Curva_del_Toro(Primavera)La mattina dopo ti svegli ancora frastornato, torni con la memoria al giorno prima e provi a ricomporre quel puzzle di emozioni che ti pare aver solo sognato, compri per la prima volta in vita tua Tuttosport e trovi conferma: non è stato un sogno, è successo davvero.

Ci sono voluti vent’anni ma alla fine il Toro si è liberato dall’occupazione bianconera nei derby di Torino.

Cari juventini, mi spiace per voi, che anche ora ci guardate dall’alto al basso e ridete della nostra emozionata e bambinesca gioia, perchè non capirete MAI cosa vuol dire vincere un derby per un granata.

Si è rotto il tabù dei vostri sfottò, delle vostre denigrazioni che anno dopo anno si ripetevano perché anno dopo anno vincevate sempre voi e noi lì a capo chino a dirci sottovoce “Prima o poi cazzo, succederà.”

La verità è che ha vinto la squadra proletaria, quella senza fuoriclasse ma con undici mastini che mordono le caviglie avversarie e sputano sangue per i propri tifosi. Hanno vinto contro la squadra del padrone Agnelli, quella bella, che vince sempre, che si rifà uno stadio nuovo di zecca e che in maniera garbata sputa sulla giustizia italiana sbandierando ancora i 32 scudetti vinti.

Il gap tra Davide e Golia è andato man mano assottigliandosi negli ultimi anni, le vittorie bianconere in fuorigioco dell’anno scorso, quest’anno la beffa indescrivibile del gol di Pirlo all’andata, la vendetta granata al ritorno, un derby vinto in rimonta: nemmeno nei migliori cinema.

Tutto questo assume connotazioni ancora più “partigiane” perché accade subito dopo il 25 aprile, Festa di Liberazione del nostro paese dal nazifascismo e trova nella persona di Kamil Glik la staffetta ideale di questa storia di rivalsa, un polacco di marmo con dei piedi non troppo buoni ma che vince grazie a cuore, sudore e sacrificio.

Se Glik è il cemento col quale è costruita questa squadra, Giampiero Ventura è l’architetto per eccellenza. Il Giampierone nazionale (che assieme a Gianni Morandi si divide un posto speciale nel mio cuore) è il vero artefice di tutto questo e sono ancora più orgoglioso di averlo proposto come mio Presidente della Repubblica in un IdealConfronto.

C’è un’altra persona alla quale vorrei dedicare due righe, e vorrei farlo a mo’ di lettera, una breve lettera a Fabio Quagliarella.

“Caro Fabio, quando sei arrivato al Toro non ero felice. Eri gobbo fino al giorno prima ed eri il loro terzo scarto che ci veniva rifilato dopo Amauri e Molinaro. Poi mi hai fatto un po’ ricredere, mi son tornati in mente i tuoi trascorsi granata (sai quando non segnavi mai?) e diciamo che mi sono un poco ricreduto. Ieri ci hai regalato una gioia immensa, sotto la Maratona…e non hai esultato. Perchè Fabio perchè? Questa legge dell’ex che non esulta è un po’ come Razzi che rifiuta il vitalizio, non ci sta, e in un derby non ci sta proprio! Hai giocato in 46 squadre, sempre con la valigia in mano pronto a spostarti dove giocavi o dove ti pagavano di più, davvero ti spiace così tanto ogni volta che fai un gol?Guarda che io lo dico per te…tra qualche anno, quando smetterai col pallone ripenserai alla tua carriera e nelle foto che sfoglierai vedrai solo un preso male e te ne pentirai amaramente. Quindi sappi che dopo la tua non esultanza avrei preferito che a segnarlo quel gol  fosse stato qualsiasi altro giocatore… forse si meritava quella gioia più di te.”

La giornata di ieri ha però, puntualmente, mostrato tutta la frustrazione che ruota attorno al mondo del calcio in Italia. I pugni il pullman della Juve e soprattutto la bombacarta in Primavera che non si capisce ancora da quale parte sia stata lanciata, fino a pochi minuti fa sembrava essere stata lanciata dal settore juventino, ora forse si è scoperto provenire dai tifosi granata, il che sarebbe ulteriormente tragicomico.

Sinceramente non mi sorprendo nemmeno più, mi sale una grande rabbia quando penso che qui si è talmente idioti da andare a cercarsi il dolore, lo scontro e la violenza per una partita di pallone mentre dall’altra parte del mondo in una delle zone più povere del nostro pianeta 3.700 persone sono morte mentre semplicemente cercavano di vivere, uccise da uno dei terremoti più tremendi di sempre.

Ecco, una bella storia rovinata di nuovo da noi stessi.