Pochi giorni fa ha scatenato molte critiche il manifesto per la festa donna proposto dalla Lega di Crotone, che in sostanza proponeva un ritorno al cosiddetto ruolo “naturale” della donna di massaia a casa a occuparsi dei figli.
Ecco, questo non è che uno dei molti motivi per cui oggi, 8 marzo 2019, tutti, donne e uomini indifferentemente, dovremmo essere un po’ incazzati. Anzi, togliamo il poco.
Cominciamo con alcuni numeri. Le statistiche ci dimostrano che l’Italia è al 118° posto su 149 per partecipazione della donna alla vita economica del Paese (nel 2006 era all’87°). Le italiane sono tra le più istruite al mondo, ma sono anche tra quelle che guadagnano meno in Europa, come dimostrano invece le fonti dell’Eurostat. Come al solito, però, in Italia fa più rumore una gaffe come quella della caramella al limone di Trenitalia, che la posizione impietosa del nostro Paese nelle principali classifiche europee.
Mentre negli Stati Uniti personaggi come Alexandria Ocasio-Cortez smuovono le coscienze, mettendo in discussione la visione stereotipata delle donne come unicamente madri e mogli e facendo vacillare il sistema patriarcale che vige nella maggior parte degli ambiti lavorativi, in primis in politica, in Italia sembra in corso un inarrestabile ritorno al Medioevo.
Da donna che tenta di costruirsi un percorso professionale in questo Paese, di motivi per indignarmi ne ho, e anche parecchi. È importante, però, che oggi questi motivi siano condivisi da uomini e donne, uniti, perché l’8 marzo non sia solo la “Festa della Donna”, ma un’occasione per chiedere la parità di genere e indignarsi, insieme.
Indignarsi ogni volta che una donna adulta viene chiamata “ragazza”.
Ogni volta che una donna deve fare cento volte meglio di un uomo per accedere a posizioni di comando.
Ogni volta che un look “maschile” ti permette di essere presa in considerazione per il cervello e non per le forme.
Ogni volta che, se ti vesti da maschio, sei sicuramente lesbica.
Ogni volta che “la donna stira, l’uomo guida”.
Ogni volta che una madre deve prendersi cura dei figli, ma è il padre a prendere le decisioni importanti.
Ogni volta che una donna, per definirsi realizzata, deve sposarsi e avere dei figli. Esattamente in quest’ordine. Ogni volta che un padre ha meno diritti di una madre. Ogni volta che agli uomini non viene rilasciato il congedo parentale.
Ogni volta che se rimani incinta, sei fuori.
Ogni volta che si mette in discussione la 194. Ogni volta che una donna deve spostarsi dalla sua regione per avere accesso all’aborto.
Ogni volta che una donna non può masturbarsi o usare i sex toys.
Ogni volta che “certo, se avessi bevuto un bicchierino di meno (cit.)”. E magari la gonna più lunga.
Ogni volta che un uomo in una posizione di potere si permette di umiliare e ridicolizzare una donna.
Ma, soprattutto, dovremmo indignarci proprio con quelle donne che oggi, in Italia e nel mondo, stanno accettando tutto questo. Quelle donne che si sentono sicure se relegate in un ruolo di secondo piano. Quelle che si accontentano di stare un passo indietro, senza rivendicare il loro posto al fianco degli uomini”
Buon 8 marzo.