festa-della-donna-2013-mimose_313x262Il problema delle ricorrenze è, forse, che si banalizzano troppo velocemente. Basta un attimo di distrazione e puff!, fioccano cioccolatini, regali, auguri pieni di bigliettini profumati e privi di qualsiasi significato che vada al di là del “vedi tesoro, che ricordo qualcosa, oltre alle partite di Champions?”.

Che poi, a me le mimose non sono mai piaciute, e nemmeno le rose rosse, se per questo. I cioccolatini, poi, mi ricordano che non sto rispettando la dieta e gli uomini che si spogliano mi mettono tristezza, tanto quanto chi considera 50 sfumature di grigio una storia d’amore, quindi evitiamo.

D’altro canto, tollero a fatica anche chi si oppone totalmente alla ricorrenza, rivendicando con forza che la donna andrebbe festeggiata sempre.

Provo a mettermi nei panni di chi con le donne ha a che fare sempre e ogni anno si interroga su come comportarsi, che si sa che con il genere femminile “quello no, ma nemmeno quell’altro!”. Ma la verità è che alle donne piacerebbe svegliarsi ogni mattina sapendo che l’ordine della casa o la cura dei bimbi non spetta a loro solo in quanto femmine, che quando andranno a lavoro la loro posizione e il loro stipendio saranno al pari di quelli di un collega uomo, che è sparita finalmente la differenza tra un lavoro “da uomo” e uno “da donna”, che la famiglia è un traguardo sognato e amato dalla coppia, non un dovere da portare a compimento per essere ritenuta una brava moglie.

Si passa sempre da un estremo all’altro, dalla più dura sottomissione all’elogio ingiustificato, quando la verità è che il complimento piace quando è meritato, se no sa di presa in giro.

Quando penso alla festa della donna mi ritengo “fortunata” a vivere in un Paese dove “solo” il 27% delle donne subisce violenze di qualsiasi natura da parte di un uomo. Dati ridotti, se paragonati alla Germania (35%), alla Francia (44%) o alla Danimarca (52%). Per non parlare dei Paesi del Sud-est asiatico, dove più della metà (58,8%) degli omicidi avviene per mano di fidanzati, compagni o mariti.[1]

Nel giorno della festa della donna saremo invasi da tante mimose quanto da slogan che urlano alla cessazione delle violenze. Vuoti, entrambi, a meno che non si decida di cambiare la situazione, di cambiarla davvero, una volta per tutte. Partite dai bambini, parlatene nelle scuole, a casa, davanti alla tv, in fila dal dottore, davanti ad un caffè, fatelo dove volete, ma ditelo a chiare lettere che la donna merita di essere trattata da donna, né più né meno di un uomo; che se è forte non ha “le palle”, ha carattere; che se si dimostra in grado di farlo può svolgere qualsiasi lavoro; che se non sa cucinare o se le camicie non le sa stirare può essere un’ottima compagna comunque; che se è in gamba, ma non bellissima, merita comunque quell’impiego; che per lei non servono corsie preferenziali, quote rosa, fiori profumati o inviti a cena una volta ogni cinque stagioni, basta il rispetto, lo stesso che dedicate al vostro amico o vicino di casa. Nient’altro.

[1] studio del 2013 della World Health Organization