Siamo fortunati. O per lo meno, la mia generazione lo é, anche se forse non lo sa. Siamo fortunati perché siamo stati gli ultimi in grado di ascoltare le storie di guerra direttamente da chi le ha vissute. Ricordo benissimo i pomeriggi passati con mio nonno, durante i quali mi raccontava dei bombardamenti, dei rastrellamenti dei tedeschi, dei partigiani e del servizio militare. Abbiamo avuto l’onore di aver incontrato i protagonisti di quelle storie e ora, che di quei ragazzi ne sono rimasti ben pochi, ci spetta l’onere di non far sparire quei racconti e di tramandarli alle generazioni future. Ne é consapevole Sam Mendes, che sui racconti di suo nonno sulla prima guerra mondiale ci ha girato il suo ultimo film.

1917 é una specie di survival movie anche se molto diverso dal Dunkirk di Nolan di qualche anno fa. È una una storia che si regge su una premessa molto semplice quanto complessa: portare un messaggio dall’altra parte delle linee nemiche ed evitare il massacro di 1.600 uomini. Sono due ragazzi i prescelti per questo compito. Due giovani che dovranno rischiare la vita lanciandosi in una corsa contro la morte e contro il tempo.
Se Nolan per descrivere l’ansia dello scorrere del tempo sulla spiaggia di Danquerque aveva deciso di giocare su tre livelli temporali differenti, Mendes decide invece di raccontare il film in tempo reale e girarlo in un unico pianosequenza. Per chi non lo sapesse il pianosequenza é una tecnica che consiste nel realizzare una scena (o in questo caso un film) in un’unica inquadratura, senza stacchi di montaggio. Da quanto Orson Wells si sbizzarì in questa scelta stilistica con Quarto Potere e L’Infernale Quinlan, il pianosequenza divenne una fissa per tantissimi registi negli anni a seguire.
In realtà 1917 é un finto pianosequenza, ossia sono una serie di lunghe inquadrature unite poi in fase di montaggio. Gli stacchi ci sono, ma non si vedono. Strataggemma già usato da Hitchock in Nodo alla Gola e visto recentemente in Birdman (se invece volete vedervi dei film girati realmente in una sola inquadratura guartavei Arca Russa o Victoria).

Ma al di là di queste digressioni storiche, grazie a queste decisioni tecniche Mendes e il direttore della fotografia Roger Deakins (sempre più sublime in ogni film) riescono a fare diventare lo spettatore parte integrante della vicenda. La camera, che si muove dolcemente e senza sbavature, si trasforma negli occhi dello spettatore e vede ogni mossa, ogni istante e ogni gesto dei protagonisti. Soffriamo, piangiamo e sanguiniamo insieme a loro. Ci rotoliamo nel fango, tra i cadaveri e nella polvere della trincea. Viviamo la loro paura e la loro ansia. Percepiamo il loro pericolo e scappiamo dal nemico insieme a loro: dentro i tunnel sotterranei, in mezzo alle bombe o tra le rovine di una città che in notturna viene messa a ferro e fuoco in una sequenza che é uno spettacolo per gli occhi e che entrerà sicuramente nella storia del cinema.
L’unico punto debole di questo film é, forse, la sceneggiatura. I dialoghi sono poco convincenti e i momenti lenti e tranquilli all’interno del film tendono ad essere piatti e noiosi. Ma per fortuna sono davvero pochi, hanno breve durata e cedono lo spazio alle sequenze d’azione, dove livello di tachicardia é estremo. Tre o quattro di esse sono tra le sequenze più belle degli ultimi anni.

1917 sarà uno dei protagonisti della prossima edizione degli Oscar e quasi sicuramente sarà le pellicola che vincerà il maggior numero di statuette (più che altro in categorie tecniche) , incluse quelle della miglior fotografia per Deakins e miglior regia per Mendes.
Se non lo avete ancora visto fatevi un favore e andatelo a vedere. Guardatelo se amate l’estetica del cinema, se amate la fotografia, l’adrenalina, l’ansia, i film di guerra. Guardatelo in una sala grossa, buia e con lo schermo enorme, perché di esperienze visive e sensoriali come questa, ormai, se ne vedono poche.
Guardatelo perché é un film che parla di gesta eroiche, ma senza eroi. Perché, in mezzo alle bombe e alla morte, ogni uomo, anche se non celebrato, é stato un eroe. Guardatelo perché così potrete raccontarlo facendo in modo che queste storie non vengano mai dimenticate.