prostituteHo deciso di raccontare la storia di K. ora che è lontana, libera e felice. Una storia a lieto fine, per chi ama ancora questo tipo di conclusione.

K. è una ragazza madre che ho conosciuto in una bella esperienza e di cui oggi posso finalmente raccontare senza timore sull’esito della sua vicenda.

K. è una delle tante ragazze nigeriane portate in Italia con l’inganno, convinte che qui la vita sia facile e  che, tutto d’un tratto, si ritrovano in un vortice di paura e rabbia: obbligate a prostituirsi, minacciate dai riti voodoo contro la loro famiglia e i loro cari, a cui  la loro cultura di origine le porta a credere e a cui obbediscono con rassegnazione.

Oggi K. si è liberata, ma la sua storia è un volto che si lascia raccontare e che mostra dietro quell’involucro sciupato dalle sofferenze e umiliazioni una Persona fragile, intelligente, anche molto calorosa e affettuosa con i figli avuti, nonostante non fossero nati dall’amore, ma dallo sfruttamento.

L’amore è difficile da definire, ognuno ne riesce a comprendere solo una parte del tutto, ma nessuno mi priverà mai dell’idea che sia un dono gratuito. Porto in me la convinzione che  il dono del proprio corpo non debba mai essere privo di emozioni e senza una storia reale  per la quale valga la pena che quel dono venga fatto. Potrei soffermarmi su tantissime cose raccontatemi da K.

Mi piacerebbe raccontarvi di come abbia trovato nelle sue parole la certezza che nessuna donna, neanche la più sfacciata e determinata in apparenza, scelga questo mestiere per piacere personale: tutte portano nel cuore storie, sofferenze che le fanno credere che non ci sia più speranza per il futuro e che le porta ad avere una visione della vita occasionale e superficiale, senza poter investire sull’uomo considerato “infedele e inaffidabile”.

La cosa che, però, mi ha colpito di più nei suoi racconti è il numero di ragazzini, tra i diciassette e i vent’anni, che la andavano a cercare. I suoi racconti mi hanno aperto gli occhi su quanto stiano diventando alte le aspettative sessuali dei giovani, di quanto stiamo trasformando il sesso in un gesto violento e animale in questa società del consumo a tutti i costi. Dall’altra parte, mi ha intenerito  sapere che tanti di questi, dopo un primo rapporto, chiedevano, più volte, abbracci, carezze e baci.

Mi chiedo se stiamo diventando talmente chiusi e rassegnati da credere che queste dolcezze non ci possano più essere in un rapporto vero. Mi chiedo se pagare e sentire la ragazza, che si sta commerciando, aumentare il prezzo ad ogni prestazione non  faccia vergognare e, così, capire e risvegliare dall’incubo di “ottengo solo se pago”.art_1880_4_lucciole prostitute

Mi chiedo quanto bisogna essere infelici per accettare di godere da soli, con una donna passiva-oggetto,che non vede l’ora di smettere per farsi altri soldi con un altro cliente. Vicende reali che ricordano il film ” Her” in cui il protagonista ha un dolce e infinitamente triste rapporto con il proprio computer, che sostituisce in tutto e per tutto, la relazione con l’altro sesso nella realtà.

Eppure, da inguaribile romantica, vi annuncio il Lieto fine e, non ditemi che è banale, perchè a pochi piacciono ancora le storie che finiscono bene.

K., dopo anni orribili, è riuscita oggi a dire : “Io credo che mi farò una famiglia”. In fondo, forse, la natura dell’uomo è più forte delle storie che vive e subisce nella propria esistenza.

E non state lì a dirmi che siamo solo animali perchè non ci credo. L’uomo è in viaggio,  in cammino. L’uomo spera, ha una direzione verso cui tendere e ci investe la vita, soprattutto quando tutto sembra più difficile. Si arrabbia, si infervora, si affanna, ma non molla. Per questo, cade e poi si rialza, proprio come K.

Per questo, io oggi mi auguro che quei ragazzi, in cerca di piacere nella prostituzione, trovino qualcuno che faccia risvegliare in loro la voglia di essere Uomini, di lottare per la strada più difficile e faticosa dell’amore concreto, dimenticandosi di chi  ha detto loro  che nel mondo si è soli e che le uniche soddisfazioni che si hanno sono materiali, fisiche e si guadagnano coi soldi.

Ecco, spero che presto o tardi, siano quei giovani ad accettare la sfida, magari lottando loro per primi affinchè le donne si rispettino di più e non siano costrette a vendere la loro dignità per strada.