volti che animano alcune scene corali. I tre attori protagonisti sono ormai delle certezze anche se Luke Evans non sempre si dimostra all’altezza di un ruolo da dandy tormentato. Probabilmente il pubblico femminile dissentirà.

Non è una serie facile e purtroppo commette alcune ingenuità verso la metà di stagione che potrebbero portare qualcuno a lasciarla prematuramente perdendosi un notevole miglioramento sul finire della stagione. I momenti migliori, infatti, sono forse racchiusi nelle ultime 4 puntate dove il ritmo e la tensione salgono notevolmente. Nel suo insieme è sicuramente una serie tv meritevole, con un buon setting e una buona storia sotto. Tanti i temi, tutti trasversali e mostrati dietro e intorno alle vicende principali.

The Alienist è una serie di libri, alcuni già usciti e altri in uscita a breve, che hanno la particolarità di cambiare setting temporale trattando quasi sempre il medesimo argomento: la psicologia della mente criminale. Elemento che bene si adatta alla serialità contemporanea (una serie unica con stagioni in luoghi e tempi diversi) e che probabilmente vedrà un seguito, sperando che l’asticella venga alzata ancora un po’.