È un ricordo molto lontano, e di certo molto annebbiato, quello in cui da piccolo, a metà anni 90, accendevo la TV in seconda serata per guardare quello che era o stava diventando uno degli show più importanti di quegli anni.

Sei attori, due appartamenti, un taxi scassato, una chitarra, una statua di un cane, un bar e un divano (o meglio: il divano). Erano pochi gli ingredienti che hanno caratterizzato Friends e forse sono stati proprio questi pochi ingredienti a renderlo un telefilm iconico.

All’epoca non vidi tutti gli episodi e chiaramente, avendo meno di 10 anni, non capii nemmeno tutte le battute. Ci volle una seconda visione, anni dopo, per farmi apprezzare appieno questa serie TV.

Ancora oggi, a distanza di 25 anni dalla prima messa in onda, Friends è un telefilm che continua ad essere visto e apprezzato, nonostante sia oggettivamente invecchiato. Friends é infatti un telefilm anomalo perché a differenza delle serie TV che hanno cambiato la storia (Twin Peaks, Lost, 24, Game of Thrones, ecc) é uno show che non ha cambiato un bel niente. Anzi, a dire il vero Friends assomiglia molto di più a quello che lo ha preceduto rispetto a quello che c’é stato dopo.

Eppure é un telefilm importantissimo, tanto da aver attirato al suo interno star del grande cinema: Bruce Willis, Gary Oldman, Robin Williams, Wynona Ryder, Brad Pitt per citarne alcuni. Ricordiamo che negli anni 90 le serie TV erano considerate un prodotto di serie B e difficilmente gli attori di cinema si abbassavano a tale livello. Bisognerà attendere il 2013 (quasi vent’anni), con House of cards per sfatare definitivamente questo mito.

A mio avviso Friends é un telefilm importante perché, in sordina e tra la righe, fu all’avanguardia su molti temi che negli anni 90 erano ancora considerati tabù o quasi.

Se ci pensiamo un attimo infatti, Ross é un uomo che divorzia tre volte prima dei 30 anni, Rachel é di fatto una ragazza madre che ha un figlio al di fuori del matrimonio con un uomo con cui non ha una relazione stabile, Chandler ha un padre transessuale e spesso lui stesso viene scambiato per gay, Phoebe partorisce per via surrogata i figli di suo fratello, Joey è un nullafacente, Chandler e Monica vogliono avere un figlio tramite fecondazione assistita e tutte le 10 stagioni sono un continuo alternarsi di relazioni amorose casuali o scambi di coppia.

Il grande merito di Friends secondo me é stato quello di saper trattare temi delicati con enorme leggerezza o meglio ancora con una grande ironia.

Tematiche che ancora oggi giorno sono fonte di feroci, violente e spesso inutili battaglie in piazza o sui social, 25 anni fa sono state coraggiosamente sminuite dalla serie TV di Martha Kauffman. Qualcuno potrà obiettare che questo sia stato un difetto. Per me é stato un enorme pregio.

Perché se ci pensiamo un attimo, i protagonisti di Friends ne hanno passate parecchie e tra partite a turlupinato e vhs di Die Hard hanno dovuto affrontare le crisi che vive chiunque abbia tra i 20 e i 30 anni. In questo decennio ci hanno ricordato che tutte quelle crisi e tutte quelle paranoie sono delle sciocchezze e che tutto quanto si può superare: basta riderci su.

Perché alla fine della storia i sei protagonisti sono ancora insieme. Più grandi, più maturi, con mille (dis) avventure alle spalle e una vita totalmente diversa rispetto a 10 anni prima. Ma sono ancora uniti e pronti per quell’ultimo caffé al Central Perk. Il grande insegnamento di Friends è stato quello di ricordarci che c’è qualcosa che diamo troppo per scontato e che non valorizziamo abbastanza, ma che é l’unica cosa che ci può aiutare a superare le assurdità della vita. È una cosa sola e si chiama, molto semplicemente, amicizia.